È l’essere umano l’animale più pericoloso per il pianeta

Documentari e siti internet ci propongono ogni tanto qualche curioso approfondimento sugli “animali più pericolosi della Terra”: scopriamo così che gli ippopotami sono più temibili di quanto sembri, o che ogni anno molti più esseri umani muoiono uccisi da una mucca che da uno squalo.

Certo questa rassegna da “strano ma vero” prenderebbe tutta un’altra piega se provassimo, per cambiare, a chiederci quale sia invece l’animale più pericoloso dal punto di vista della Terra stessa. Qui non c’è davvero nessun dubbio.

I 7,6 miliardi di esseri umani che popolano il pianeta, pur rappresentando appena lo 0,01% di tutti i viventi, sono infatti la minaccia più grave da cui le altre specie si devono guardare. Basti pensare che dagli albori della civiltà la razza umana ha provocato la scomparsa dell’83% di tutti i mammiferi selvatici e di metà dei vegetali.

Questi dati impressionanti vengono da una ricerca finanziata dalla National Academy of Sciences statunitense e ci dicono anche qualcos’altro.

Il 60% dei mammiferi della Terra sono animali addomesticati, soprattutto bovini e suini, mentre gli umani coprono il 36% del totale e gli animali selvatici solo il 4%. In altre parole, le bestie d’allevamento sono quindici volte più numerose sul nostro pianeta di quanto lo siano le specie che vivono in habitat naturali.

La distruzione della natura selvaggia provocata dall’agricoltura industriale ha portato alla sesta estinzione di massa negli ultimi quattro miliardi di anni. Non è insomma la prima volta che si affronta uno sconvolgimento biologico di questo tipo, ma la differenza è nelle cause – e nelle tempistiche.

Secondo il Wwf, metà delle specie animali hanno subito cali di popolazione negli ultimi quarant’anni per colpa delle attività umane. Un bilancio ancora più pesante se si considera tutto il periodo successivo alla rivoluzione industriale.

Quello che per l’uomo ha rappresentato l’apice del progresso è stato per la natura il peggior cataclisma della storia. Ma sarebbe assurdo, in realtà, pensare di poter davvero separare il nostro destino da quello dell’ambiente che ci circonda: questa volta, la campana suona soprattutto per noi.

 

Gaetano Pascale

da La Stampa del 24 giugno 2018

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