Crisi climatica, è allarme anche in Italia: ghiacciai delle Alpi dimezzati

«I ghiacciai alpini si stanno ritirando a una velocità senza precedenti. I ghiacciai delle Alpi sotto i 3.500 metri di quota sono destinati a sparire nel giro di 20-30 anni (per capirci, le Dolomiti potrebbero rimanere senza ghiacciai [ndr]). Nell’ultimo secolo, i ghiacciai delle Alpi hanno perso il 50% della loro copertura. Di questi, il 70% è sparito negli ultimi 30 anni»

A confortarci tutti con questi dati da film horror è Renato Colucci, glaciologo del Cnr, intervistato dall’Ansa.

Ghiacciai neri Ortles Foto Ansa

Ci teniamo a riprenderla e a insistere sulla necessità di agire per affrontare la crisi climatica perché davvero il tempo è scaduto: «Nell’ultimo secolo l’aumento della CO2 nell’atmosfera è stato cento volte più rapido che in qualsiasi altra epoca, considerando gli ultimi 800.000 anni. E la responsabilità non può che essere dell’uomo». E la temperatura non ha fatto altro che salire tanto che nei rilievi alpini, dove fino a quindici anni fa anche sotto i 3000 metri d’estate rimaneva sempre un po’ di neve sopra il ghiaccio, ora «Osserviamo spesso la quasi completa asportazione del manto nevoso in estate. Il ghiaccio rimane esposto al sole e si fonde». Che tradotto in altre parole vuol dire che: «Nel giro di pochi decenni potrebbero ridursi drasticamente, fino quasi a scomparire, i ghiacci eterni dalle Alpi Orientali e Centrali. Rimarrebbero solo sulle Alpi Occidentali, quelle più alte.

Come abbiamo visto in Groenlandia la condizione è addirittura peggiore di quella denunciata, poco più di un mese fa, dal nostro attivista Oliviero Alotto, che nella sua corsa in solitaria per la Groenlandia ha potuto vedere con i suoi occhi quanto denunciato oggi da tutte le testate: «Ho corso per terreni fino a pochissimi anni fa ricoperti di ghiaccio, e che oggi invece erano bagnati, una poltiglia di ghiaccio e acqua. Quel che mi aspettava era vero, ma viverlo è stato sconvolgente». Alotto ha corso proprio per trasformare «ogni chilometro di corsa in gesto concreto per il Pianeta, e chiedo che ogni chilometro si trasformi in un contributo per coltivare nuovi orti Slow Food in Africa, nel continente che più paga per colpe che non ha». Una denuncia e un sostegno agli orti Slow Food in Africa proseguiti nella corsa nel deserto del Gobi da cui Oliviero ha avviato una raccolta fondi per coltivare un nuovo orto Slow Food in Rwanda. Perché proprio il continente Africano è quello che per primo paga le conseguenze del clima alterato, mentre è responsabile solo del 4% delle emissioni di gas serra (Commissione dell’Unione Africana).

Oliviero corre tra i ghiacci sciolti Credit: Alessandro Ghignone

 

Mentre, sapete chi emette la maggior parte dei gas clima alteranti? Il sistema di produzione alimentare industriale, con in testa gli allevamenti intensivi, vere fabbriche di carne che producono più gas serra di auto e moto.

Tutti siamo quindi chiamati a cambiare abitudini: risparmiamo energia e anzi piantiamola di sprecarne (hai staccato il carica batterie dalla presa di corrente?), occhio ai dispositivi in stand by, preferiamo treno e bici quando possibile, e tutte le attività che consentono il necessario risparmio energetico.

E soprattutto diamo un bel segnale attraverso il cibo che mangiamo: scegliamo carne proveniente da allevamenti estensivi e attenti al benessere animale, non eccediamo nel consumo, scegliamo cibo di prossimità e per quanto possibile biologico, proviamo a prediligere lo sfuso, i mercati contadini. E per favore, smettiamola di buttare il cibo. Vuol dire produrre emissioni inutili e sprecare acqua ed energia inutilmente.

Le nostre singole azioni non risolveranno la crisi climatica. Ma mentre chiediamo a gran voce che governi e istituzioni si diano finalmente una sveglia, la somma delle nostre azioni individuali – oltre a rappresentare un segnale e fare pressione su chi dovrebbe agire – può fare la differenza. Slow Food è impegnata su questo fronte, a fianco di chi appunto, paga il conto più salato. L’invito è di unirvi a questa battaglia diventando socio o contribuendo con una donazione ai nostri progetti nel mondo.

Chiudiamo con le previsioni del glaciologo Colucci: «La sparizione dei ghiacci polari potrebbe sommergere isole e località costiere. Ai tassi attuali di fusione, la sola Groenlandia contribuirà ad un aumento di livello marino tra 5 e 30 cm, senza considerare tutte le altre fonti. E lo scongelamento del permafrost, il terreno ghiacciato delle steppe, libererebbe enormi quantità di metano, il gas serra con l’effetto maggiore».

 

Ghiaccio nero di fuliggine e torrenti turchesi di ghiaccio appena fuso, le immagini dello scioglimento record della calotta polare in Groenlandia

Sta già succedendo a una velocità che nemmeno gli scienziati si aspettavano.

 

Abbiamo visto tutte le immagini sconcertanti dei ghiacciai che si sono sciolti all’improvviso: 10 miliardi di tonnellate di ghiaccio che, solo mercoledì 31 luglio hanno abbandonato la terraferma e si sono riversate in mare. 24 ore in cui la Groenlandia ha visto i propri ghiacci scomparire, anzi, trasformarsi in acqua e scorrere a fiumi verso l’oceano.

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