Covid-19: Gdo più ricca e forte che mai, in ginocchio contadini e artigiani agroalimentari

In questo periodo di emergenza CoViD-19 sentiamo spesso affermare che uno dei pochi settori a non essere toccato dalla crisi dovuta alle misure di isolamento è l’agroalimentare. In realtà, chi sta fatturando più del solito sono le aziende della grande distribuzione e i produttori agricoli che già prima del Coronavirus facevano parte di quel circuito.

Gli agricoltori e gli artigiani agroalimentari su piccola scala, con quantitativi limitati e magari stagionali stanno soffrendo come non mai.

Presidio Slow Food Fiore Sardo dei Pastori – Gavoi (Nu) (r) Alberto Peroli

Ce lo testimoniano anche molti produttori dei Presìdi Slow Food. Perché tutto quel mercato alternativo che cominciava a fiorire è stato bloccato. Mercati contadini, vendita diretta, gruppi d’acquisto – un settore che costituiva un’alternativa ecologicamente più sostenibile alla grande distribuzione e alla produzione agricola industriale ha smesso di respirare…. Ma quanto durerà l’apnea?

Noi vogliamo qui dare voce all’Associazione Rurale Italiana (Ari), la quale sta facendo proposte molto concrete e chiede alla politica di intervenire.

Presidio Slow Food Antichi Pomodori di Napoli (r) Alberto Peroli

L’Italia non può permettersi la distruzione delle piccole aziende agricole, presidio di territori rurali, oltre che uniche realtà in grado di restituirci una produzione alimentare che, al contrario dell’agribusiness, possa mantenere il pianeta in salute, così come ben spiega il biologo statunitense Rob Wallace, che da 25 anni studia le interrelazioni fra il nostro modello produttivo e i nuovi patogeni, in una intervista a il manifesto: «Curare il gap tra economia ed ecologia è la primaria sfida scientifica e sociale del nostro secolo. Dobbiamo seriamente domandarci come tornare ad un’economia naturale, preservando i servizi ecosistemici che permettono di avere aria e acqua pulite, suolo fertile e di ridurre le possibilità di epidemie. I piccoli contadini e le popolazioni native mostrano che per secoli abbiamo utilizzato un tipo di agricoltura rigenerativa e non invasiva e quindi possiamo tornare a farlo, impiegando le risorse che ci permetterebbero di continuare a fornire il cibo di cui il mondo ha bisogno senza distruggere i mezzi con i quali lo produciamo realmente.» e come abbiamo avuto modo di raccontarvi in questo articolo «Covid-19: una questione ambientale»

Una visione che purtroppo si scontra con i forti interessi economici che dirigono politiche nazionali e internazionali.

Come conferma Fabrizio Garbarino, presidente di Ari: «In queste settimane abbiamo avuto l’ennesima riprova del peso dominante dell’agroindustria nelle politiche del Governo. Salvo rare ma importanti eccezioni, come la riapertura della vendita al dettaglio nel settore vivaistico, l’unica preoccupazione della Ministra Bellanova è stata quella di spianare la strada all’industria agroalimentare e della distribuzione per la loro riorganizzazione, come se fosse l’unico attore degno di nota della filiera del cibo».

Il produttore Enzo Pennisi mentre trasporta una cassetta di trunzo. Foto scattate presso il produttore Enzo Pennisi. Presidio del Cavolo Trunzo di Acireale – Acireale, Sicilia. (r) Paolo Andrea Montanaro

E invece, esistono quasi un milione e trecento mila aziende agricole di piccole e medie dimensioni che non hanno accesso ai canali della Gdo e che chiedono un intervento urgente del Governo.
Le misure e le richieste di Ari che potrebbero dare respiro a questa importante e sana economia italiana sono:

  • riaprire, anche con la partecipazione dei produttori stessi, i mercati contadini all’aperto
  • predisporre l’immediato versamento a saldo totale dei contributi Pac 2019 e l’accesso diretto dei produttori alle procedure per la richiesta dei contributi 2020

«Il modello legato alla piccola scala si conferma spina dorsale della produzione agroalimentare italiana e ora più che mai è necessario fare qualcosa per sostenerlo. Servono le azioni della politica per rafforzare la filiera, per una volta senza privilegiare – come è successo finora – un’agricoltura industriale che trova il favore della distribuzione organizzata. Ma serve anche che il consumatore diventi oggi ancora più esigente, sostenga, per quanto lo consente il rispetto delle norme restrittive in vigore, il consumo di prossimità, contribuisca in definitiva a restituire una luce di speranza a contadini, allevatori e trasformatori che oggi sono in affanno più per l’incertezza del futuro che per l’enorme difficoltà del presente» auspica Francesco Sottile, Comitato Esecutivo di Slow Food Italia.

Per approfondire quali sono le richieste specifiche fatte da Associazione Rurale Italiana in seguito al Decreto Cura Italia, qui il comunicato stampa.

Paola Nano
p.nano@slowfood.it

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