Il land grabbing priva i piccoli produttori locali dei loro mezzi di sussistenza

Ethiopia, Awash, near Amibara and the Aledeghi natural reserve. Sugar cane cutlings are planted. This territory is included in the government-owned Metahara Sugar Factory's  20 thousand hectare expansion plan, in the context of boosting sugar and biofuel production.

 «Il land grabbing? Significa privare i piccoli produttori locali dei loro mezzi di sussistenza e della loro economia di base, senza nemmeno interpellarli». A parlare così, senza eufemismi, in un’intervista rilasciata tempo fa alla rivista italiana di Slow Food, era stato Nyikaw Ochalla, rifugiato indigeno Anuak e fondatore dell’Anywaa Survival Organisation per la giustizia sociale e per lo sviluppo sostenibile in Etiopia, che continuava: «La popolazione non è mai stata interpellata. Semplicemente, un giorno arrivano macchine e trattori a invaderci e la gente non può far altro che stare a guardare. Alcuni decidono di andarsene, lasciano il loro territorio ancestrale, altri vengono impiegati in lavori manuali, spesso i più duri, dai nuovi “proprietari” su quella che prima era la loro terra». Una soluzione? Ochalla la lasciava trapelare… «Penso che l’unico modo possibile di limitare il land grabbing sia potenziare la piccola agricoltura, che non ha nessun impatto sul pianeta e risponde alle esigenze alimentari locali, mentre i grandi progetti portano solo inquinamento e disequilibri ecologici». Di etnia Anuak, Niykaw è nato nella regione di Gambela, al confine con il Sudan, uno dei paesi più colpiti dal fenomeno crescente dell’accaparramento delle terre.

Ethiopia, Gambella.  Burning forest around the Karuturi facility to allow access to bulldozers preparing the ground for oil palm and sugar cane plantations. The plan is to extend the initial 100.000 hectares to a total of 300.000, including a canal for channelling the waters of the Boro River to irrigate the plantations. The area is near a national park where the second largest animal migration in Africa occurs. It also borders a 300.000 hectare compound leased to Saudi Star, controlled by Al Amoudi, a Sheikh of Ethiopian origins. The activities of these and other investors have led Human Rights Watch to denounce the dangers of land leasing. Karuturi claims they have produced environmental impact reports and preserved the free movement of animals through corridors of intact forest.

Benché l’intervista risalga ad alcuni anni fa, il fenomeno del land grabbing è lungi dall’essersi arrestato. In Etiopia è tuttora in corso un violento accaparramento di terra che sta sfrattando le tribù della bassa Valle dell’Omo dalle terre ancestrali per far spazio a piantagioni industriali di canna da zucchero, palma da olio, jatropha, cotone e mais. Migliaia di persone sono già ridotte alla fame e alla disperazione. Come se non bastasse, la diga Gibe III, realizzata dall’italiana Salini Costruttori, porrà fine alle esondazioni naturali del fiume da cui molte tribù dipendono per le loro coltivazioni e causerà un drammatico abbassamento del livello del lago Turkana, in Kenya, da cui molti altri popoli dipendono per il sostentamento.

Se gli sfratti e la politica di “villagizzazione” – operati dalle autorità etiopi senza il consenso libero, prioritario e informato delle comunità coinvolte – non saranno fermati subito, secondo gli esperti potrebbe scoppiare una grave crisi umanitaria che tra la bassa valle dell’Omo, in Etiopia, e il lago Turkana in Kenya, comprometterà la sicurezza alimentare di 500.000 persone rimaste fino a oggi largamente autosufficienti in uno degli ambienti più ostili e fragili del pianeta.

La situazione sta precipitando rapidamente, minacciando anche di intensificare i conflitti nel Corno d’Africa e di distruggere in modo irreversibile due dei territori a maggiore diversità biologica e culturale della Terra, entrambi Patrimonio dell’Umanità Unesco. Nonostante le gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani praticate dal governo etiope per ridurre al silenzio il dissenso dei popoli indigeni e della società civile, il programma di villagizzazione e sviluppo prosegue, con il sostegno diretto e/o indiretto delle principali agenzie di cooperazione straniere.

Di questi argomenti parleranno oggi e domani a Milano Nyikaw Ochalla insieme a Gordon Bennett (avvocato, esperto di diritto internazionale e diritti umani, Uk), Claudia J. Carr (Università della California, Berkeley), Ikal Ang’elei (portavoce indigena Turkana, Kenya, e co-fondatrice di Friends of Lake Turkana) e Will Hurd (direttore di Cool Ground, Usa), in un convegno e un dibattito organizzati e promossi da Survival International. Data la concomitanza con Expo, non c’è modo migliore «per rispondere ad alcune delle sue sfide più stringenti, quali la sicurezza alimentare e la tutela della diversità biologica e culturale nel mondo» ha dichiarato Francesca Casella, direttrice di Survival International Italia.

Clicca qui per scaricare il programma

  • Hai imparato qualcosa di nuovo da questa pagina?
  • SiNo