È mancato uno dei nostri padri

«Biodiversità è una parola recente – l’ha usata per la prima volta Edward O. Wilson, nel 1986 – ed è una parola un po’ difficile, che interessa poche persone, quelle che la studiano. In realtà dovrebbe essere un tema di tutti, perché indica la vita stessa, dal livello più piccolo (i geni), alle specie animali e vegetali, fino ai livelli più complessi, gli ecosistemi».

Scrivevamo così alla fine degli anni Novanta, quando Slow Food ha iniziato il suo percorso in difesa della biodiversità, riconoscendo fin dal primo istante l’entomologo Wilson come iniziatore e punto di riferimento culturale.

Per questo ora che è mancato, all’età di 92 anni, non possiamo non rendere omaggio a colui che ha cambiato la natura della nostra associazione e la vita di molti di noi. Abbiamo compreso il senso più profondo delle connessioni fra tutti gli esseri viventi proprio grazie a questo signore dell’Alabama, che a dieci anni trascorreva le giornate a osservare formiche e farfalle e che è diventato poi uno dei più importanti naturalisti e scrittori del mondo.

Ne La conquista sociale della terra, Wilson ha scritto: «Abbiamo creato una civiltà da guerre stellari, con emozioni dell’età della pietra, istituzioni medievali e una tecnologia fenomenale […]» ma «l’umanità è la conquista di gran lunga più grande della vita. Su questo pianeta siamo i soli responsabili delle nostre azioni come specie, con tutta la ragione e il sapere cui possiamo fare appello».

Grazie a questa lucidità e a questa convinzione, Wilson ha mantenuto ben salda, fino agli ultimi giorni, la fiducia in un futuro migliore, sicuro che alla fine dovrà prevalere il più grande valore del genere umano: la volontà di conoscere e custodire il proprio luogo di nascita, la natura.

E anche noi rimaniamo aggrappati strenuamente alla sua fiducia e – in suo nome – ci impegniamo a dedicare ogni nostra energia alla difesa della biodiversità, sfidando le più potenti leggi del mercato globale e del capitalismo imperante per salvare anche la più umile fra le varietà di fagiolo, il più sparuto gregge di pecore sopravvissuto e il sapere millenario delle comunità, convinti che questa sia la sola strada per garantire al genere umano futuro e bellezza. Grazie Edward O. Wilson.

Se vuoi saperne di più sul lavoro che sta facendo Slow Food a tutela della biodiversità visita www.fondazioneslowfood.com e se vuoi approfondire leggi il position paper Se la biodiversità vive, vive il pianeta

 

di Serena Milano

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