È tempo di uva da tavola, quella del Sud

È tempo di uva da tavola che arriva dal Sud Italia scura e si conserva più a lungo.

Se avete voglia di frutta questo è il momento buono per provare a mangiare l’uva, quella “da tavola”, raccolta in tutto il Paese con le maggiori quantità provenienti dal Sud, in particolare da Puglia, Basilicata e Sicilia.

Le varietà sono tantissime, tra quelle bianche, gialle o chiare e quelle scure. Inoltre, negli ultimi anni si sono diffuse le varietà senza semi, su cui la ricerca di ibridi si è scatenata visto il favore che incontra presso i consumatori meno tradizionalisti e soprattutto all’estero (l’Italia è tra i maggiori produttori di uva da tavola al mondo).

I prezzi variano molto. Un euro e cinquanta al chilo per le varietà più comuni, come la vittoria, l’Italia e la regina (la più cara del lotto), tutte bianche e coltivate in grande quantità nelle regioni meridionali già citate. Tra le scure ci sono black magic, cardinal, red globe o il moscato d’Amburgo, in un’escalation di prezzi che arriva per quest’ultimo anche a tre euro e cinquanta. Il moscato d’Amburgo insieme all’uva fragola è tra le più coltivate al Nord e va detto che le scure sono quelle preferite dai commercianti, perché si conservano più a lungo e si danneggiano meno nei trasporti.

Restando poi su prezzi un poco più alti si segnalano produzioni particolari e di pregio, o per i metodi di coltivazione o per la varietà in sé. A Trani in Puglia per esempio la Regina viene resa migliore con una selezione degli acini eseguita a mano (quelli piccoli sono sforbiciati nei mesi precedenti il raccolto), mentre a Mazzarone in Sicilia, grazie allo stesso procedimento, gli acini raggiungono dimensioni sorprendenti. Tra le varietà più buone con i semi completano poi il quadro delle più costose la Pizzuttella, dagli acini piccoli e molto gialli, e la Panse, pure lei con acini tendenti al giallo carico ma morbidissimi. Sulle varietà senza semi non vi tedieremo con un lungo elenco di nomi di fantasia, ma anche qui sono tante e tutte piuttosto recenti, tranne la sultanina e l’uva di Corinto. Da queste, dette partenocarpiche, in cui il fiore si autofeconda e la pianta non ha bisogno di produrre semi, sono state poi sviluppate, inseguendo la caratteristica, le altre varietà che si trovano in commercio e che, come dicevamo, stanno avendo sempre più successo e si vendono addirittura senza grappolo con i singoli acini in vasetti di plastica.

Ecco, mangiate pure l’uva che volete, ma magari le confezioni di plastica in cui spesso si trova, quelle evitatele con cura. 

 

Carlo Bogliotti
c.bogliotti@slowfood.it
Da La Stampa del 23 agosto 2019

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