Benessere animale: Emilia Romagna avvia il percorso verso allevamenti privi di gabbie

La Commissione Politiche economiche dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha approvato la risoluzione che impegna la Giunta regionale a sostenere un percorso di transizione verso allevamenti che non facciano uso di gabbie e rispettino il benessere degli animali. Slow Food: «Ottimo inizio, ora si stringa il campo: servono tempi certi, modalità operative e soprattutto una cifra numerica di quanti animali si trovano ancora in queste condizioni»

Emilia Romagna dice stop alle gabbie negli allevamenti. Siamo contentissimi oggi di darvi una bella notizia, una decisione presa dall’amministrazione regionale dell’Emilia Romagna che speriamo possa essere un esempio e la prima che porterà l’Italia e l’Europa tutta a un allevamento senza gabbie.

Ieri 11 maggio, la Commissione Politiche economiche dell’Assemblea legislativa regionale ha approvato una risoluzione – promossa da Europa Verde e Pd, prima firmataria Silvia Zamboni – che impegna la Giunta a sostenere la transizione verso allevamenti che non facciano uso di gabbie e rispettino il benessere degli animali. L’impegno è di assicurare forme di sostegno agli allevatori dell’Emilia Romagna, compatibili con le risorse di bilancio, ma anche strumenti di indirizzo per i Piani urbanistici.

Emilia Romagna stop gabbie

Un primo passo davvero importante se si considera quanto la zootecnia sia fondamentale nella filiera agroalimentare della regione e quanto peso rivesta su tutto il comparto a livello nazionale.

«Basti pensare – si legge nella stessa risoluzione – al Parmigiano Reggiano, al prosciutto e ai salumi Dop e Igp, alle produzioni avicole, per capire quanto questa decisione sia importante per il benessere degli animali e anche per la salute di ambiente e cittadini.»

L’Iniziativa dei cittadini europei End the Cage Age

Una azione politica che prende spunto dalla successo riscosso dall’Iniziativa dei cittadini europei “End the Cage Age“, sostenuta da più di 170 organizzazioni tra cui Slow Food, che ha raccolto più di un milione e quattrocentomila firme consegnate a ottobre 2020. Il messaggio lanciato dai cittadini alle istituzioni europee è stato chiaro: è tempo di abolire l’uso delle gabbie negli allevamenti di tutta Europa, dove sono oltre 300 milioni gli animali (scrofe, galline, conigli, anatre, quaglie e vitelli) che ogni anno vivono tutta o parte della loro vita in gabbia, senza potersi muovere liberamente. Una prigionia che inibisce i loro comportamenti naturali come grufolare o sbattere le ali. Alcune di queste gabbie sono talmente piccole che gli animali non riescono a nemmeno a girarsi.

Emilia Romagna stop gabbie

Il successo dell’iniziativa popolare è stato tale da spingere il Parlamento europeo a chiedere che venisse fatto uno studio sull’argomento, finalizzato a valutarne la fattibilità. Lo studio ha valutato le alternative alla stabulazione in gabbia di galline e scrofe, e le sue conclusioni sono promettenti: «L’allevamento privo di gabbie ha un effetto positivo sulla libertà comportamentale e sul benessere degli animali (…) La ricerca mostra che la stabulazione senza gabbie è attualmente possibile o che lo sarà in futuro. Un passaggio verso sistemi di allevamento senza gabbie può essere ottenuto, a breve termine, attraverso misure economiche e politiche, e nel lungo periodo attraverso un processo legislativo».

E l’Emilia Romagna ha avviato questo processo.

Le azioni previste dalla risoluzione e l’impegno della Regione in materia di benessere animale

La Giunta, che dovrà trasmettere il testo al Governo nazionale, ha previsto anche azioni di sensibilizzazione ed educazione dei consumatori al fine di «favorire comportamenti consapevoli e sostenendo anche l’adesione degli allevatori agli obiettivi dell’Iniziativa dei cittadini europei». Si impegna quindi a intervenire presso il Governo, attraverso la Conferenza Stato-Regioni e in attesa delle decisioni della Commissione Ue, perché siano attivate misure concrete per dare una risposta all’iniziativa europea, avviando la transizione graduale.

In programma c’è l’organizzazione di tavoli regionali, specie per specie. Si tratta, di un percorso che comporterà una ridefinizione degli spazi e delle modalità degli allevamenti e per il quale ci sarà bisogno di un adeguato sostegno finanziario. A riguardo, durante l’audizione pubblica al Parlamento europeo del 15 aprile scorso (tre ore di audizione in cui la Ice sulle gabbie ha ricevuto un sostegno schiacciante da parte dei parlamentari), il commissario Ue per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale, Janusz Wojciechowski, ha detto che i sussidi agricoli dell’Ue e il Recovery Fund «Possono anche essere utilizzati in parte per eliminare gradualmente l’allevamento in gabbia e implementare metodi alternativi», aggiungendo che c’è «il pieno sostegno della Commissione europea per attuare questa trasformazione».

Vacca rossa reggiana Presidio Slow Food

Questa tra l’altro, non è la prima azione messa in atto dall’Emilia Romagna che ha già dedicato risorse per migliorare le condizioni di vita degli animali allevati con il Programma di Sviluppo Rurale 2007/13 (con la Misura Benessere Animale) e con il Programma di Sviluppo Rurale 2014/2020.

Slow Food: si definiscano impegno, tempi e numeri

«Un provvedimento che ci fa ben sperare, con la consapevolezza però che non si tratti di un punto d’arrivo, ma di un buon punto di inizio. Insomma una prima fase che certamente ci fa sentire ottimisti. Ora però si stringa il campo: servono tempi certi e modalità, penso ad esempio a eventuali sanzioni per chi non rispetta le nuove direttive, o alle mille proroghe che spesso annacquano questo tipo di provvedimenti e che sarebbero da evitare. Soprattutto serve capire quanti animali sono ancora allevati in queste condizioni e a che ritmo si intende liberarli. La risoluzione dell’Emilia Romagna potrà diventare un traino per l’Italia e speriamo per tutta Europa, una volta definiti impegno, tempi e numeri. Da parte nostra noi continueremo a monitorare e mantenere alta l’attenzione dei cittadini» commenta Pietro Venezia, medico di Veterinari Senza Frontiere e tra i collaboratori della campagna Slow Meat con cui Slow Food invita a preferire consumi ragionati e fare scelte pensando anche all’impatto sull’ambiente, al benessere degli animali e alla tutela del lavoro.