Etichette, con il prezzo all’origine il produttore si racconta

Indicare in etichetta il costo all’origine di un prodotto è innanzitutto un esercizio di trasparenza, uno strumento utile per diffondere consapevolezza sul fatto che lungo la filiera il prodotto si trasforma non solo nella forma ma anche nel prezzo.

Trasformazioni che a volte nascondono dinamiche profondamente inique, che alimentano precarietà, sfruttamento dei terreni e delle persone che vi lavorano, e fanno sì che prezzi bassissimi sugli scaffali del supermercato si traducano in prezzi insostenibili sotto il profilo ambientale e sociale.

Un’etichetta trasparente è quella che mette il consumatore nelle condizioni di poter scegliere con coscienza, è un’etichetta che da un lato vedrebbe riconosciuto il diritto del consumatore a sapere cosa acquista, dall’altro quello di chi produce e trasforma a raccontare come lo fa.

Perché raccontarsi per un produttore o per un trasformatore non è detto che debba essere solo un dovere. Può al contrario trasformarsi in opportunità per chi ad esempio sceglie di fare impresa senza sacrificare la salute dei terreni e dell’ambiente o quella dei lavoratori lungo il processo produttivo.

Rendere accessibile questo tipo di informazione significa dare la possibilità a chi acquista il prodotto finale di farsi un’idea dell’atteggiamento dell’azienda nei confronti di chi produce la materia prima e quindi di scegliere di conseguenza. L’indicazione del prezzo sorgente potrebbe accompagnarsi ad un altro strumento altrettanto prezioso: l’etichetta narrante.

Ci sono prodotti che hanno storie che vale la pena raccontare già dall’etichetta, prodotti la cui unicità incide anche sul loro valore economico.

L’etichetta narrante, nel modello messo a punto da Slow Food, potrebbe anche essere la risposta a quei casi in cui il prezzo sorgente avrebbe meno senso perché produttore e trasformatore coincidono, come spesso accade nelle produzioni di piccola scala che rappresentano ad esempio il cuore del progetto dei Presidi Slow Food.

Strumenti come questi possono essere leva del cambiamento attraverso il cibo, perché hanno il potere di incidere sulla sfera del quotidiano. Anche di questo parla la campagna #Foodforchange che dà il tema all’edizione di quest’anno di Terra Madre Salone del Gusto, che Torino tornerà ad ospitare al Lingotto dal 20 al 24 settembre.

 

Giorgia Canali

g.canali@slowfood.it

da La Stampa del 16 settembre 2018

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