Don Chisciotte in bici: coast to coast a impatto zero

Vivere a impatto zero è possibile, anche negli Usa. Percorrere 4700 miglia in bicicletta attraversando gli Stai Uniti d’America è un’esperienza che richiede grande forza di volontà e sacrificio. Farlo servendosi dell’energia elettrica prodotta da pannelli solari, creando lo zero per cento di spazzatura, utilizzando solo acqua proveniente da fonti naturali (laghi, fiumi, pozzi, pioggia), mangiando unicamente prodotti locali, biologici o recuperati dai cassonetti dei supermercati, senza servirsi di combustibili fossili pare una moderna un’impresa eroica.
Rob Greenfield è riuscito in questa impresa.
Il suo obiettivo: dimostrare che in ogni parte degli Stati Uniti è possibile vivere creando il minor impatto ambientale possibile, nonostante la cultura del fast food, il crescente tasso di obesità e il fatto che un Happy Meal costi meno di un kg di patate.

In centoquattro giorni Rob ha utilizzato solo 160 litri d’acqua, creato meno di due chilogrammi di spazzatura e non ha mai acceso un interruttore né utilizzato mezzi a motore eccezion fatta per un piccolo battello a Manhattan.

Ma di cosa si è nutrito questo eroe moderno lungo tutto il suo viaggio? Ha cercato solo alimenti prodotti entro 250 miglia dal luogo in cui si trovava e provenienti unicamente da fattorie, negozi di alimentari eco-consapevoli. E niente che fosse avvolto da un imballaggio. Fin qua tutto bene ma c’è da dire che non è semplice rispettare questi parametri quando attraversi le strade desertiche di certi stati americani. Vengono in mente quei fast food sulla Rout 66 con caffè solubile e hamburger sciapi. Così Rob per non restare a bocca asciutta è entrato nei cassonetti dei supermercati scoprendo che strabordavano di cibo ammaccato, invendibile, appena scaduto.

Il viaggio di Rob Greenfield prende così una piega inaspettata dando vita a un nuovo, ambizioso progetto: la campagna # Food Waste Fiascos. Regala non gettare! Un’iniziativa di successo destinata ai supermercati statunitensi per porre fine allo spreco e dimostrare quanto cibo in ottime condizioni viene gettato via ogni giorno. Partecipare è semplice, basta postare sui social dedicati foto di cassonetti pieni di cibo usando l’hashtag della campagna di Rob e qualche volontario accorrerà sul posto, pronto a ridistribuire il cibo recuperato. Mangiando cibo destinato alla discarica si devia un processo che aumenta le emissioni di carbonio e la necessità di risorse vergini. Addirittura il 70% della dieta di Rob, durante il viaggio è provenuto dai cassonetti, un dato impressionante ma che ben si spiega se pensiamo che un cittadino medio americano è in grado di produrre 4,5 kg di spazzatura non riciclabile al giorno, mentre Rob ne ha prodotta due chilogrammi in 104 giorni. Tutto ciò ci colpisce ancora di più quando pensiamo che stiamo parlando di una società capace di produrre rifiuti in grado di nutrire se stessa due volte, mentre un americano su sette non ha cibo a sufficienza per sopravvivere.

Una bella iniziativa che pone molte questioni, affronta il problema della povertà e dello spreco alimentare, sottolinea l’esistenza di grandi contraddizioni sociali non solo perché i nostri sprechi potrebbero, di fatto, nutrire il mondo.
A questo punto ci chiediamo, sarebbe possibile diffondere la campagna anti-spreco di Rob in Italia e in Europa?
Dal punto di vista legale la risposta è no. Recuperare il cibo dai cassonetti è considerato furto ed è sancito dall’articolo 624 del codice penale. L’immondizia è soggetta a diritto di proprietà: di colui che li ha buttati (spesso i supermercati spargono ammoniaca sui rifiuti così che sia impossibile il recupero) o dell’ente che li gestisce. In sostanza se prendi qualcosa da un cassonetto stai rubando due volte e solo nel caso in cui i rifiuti fossero abbandonati su suolo pubblico verrebbero considerati res derelicta e la loro appropriazione non costituirebbe reato.

Sopravvivenza metropolitana: la città che mangia se stessa. Questa pratica – in inglese skipping, dalla parola skip: bidone – è piuttosto comune nella comunità squatter sia per ragioni economiche (è gratis!) sia etiche. A questo proposito in Inghilterra si è di recente costituito un nuovo caso giuridico. Paul May, un web designer residente in uno squat di Londra viene arrestato lo scorso ottobre mentre prendeva del cibo (per il valore di 40 euro) da un bidone della spazzatura dietro a un supermercato della catena Iceland. La polizia ha eseguito l’arresto e il procuratore era deciso a procedere con una condanna per furto. Nel Regno Unito affinché un caso sia portato a processo deve rispettare il criterio di “pubblico interesse” ovvero rispondere alla domanda: è nel pubblico interesse perseguire un determinato reato? In questo specifico caso il procuratore ha ritenuto che non lo era, creando così un precedente giuridico.

Noi di Slow Food osserviamo con curiosità questi piccoli ma significativi cambiamenti sociali e guardiamo al Salone del Gusto e Terra Madre 2014 dove potremo partecipare a molte iniziative che trattano il tema sotto diversi punti di vista. Il nostro spreco quotidiano è una conferenza che si interroga su quale modello produttivo ha portato alle attuali percentuali di spreco alimentare e come possiamo, tutti insieme, invertire la rotta. Perché, quando sprechiamo cibo, sprechiamo non solo denaro ma tempo, energia, risorse ambientali e intellettuali. Sprechiamo il pianeta e noi stessi.

Letizia Morino
l.morino@slowfood.it

  • Hai imparato qualcosa di nuovo da questa pagina?
  • SiNo