Esiste un’alternativa agli allevamenti industriali?

Secondo alcuni gli allevamenti intensivi verranno ricordati alla stregua dei lager, una vergogna per l’umanità. Ma esiste un’alternativa? È un modello che si può modificare o è ormai inevitabile per garantire cibo e carne per tutti?

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Allevamento intensivo di bovini da carne, Texas, Stati Uniti.

«Ora ci sembra impossibile cambiare questo modello di allevamento, ma non dimentichiamo che la pratica dell’allevamento intensivo è nata 50 anni fa, mentre l’uomo ha allevato gli animali in maniera profondamente diversa per migliaia di anni» spiegano gli autori del libro Con-Vivere. L’allevamento del futuro (Arianna Editrice) Carla De Benedictis, Francesca Pisseri e Pietro Venezia.

Ciò che il libro si auspica è una riduzione del numero di animali allevati e una graduale trasformazione dei metodi di allevamento, in maniera da renderli più sostenibili, sia per la qualità di vita degli animali sia a livello economico ed ambientale. Il modello proposto è quello dell’allevamento agroecologico, che «si ispira fortemente a quello tradizionale supportato dalle innovazioni tecnologiche moderne e arricchito di contenuti ecologici ed etici».

«Dobbiamo ridurre fino all’eliminazione gli allevamenti industriali, cambiare strutturalmente e radicalmente l’allevamento che riduce l’animale a una macchina; l’animale non è un oggetto ma un essere senziente» come riconosciuto dal Trattato di Lisbona del 2007 ed evidenziato dal Giuramento del veterinario. Gli animali provano quindi emozioni (rabbia, dolore, sofferenza, piacere, amore filiale), hanno una vita sociale complessa che spesso non conosciamo perché non abbiamo gli strumenti per leggere alcuni dei loro comportamenti, hanno caratteristiche comunicative sotto certi aspetti anche superiori a quelle umane (si pensi ad esempio all’utilizzo dell’olfatto).

Chiunque decida di allevare animali deve, dunque, conoscerne profondamente l’etologia, in maniera da impostare un allevamento basato sulle esigenze di specie (di libertà, di vita di relazione, di igiene, di vita riproduttiva, di gioco) creando un modello che possa rispettare la natura animale, condizione che negli allevamenti intensivi non è strutturalmente possibile rispettare. Infatti, «l’allevamento industriale rappresenta il sistema di allevamento gestito dall’uomo che, dalla domesticazione a oggi, ha portato l’animale il più lontano possibile dalla sua natura originaria». La necessità di spazio per stabilire la gerarchia all’interno del gruppo, il bisogno di pascolare per un ruminante o di grufolare per un suino, sono comportamenti innati e devono essere rispettati, sono imprescindibili per la salute.

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Bovini al pascolo, tra i quali alcuni capi di razza limpurg, Presidio Slow Food, Germania.

Il pregio di Con-Vivere è che ci permette di conoscere da vicino gli animali che alleviamo, usando un linguaggio divulgativo, ma allo stesso fornendo informazioni pratiche dettagliate: scopriamo così ad esempio che il suino è un animale pulito, particolarmente sensibile ed emotivo e che ha una visione panoramica a 310o, tipica degli animali predati. Che la vacca, essendo un erbivoro predato, è per natura sempre in allerta, ha difficoltà a mettere a fuoco velocemente quando è sotto stress, e può essere spaventata da alcuni colori, come il giallo. Le pecore sono animali estremamente sociali e hanno bisogno di vivere in gruppo, per avvertire la protezione del gregge, mentre le capre sono curiose e hanno un senso di gerarchia molto forte. Solo conoscendo esattamente le esigenze degli animali è possibile allevarli in modo etico.

Dal punto di vista della protezione dell’ambiente e della salute pubblica, nel libro si evidenzia come sia necessario utilizzare metodi terapeutici, come la medicina omeopatica, che non inquinino e non inducano resistenza agli antibiotici. Infatti una delle maggiori problematiche legate ai sistemi intensivi è il favorire l’aumento di ceppi batterici antibiotico-resistenti, pericolosi anche per la salute umana. La medicina omeopatica può aiutare nel controllo delle malattie facendo leva sui naturali meccanismi difensivi degli animali.

Il modello proposto dagli autori si basa su una gestione attenta e responsabile degli ecosistemi, creando sistemi di allevamento semibradi con grande attenzione al carico animale e alle tecniche di pascolo, che consentono un incremento della biodiversità e la conservazione dei territori rurali, soprattutto collinari e montani.

Recensione a cura di Jacopo Ghione

Carla De Benedictis, Francesca Pisseri e Pietro Venezia
ConVivere. L’allevamento del futuro
Arianna Editrice 2015

Gli animali sono dei distributori automatici di latte, o sono anche capaci di legami profondi? Si comportano tutti allo stesso modo o hanno regole da rispettare e codici comunicativi da conoscere?

Agricoltura e allevamento hanno subito, negli ultimi decenni, drastici interventi secondo il modello produttivo industriale, sottoponendo l’ambiente a mutamenti che in alcuni casi causano danni irreversibili, costringendo gli animali a vivere in condizioni artificiali e dolorose. Le monocolture e gli allevamenti intensivi sono concepiti per produrre tanto e subito, ma i costi a livello ambientale, economico, di salute pubblica, di tossicità li paga tutta la comunità umana.

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