M’illumino di Meno: ecco come cucinare senza gas ed elettricità (o quasi)

In occasione della campagna M’illumino di meno, dedicata al risparmio di energia e agli stili di vita sostenibili, la cuoca dell’Alleanza Tiziana Tacchi ci racconta come si usano le cassette di cottura per una cucina buona, pulita, giusta e lenta.

M’illumino di Meno, la più celebre campagna di sensibilizzazione radiofonica sul risparmio energetico e la razionalizzazione dei consumi, lanciata da Caterpillar, Rai Radio2, giunge oggi alla sua diciannovesima edizione. Sarà forse per il raggiungimento della maggiore età che il Parlamento italiano ha deciso di riconoscere l’iniziativa istituendo per il 16 febbraio la Giornata nazionale del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili.

Anche Slow Food aderisce a questo simbolico silenzio energetico con Tiziana Tacchi, entusiasta ostessa di Il grillo è buoncantore a Chiusi (Si) e cuoca dell’Alleanza Slow Food, che interpreta l’iniziativa con la zuppa di legumi di Slow Beans cotta nella cassetta di cottura. Una ricetta che mette in campo un triplice risparmio: acqua, energia e reimpiego di risorse preziose altrimenti considerate scarto.

cucinare senza gas ed elettricità

La zuppa di Slow Beans in cassetta: un piatto simbolico per tre volte

Questo piatto è slow sotto tutti i punti di vista. La zuppa di Slow Beans infatti «raccoglie la biodiversità leguminosa del mondo dei Presìdi: un mix di undici diverse varietà di legumi che parte dall’appenino tosco-emiliano e arriva fino alla Sicilia». E come ormai sapete, l’abbiamo raccontato pochi giorni fa in occasione della Giornata mondiale, i legumi sono i nostri migliori alleati nella transizione verso un’alimentazione più sostenibile poiché la loro coltivazione richiede pochissima acqua.

Si pensa spesso poi che i legumi siano lunghi e difficili da cuocere, ancor più se mischiati tra loro, ma «la zuppa Slow Beans preparata nella cassetta di cottura è la cosa più semplice e strepitosa che si possa immaginare. Da quando ho scoperto questo metodo la zuppa è un piatto che non può mancare nel mio menù» racconta Tiziana Tacchi con due scintille d’amore negli occhi.

Ma come funziona una cassetta di cottura?

«Si tratta di un metodo che permette cotture lente e a bassa temperatura, perfette per legumi, carne, tuberi e zuppe, ma anche per il controllo della lievitazione nella piccola panificazione e nella fermentazione di yogurt. La pietanza viene portata a bollore in una pentola che viene poi inserita all’interno di una scatola di legno o feltro imbottita di materiali capaci di mantenere il calore accumulato durante la prima fase di cottura – spiega Gloria Lucchesi, presidente della Cooperativa femminile Filo&Fibra di San Casciano dei Bagni (Si) -. Possiamo considerarla una vera slow cooker che, però, non ha bisogno di elettricità per funzionare».

Un importante risparmio di risorse. Infatti, secondo le stime della cooperativa, se sostituita alla cottura con gas, con un utilizzo tra le 10 e le 20 ore al mese si possono risparmiare in un anno da 21,6 a 43,2 kg di CO2, pari a circa 25-50 euro. Se invece prendiamo in considerazione la cottura a induzione, con la cassetta potremmo risparmiare circa 33 euro l’anno e 131 kg di CO2.

Non finisce qui, le cassette ci aiutano a risparmiare anche in termini di consumi idrici. Infatti, l’acqua necessaria per la cottura è minore, se non nulla, perché una volta raggiunto il bollore la pentola viene chiusa in questo scrigno magico e l’acqua non evapora. «Ad esempio, si può cuocere la polenta o il ragù, senza bisogno di mescolare mai, o la marmellata di arance, senza aggiungere acqua. Stimiamo minori consumi pari a ¼ dell’acqua necessaria per una cottura classica da 250 ml: si risparmiano circa 52 litri l’anno a persona per un pasto quattro volte a settimana» continua Gloria Lucchesi.

Magia? Tiziana Tacchi, che si è scoperta innamorata di questa cassetta, ci direbbe di sì. «Non nego che all’inizio c’era scetticità perché nella cucina dell’osteria abbiamo le migliori attrezzature. La cassetta di cottura va sperimentata, ma una volta capito il funzionamento scatta l’amore. E il risultato è anche più buono. Da chiusa, all’esterno non si sente più nessuno odore, questo significa che preserva tutti i sapori. Per me questo aspetto è molto importante per valorizzare ogni ingrediente e il lavoro che porto avanti con i produttori. Quando cucino so dare un nome e un volto a ogni ortaggio, farina, frutto, carne e formaggio: rispettare gli ingredienti e ottenere un piatto che parla dei produttori è un valore che non ha prezzo.

La cassetta è una meraviglia e anche un orgoglio perché mette insieme tradizione, sostenibilità e innovazione. In questo modo posso mettere in pratica M’illumino di Meno tutti i giorni. Queste donne hanno realizzato un capolavoro».

Cuocere con la lana è possibile

Cuocere con la lana sembra impossibile, vero? Eppure, è un sistema collaudato e anche sostenibile grazie alle donne della Cooperativa Filo&Fibra che hanno rigenerato l’idea della cassetta di cottura con un sistema di economia circolare. «Dalla pulizia allo smaltimento come rifiuto speciale, i costi per la trasformazione della lana sucida sono molto gravosi per gli allevatori (ne avevamo parlato meglio in questo articolo) – spiega Sara Selmi che ha sviluppato il progetto insieme a Gloria -. La maggior parte dei nostri ovini poi non produce lane di pregio competitive sui mercati nazionali e internazionali. Così, in Europa, da potenziale ricavo aggiuntivo, la lana si è presto trasformata in un prodotto di scarto. Ci sembrava un tale spreco di risorse che ci siamo messe alla ricerca di forme antiche e nuove per recuperala, finché non abbiamo riscoperto la cassetta di cottura. Per realizzarla usiamo il feltro dei lanaioli di Prato, e ci affidiamo a fornitori di lane italiane o che lavorano in ottica di attenzione all’ambiente e al benessere animale».

E anche gli altri materiali che compongono le cassette non sono meno puliti e giusti: il legno di cipresso lavorato da artigiani, i tessuti naturali e i pomelli artigianali in ceramica, sono tutti portavoci di un modello di produzione rispettoso dei lavoratori e delle risorse naturali. «Il progetto è nato pensando ai nostri figli, alle giovani generazioni. L’obiettivo è realizzare qualcosa di positivo per lasciare la bellezza nel mondo» conclude Gloria, e non potremmo lascarvi con un pensiero che rappresenti meglio i valori che muovono il nostro stesso impegno.


Il progetto dei Cuochi dell’Alleanza è sostenuto da: