Edward Mukiibi: «La società civile può e deve partecipare alla costruzione di una cultura di pace»

In questo tempo di guerra, Slow Food è solidale con il popolo ucraino e con tutte le persone che soffrono per la crescente assenza di pace nel mondo. La guerra rende ancora più fragile la vita sull’unico pianeta che abbiamo.

Le nostre vite sono interdipendenti, così come lo sono le sfide che dobbiamo affrontare. Tutti noi, ovunque viviamo, dovremmo difendere la pace. La pace non è solo assenza di violenza, ma è anche presenza di equità e giustizia. Tutti abbiamo il diritto di vivere in pace e Slow Food si impegna a promuovere questo diritto inconfutabile.

Per questa ragione, dobbiamo organizzare le nostre vite e il nostro sostentamento intorno alla pace. E dobbiamo cercare di creare le condizioni che conducano alla pace, ovunque, e opporci a politiche che portano individue e comunità

Edward Mukiibi dichiarazione pace

Il nostro movimento affonda le sue radici nella diversità.

Da quando esistiamo, difendiamo strenuamente la diversità biologica e culturale, in tutte le sue forme. Sono questi gli assunti filosofici del nostro impegno per il pluralismo. Consapevoli che il conflitto è endemico nella vita sociale e nelle relazioni internazionali, condanniamo ogni uso della forza e crediamo che ogni conflitto debba trovare una soluzione pacifica, che passi dai canali sociali, civili, commerciali, politici e diplomatici.

Di fronte a tutte le crisi che il mondo sta affrontando, le guerre civili e politiche, il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e le infinite crisi sanitarie legate alla pandemia globale, dobbiamo lasciarci le differenze alla spalle e unire gli sforzi per creare una cultura di pace e porre fine alla sofferenza delle comunità ferite da decisioni sconsiderate, frutto di un’ambizione politica individualista e dell’ego. È indispensabile condannare ogni violazione della pace, ovunque nel mondo. Quando promuoviamo una cultura di pace, sosteniamo anche i diritti delle comunità del cibo, degli attivisti e dei leader della società civile a garantire il proprio sostentamento e affrontiamo le ingiustizie strutturali senza fare ricorso alla minaccia della violenza.

La società civile può e deve partecipare attivamente alla costruzione e al mantenimento di una cultura di pace.

Come Slow Food, siamo convinti di poter dare un contributo significativo con la nostra Call to Action che accompagna la cessazione della violenza: ricostruire le Comunità del Cibo in mezzo alla distruzione e piantare i semi di una pace duratura.

Quando i rappresentanti dei governi sostengono la guerra con noncuranza, in modo imperdonabile, le loro decisioni hanno effetti di vasta portata che vanno ben oltre gli impatti che si intende ottenere direttamente con il conflitto. La nostra responsabilità è ancora maggiore, perché le ripercussioni della guerra e l’esperienza della violenza superano ogni immaginario fisico, sociale e geografico: la sofferenza è tramandata alle generazioni future, che possono avere una comprensione offuscata dalla ragione iniziale della guerra. Pensiamo alle numerose situazioni di disordine civile in tante regioni del sud del mondo, causa di una costante e massiccia migrazione di persone verso nord, con conseguenti ondate di rifugiati che arrivano in molte città dell’Africa, dell’America Latina a dell’Europa.

La sconvolgente situazione in Ucraina ci costringe a difendere tutti coloro le cui vite sono direttamente colpite dalla guerra, così come è già successo nei conflitti del passato. Ci costringe anche a pensare alle centinaia di guerre e disordini civili in corso in tutto il mondo e che spesso passano inosservati. La maggior parte si concentra nel sud del mondo. Come movimento attivo nel mondo del cibo, crediamo che ciò che mangiamo esprima la diversità culturale, il nostro patrimonio e la nostra ricchezza e che, allo stesso tempo, esprima il nostro sincero sostegno a tutti coloro che subiscono le conseguenze di azioni politiche irresponsabili e della violenza. Sosteniamo le comunità di Slow Food, le comunità di migranti e i progetti di Slow Food che promuovono la pace e la possibilità di accedere a cibo buono, pulito e giusto in ogni momento.

Sappiamo che l’assenza di pace comporta sofferenza, perdita di vite, di proprietà e nega l’accesso a bisogni fondamentali di base, come il cibo e l’assistenza sanitaria. L’assenza di pace priva le persone del diritto a produrre e godere del cibo, oltre a causare il completo abbandono e la scomparsa del patrimonio gastronomico di tante comunità. In molti casi, impedisce l’accesso a ogni fonte di cibo adeguato. Pertanto, è necessario il coinvolgimento attivo della nostra comunità globale strettamente connessa per rigenerare le comunità colpite, sostenendo le loro iniziative e attività così fondamentali nel processo di costruzione di una pace duratura.

Slow Food condanna ogni violazione passata e presente della pace.

Riconosciamo che il cibo è una delle maggiori necessità in tempi di disordini civili e di guerra, ma sappiamo anche che può anche diventare un ponte per la pace. Per questo motivo, rinnoviamo l’invito alla rete a sostenere le nostre comunità, i progetti e i collaboratori nelle zone di guerra, chiedendo a tutti, ovunque, di fare il possibile per ricostruire, in uno spirito di collaborazione e solidarietà, la pace e la fiducia in questi territori attraverso il potere del cibo.