Cuccìa dolce di Santa Lucia

La Sicilia ha una tradizione casearia antichissima, forse la più antica d’Europa, ma poco conosciuta. I suoi formaggi sono consumati soprattutto in ambito regionale ed è difficile trovarli altrove. Nonostante la sua ricchissima biodiversità casearia, solo il pecorino siciliano e il ragusano sono tra i suoi formaggi più noti.
La Settimana dei formaggi tradizionali in Sicilia, tenutasi dal 24 maggio al 1° giugno, è stata quindi un’eccellente occasione per assaggiare il tesoro caseario siciliano, partecipare a numerosi seminari dedicati a prodotti e produttori della regione e scoprire Sicilian roots, il nuovo sito finanziato dal progetto Lactimed.

Il progetto, co-finanziato dall’Unione europea, intende promuovere la produzione e la commercializzazione di prodotti lattiero caseari tipici del Mediterraneo sostenendo i produttori nei loro progetti di sviluppo e creando nuovi mercati per i loro prodotti. In particolare, in Sicilia, il progetto si impegna a sottolineare il valore culturale, oltre che gastronomico, di questo patrimonio sconosciuto ai più.

Il sito internet Sicilian Roots presenta i produttori siciliani che già fanno parte della rete Slow Food e produttori che seguono la filosofia dell’associazione della chiocciola: lavorano a latte crudo, praticano il pascolo, custodiscono razze locali e conservano tradizioni casearie e saperi secolari. Tra questi sono presenti ben otto Presìdi Slow Food. L’obiettivo è fornire agli appassionati un sito in cui sia possibile contattare i produttori (segnalando la storia dell’azienda, indicando i prodotti venduti e i prezzi e indicando dove è possibile trovare i formaggi) e favorire quindi  la commercializzazione. E c’è di più. Il sito prevede una sezione legata all’ospitalità e alla ristorazione: tutti i ristoranti che utilizzano questi prodotti e tutte le aziende che forniscono ricettività saranno indicati anche attraverso una mappa di Google.

E quando dici formaggi, in Sicilia, è difficile evitare che il pensiero non vada ai tanti suoi dolci tipici, come la cassata siciliana, i cannoli, le immancabili torte, i biscotti e tanto altro. Vi proponiamo di prepararne uno, a base di ricotta: la cuccìa di Santa Lucia! Il dolce è per tradizione legato alla festa di Santa Lucia e a una leggenda di cui esistono diverse versioni. Quella che si tramanda a Siracusa narra che, durante una terribile carestia, navi apparse miracolosamente sbarcarono nel porto un carico di grano; i siracusani erano così affamati che lo mangiarono semplicemente bollito, senza aspettare di macinarlo per farne farina.

Cuccìa dolce di Santa Lucia
Pasticceria Artale, Siracusa

Ingredienti
(per 4-6 persone)
2 etti di grano duro in chicchi
60 gr di zucchero semolato
mezz’etto di gocce di cioccolato fondente
2 etti di ricotta di pecora
un etto di scorze di arancia candite
la punta di un cucchiaino di bacche di vaniglia
5 gocce di olio di cannella

Preparazione
Ammollate il grano per almeno due giorni, avendo cura di cambiare l’acqua ogni 12 ore.

Sciacquatelo e bollitelo in una pentola. A cottura avvenuta – la consistenza dei chicchi deve essere al dente – scolate e lasciate raffreddare. Lavorate lo zucchero e la ricotta setacciata fino a ottenere un impasto omogeneo. Aggiungete i chicchi di grano, le scorze di arancia candite, il cioccolato fondente, l’olio di cannella e la vaniglia, continuando a mescolare. Servite in piattini o coppette di vetro come dolce al cucchiaio. 

Tempo di esecuzione
50 minuti, più l’ammollo del grano 
La ricetta ci è stata consigliata dalla Pasticceria Artale di Siracusa. È tratta dal nuovo libro Ricette di Sicilia, edito da Slow Food Editore. 

 

Slow Food inoltre tutela le produzioni casearie tradizionali a latte crudo in tutto il mondo con la campagna Resistenza Casearia. Scopri le attività sul sito www.slowfood.it/resistenzacasearia