Covid-19, appello ai Ministri e al Presidente della Repubblica: regolarizziamo i braccianti stranieri per proteggerli da virus e caporalato

Mentre l’Italia si ferma per far fronte all’emergenza Covid-19 c’è un settore che insieme a quello sanitario è chiamato ad andare avanti ed è quello della filiera agroalimentare. Un comparto che in Italia fa ancora i conti con il fenomeno del caporalato che l’emergenza in corso rischia di aggravare.

Gli operatori del settore stanno denunciando la mancanza di manodopera, la nostra è un’agricoltura che in larga misura dipende dal lavoro stagionale di stranieri che, con le restrizioni imposte per impedire la diffusione del contagio, non possono raggiungere le aziende agricole italiane, che convivono con la paura di veder marcire la produzione a terra.

 

Nella complessità di questo scenario si aggiunge un altro fattore di rischio ed è quello di veder crescere lo sfruttamento di chi è già sul suolo italiano, ma senza tutele. A queste persone guarda la proposta lanciata da Terra! e Flai Cgil e sottoscritta da tante associazioni, compresa Slow Food Italia, e rivolta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e ai ministri Teresa Bellanova (Agricoltura), Nunzia Catalfo (Lavoro), Luciana Lamorgese (Interni) e Giuseppe Provenzano (Sud).

La proposta è quella di regolarizzare i braccianti stranieri per proteggerli dal caporalato e dal coronavirus.

Una proposta che parte dalla consapevolezza delle condizioni in cui troppo spesso vivono i braccianti che ci assicurano il cibo che destinato ad arrivare sulle nostre tavole. Luoghi insalubri dove gli inviti a lavarsi con frequenza le mani, a rispettare le distanze o a restare in casa, che scandiscono  il ritmo di vita di tanti italiani, suonano come minimo ipocriti. Se questi luoghi fossero colpiti dal nuovo coronavirus, ben presto si trasformerebbero in focolai della pandemia.

Ben venga la proroga dei permessi di soggiorno firmata da Luciana Lamorgese e le parole di Maria Teresa Bellanova che testimoniano la presa in carico del problema, ma occorre fare di più e in fretta.

Regolarizzare chi è costretto a vivere in queste condizioni, significherebbe agire a tutela dell’interesse nazionale e di un settore oggi più che mai strategico come quello della filiera agricola, facendo di questa emergenza e delle sue disastrose conseguenze un’occasione per alzare l’asticella dell’equità, significherebbe rifiutare un sistema di compromessi al ribasso che si paga sulla pelle di chi è più fragile, e fare un passo in più verso un futuro in grado di garantire un cibo buono pulito giusto e sano per tutti.

Giorgia Canali
g.canali@slowfood.it

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