India: il cotone Gm sul campo non funziona

Cotton_picking_in_IndiaTra infestazioni di parassiti, dispute legali e richieste di risarcimento, la terra dei campi di cotone in India sta tremando sotto i piedi della Monsanto. Da due mesi è in atto un braccio di ferro tra la multinazionale americana e il governo indiano, che ha ridotto di circa il 70% i prezzi delle royalties pagate dalle aziende locali per i semi Gm brevettati da Monsanto.

«Sta a Monsanto decidere se vogliono accettare questo tasso oppure no. Se non lo trovano fattibile, sono liberi di andarsene» ha dichiarato alla Reuters il viceministro dell’Agricoltura Sanjeev Kumar Baylan, aggiungendo che «questa avidità deve terminare». Più facile a dirsi che a farsi, dal momento che Monsanto, attraverso la joint venture locale Mahyco Monsanto Biotech (Mmb), controlla oltre il 90% del mercato indiano e rifornisce più di sette milioni di coltivatori di cotone. È proprio questa posizione di monopolio a giustificare l’intervento sui prezzi, secondo il governo. C’è però chi mette in relazione la scelta anche con altri e più preoccupanti risvolti, legati ai recenti insuccessi delle coltivazioni Monsanto nel ridurre le infestazioni di parassiti.

Il cotone Gm è stato introdotto nel Paese nel 2002 e venduto dal colosso dell’agrotecnologia dapprima nella varietà Bollgard I (BT I), libera da royalties, e poi nell’attuale Bollgard II (BT II). La prima infestazione di Pectinophora gossypiella viene documentata nel 2009 nello Stato del Gujarat: in seguito a questo fallimento, la Mahyco Monsanto ha sviluppato una seconda generazione di cotone transgenico che ha soppiantato la tecnologia originaria a partire dal 2012. Il cotone BT II, realizzato inserendo nella pianta due geni del batterio sporigeno Bacillus thuringiensis, è studiato per conferire resistenza a tre parassiti: l’American bollworm (Helicoverpa armigera), la tacna (Pectinophora gossypiella) e l’Earias vittella.

Qualcosa però sta andando storto.

Le indagini condotte dal Central Institute for Cotton Research hanno dimostrato che il 9% delle coltivazioni nel Gujarat sono state distrutte da una nuova infestazione di Pectinophora, iniziata nel 2014 e divenuta endemica lo scorso anno. Segno che anche il cotone BT II è vulnerabile agli attacchi degli stessi parassiti a cui avrebbe dovuto opporre maggior resistenza.

In almeno altri due Stati indiani, il Punjab e l’Harayana, è la mosca bianca a rappresentare un flagello per il BT II dopo due anni di siccità: il governo del Punjab ha già stanziato più di cento milioni di dollari di fondi per risarcire i contadini danneggiati (il 40% delle coltivazioni sarebbero state colpite), mentre lo Stato dell’Harayana sta valutando misure riparatorie.

La situazione è tanto grave da spingere la National Seed Association of India (Nsai), la lobby delle aziende sementiere, a rivolgersi alla Mahyco Monsanto per sollecitarla a prendere in carico eventuali risarcimenti: «Sarebbe importante per voi dichiarare che Bollgard II non offre protezione contro la Pectinophora, dal momento che gli insetti hanno sviluppato una resistenza» scrive l’associazione in una lettera inviata alla multinazionale lo scorso 21 febbraio. In mancanza di questa assunzione di responsabilità, avverte la missiva, l’industria delle sementi si troverà ad affrontare «enormi richieste di risarcimento… che vanno oltre le capacità finanziarie delle nostre aziende associate».

Secondo la Nsai, il raccolto dello scorso anno è gravemente compromesso nei principali insediamenti cotoniferi del Paese: oltre al Gujarat si segnalano danni alle colture negli Stati del Maharashtra, Karnataka, Andhra Pradesh, Telengana e Madhya Pradesh. In linea con questi allarmi sono i risultati del monitoraggio condotto in 44 distretti del Paese, fra il 2011 e il 2015, dal Central Institute for Cotton Research.

La Monsanto, per adesso, rifiuta di assumersi qualsiasi responsabilità: secondo i portavoce della compagnia, la resistenza dei parassiti sarebbe il risultato di pratiche scorrette messe in atto dagli agricoltori e dell’utilizzo di semi contraffatti. «La resistenza è un fenomeno naturale ed evolutivo» si legge inoltre in una nota: la soluzione? Affidarsi ai pesticidi. Curiosa ammissione, se si pensa che uno dei maggiori argomenti da parte di chi sostiene l’impiego di Ogm in agricoltura è proprio la possibilità di eliminare il ricorso ai pesticidi.

Dall’introduzione del cotone Gm, l’India è diventata il secondo maggior esportatore al mondo: tra gli 11 e i 12 milioni di ettari di terreno sono coltivati a cotone, per il 95% Gm. Ma la transizione non è stata indolore. I semi GM devono essere acquistati ogni anno dagli agricoltori e costano fino a 8mila volte di più di quelli tradizionali, che nel frattempo, a causa del monopolio Monsanto, sono pressoché scomparsi dal mercato.

Molte associazioni di categoria sono preoccupate dalla crescente dipendenza dai semi Gm così come dalla resistenza dei parassiti. Tra queste ci sono le organizzazioni degli agricoltori più vicine al primo ministro Narendra Modi, le quali domandano ormai, senza mezzi termini, il bando del cotone BT e un blocco alla prevista introduzione di nuovi Ogm, come i semi di senape.

Andrea Cascioli
a.cascioli@slowfood.it

Fonti:
Reuters
The Indian Express
Mint
Russia Today

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