Il nutrimento è la prima forma d’amore che dal femminile, venendo al mondo, riceviamo e la questione femminile si lega al cibo nell’immaginario di tutti.

Da femmina, e – come mi fanno spesso notare – «prima presidente femmina di Slow Food Italia», rilevo sovente come sia necessario non tanto parlare di donne (questo lo fanno molto e spesso anche gli uomini), ma parlare da donne: esprimere un punto di vista “altro”. Proporre quindi ed esercitare un modello di relazione e comunicazione diverso da quello vigente, prettamente maschile, basato su antagonismo e prevaricazione, per sperimentare e adottare un modello culturalmente più femminile, imperniato su ascolto ed empatia, su comprensione e accoglienza.

Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia

L’iniziativa

Slow Food Italia – con il patrocinio e il contributo della Regione Piemonte, assessorato Pari Opportunità – lancia l’iniziativa Donne che salvano la terra con l’obiettivo di dare valore e voce alle donne piemontesi che – spesso nell’ombra – lavorano per custodire la terra, produrre cibo buono, pulito e giusto, e cambiare il futuro. Donne che possono diventare fonte di ispirazione per le nuove generazioni.

In una fase di grande crisi – e quindi di grande trasformazione –, sono proprio le donne, insieme ai giovani, coloro che interpretano meglio la rigenerazione, propongono, immaginano e perseguono modelli innovativi, pratiche agronomiche orientate all’agroecologia, stili di allevamento diversi che esprimono un ripensamento del rapporto con gli animali, idee originali nella ristorazione e nell’accoglienza e aziende agricole variamente multifunzionali. Ma anche donne che si adoperano per divulgare questi valori: insegnanti e formatrici, divulgatrici e comunicatrici.

Non a caso la Terra Madre (Pachamama) è femmina ed esprime un indissolubile legame col cibo in quanto nutrice lei stessa.

Per questo chiediamo a tutta la rete di soci e simpatizzanti Slow Food, appassionati gastronomi e attivisti sui temi dell’ambiente e operatori della società civile, giornalisti e blogger di candidare la propria “donna che salva la terra”.

Al termine della fase di candidatura, la commissione individuerà i 10 profili di donne che meglio rispettano i criteri, le presenterà in occasione di un evento che si terrà a Torino nella primavera del 2024 e li racconterà sui canali di Slow Food Italia e di tutti coloro che vorranno aiutarci a diffondere le loro storie, affinché siano di esempio per tutte noi e per le giovani generazioni a mostrare con orgoglio il lavoro che ogni giorno realizzano. L’occasione per conoscerle tutte sarà invece ina conferenza inserita nel programma ufficiale di Terra Madre Salone del Gusto, a Torino, Parco Dora, dal 26 al 30 settembre 2024.

La commissione

  • Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia
  • Serena Milano, direttrice di Slow Food Italia
  • Osvaldo Milanesio, dirigente Assessorato Pari Opportunità della Regione Piemonte
  • Anna Kauber, paesaggista e regista
  • Miriam Massone, giornalista de La Stampa

I criteri

Vogliamo raccontare le storie di donne che nel lavoro quotidiano:

  • tutelano e promuovono la biodiversità
  • salvaguardano la fertilità del suolo
  • usano con parsimonia le risorse naturali e promuovono la loro rigenerazione
  • impiegano pratiche agroecologiche
  • praticano forme di allevamento che rispettano gli animali e l’ambiente
  • producono cibi buoni, puliti, giusti e sani e/o ne promuovono il consumo
  • trasformano le materie prime, rispettandone le caratteristiche originarie
  • si impegnano per ridurre o eliminare l’uso di  pesticidi e fertilizzanti di sintesi
  • salvaguardano  api e impollinatori
  • si impegnano per (per) ridurre la filiera alimentare dal campo alla tavola e per rafforzare la relazione e la conoscenza reciproca fra chi produce il cibo, chi lo trasforma, chi lo cucina, chi lo distribuisce e chi lo acquista
  • sviluppano un’economia circolare, si impegnano per ridurre gli sprechi, impiegano materiali biodegradabili e riciclabili per gli imballaggi
  • curano, tutelano e valorizzano i paesaggi rurali e il patrimonio architettonico e culturale
  • educano, formano, sensibilizzano le persone, da 0 anni in su, affinché possano fare scelte consapevoli, salubri e sostenibili
  • attivano i migliori processi di comunità, le reti territoriali e le filiere virtuose
  • operano nel rispetto dei diritti di tutti/e
  • garantiscono la trasmissione di saperi infra- e intergenerazionali e/o tra gruppi etnici e sociali diversi

La graduatoria finale sarà definita cercando di garantire la rappresentatività di tutti i territori della regione.