Dieta, qualità del cibo e stili di vita giocano un ruolo determinante per la nostra salute.

Il sistema di produzione globale del cibo si basa su un’agricoltura intensiva che prevede l’impiego di pesticidi e fertilizzanti di sintesi per la produzione di alimenti processati e ad alto contenuto calorico, ricchi di additivi, conservanti, zuccheri e grassi saturi. Questa situazione crea squilibrio nelle dinamiche ambientali, economiche e sociali, specialmente nei paesi più deboli, generando numerosi problemi di salute pubblica, come obesità e malnutrizione.

Slow Food lavora per promuovere modelli di produzione, trasformazione e consumo il più possibile sostenibili e sani sia per la salute individuale sia per il pianeta. 

Nell’immaginario comune una dieta sana si associa spesso a privazione, restrizione calorica e monotonia. In realtà uno stile alimentare può essere sano e allo stesso tempo piacevole.

Il cibo che fa bene a noi fa bene anche all’ambiente e alla comunità.  

Ma come si può mangiare bene tutti i giorni? Non dobbiamo inventarci nulla di nuovo: attingiamo alle nostre ricchissime tradizioni gastronomiche, perché mangiare è un piacere, oltre che una necessità!

Come stiamo?

Le abitudini alimentari, la qualità del cibo e lo stile di vita determinano il nostro stato di salute e influenzano la nostra aspettativa di vita. 

Nel mondo sono diffuse tre forme di malnutrizione: per difetto (denutrizione), per eccesso (sovrappeso) o per abitudini inadeguate (carenza di micronutrienti).

Fonte: OMS, 2018

Le persone obese e in sovrappeso hanno almeno il doppio del rischio di sviluppare malattie cardiache, cancro e diabete, le cosiddette malattie non trasmissibili (MNT). Secondo l’OMS, in tutto il mondo il sovrappeso e l’obesità causano più decessi che il sottopeso e questo fenomeno colpisce prevalentemente le fasce più povere della società, in tutti i Paesi.

Malattie cardiache, cancro e diabete causano 41 milioni di morti ogni anno, pari al 71% di tutti i decessi nel mondo.

Source: The World Bank

 

Nel mondo l’aspettativa di vita media è cresciuta dai 52 anni nel 1960 ai 72 di oggi, ma esistono evidenti differenze tra i Paesi del mondo.
La povertà è un fattore determinante: in generale, se si è ricchi la vita media è di circa 80 anni, se si è poveri si riduce a 63 anni.

Ma se la vita si allunga, la salute si accorcia.

In Europa, gli ultimi 10 anni di vita sono segnati da malattia o disabilità (Fonte: Eurostat).
I sistemi industriali alimentari e agricoli stanno facendo ammalare le persone in vari modi, generando costi umani ed economici sconcertanti.

La buona notizia è che la maggior parte delle malattie che colpiscono la popolazione mondiale, compresi i tumori, possono spesso essere prevenute attraverso la dieta e lo stile di vita.

L’eccessivo consumo di zucchero, cereali raffinati, grassi saturi e alimenti altamente trasformati riduce l’aspettativa di vita. Limitare il consumo di cibo processato, evitare bevande zuccherate e consumare sale con moderazione può essere un modo per mantenersi in buona salute.

Il consumo di prodotti di origine animale (carni fresche ma anche trasformate) è inoltre eccessivo in moltissimi Paesi e, complessivamente, si è quintuplicato negli ultimi settant’anni. È necessario ridimensionare i consumi di alimenti di origine animale e aumentare quelli di origine vegetale: verdura e frutta in abbondanza, cereali integrali, legumi e semi oleosi, il tutto condito da grassi salutari, prevalentemente vegetali.

Come sta il pianeta?

La salute del pianeta è fortemente compromessa: i sintomi più evidenti sono la perdita di biodiversità e il cambiamento climatico. Il sistema di produzione del cibo ha un ruolo determinante.

Il modello agroalimentare industriale che si è affermato negli ultimi 70 anni per aumentare la produttività ha un impatto ambientale e sociale devastante: inquinamento delle falde, dei terreni e dell’atmosfera, riduzione della fertilità ed erosione dei suoli, danni al paesaggio, abbandono delle terre marginali, e una complessiva perdita della diversità, sia biologica sia culturale.

Negli ultimi 70 anni abbiamo distrutto i tre quarti dell’agrobiodiversità che i contadini avevano selezionato nei 10.000 anni precedenti. Poche multinazionali hanno preso il controllo del cibo, brevettando semi ibridi, fertilizzanti, pesticidi e diserbanti.

Nel 2019 la Fao ha pubblicato il primo rapporto sullo stato della biodiversità mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura. Secondo questo studio il collasso dell’intero sistema di produzione alimentare è inevitabile se non invertiamo lo stato delle cose entro 10 anni (Fonti: FAO, The state of the world’s biodiversity for food and agriculture, 2019 e IPBES, Global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem Services, 2019).

Dall’era preindustriale la temperatura media della superficie terrestre è salita di 1,5°C. Se non si interviene, a fine secolo la temperatura media potrebbe salire di 5°C: una febbre altissima per il pianeta. Oltre, le temperature non saranno compatibili con la vita sulla Terra.

Il surriscaldamento del pianeta provoca:

Aumento della temperatura degli oceani e del livello dei  mari e scioglimento dei ghiacci dell’Artico

Acidificazione degli oceani

Aumento degli eventi climatici estremi: siccità, inondazioni, mareggiate, incendi, tempeste…

Aumento delle migrazioni: oggi i profughi climatici sono 25 milioni l’anno, ma potrebbero diventare un miliardo nei prossimi 40 anni.

 

Una dieta sana è anche amica del clima

Le nostre scelte alimentari quotidiane hanno un impatto sulla nostra salute, ma anche sul clima: scegliere più vegetali e legumi e ridurre la carne e i cibi industriali comporta infatti un notevole risparmio di emissioni di CO2.

Scopri la dieta sana per te e per l’ambiente >>