Difendere la biodiversità è la strada per la pace

In questi giorni, in Svizzera, delegati di tutto il mondo si sono riuniti per parlare di biodiversità e decidere il da farsi per arrestarne la progressiva distruzione. La conferenza di Ginevra, che chiude proprio oggi, è una tappa fondamentale verso la COP 15, la Convenzione sulla diversità biologica in programma a Kunming, Cina. Eppure, sui mezzi di comunicazione, non c’è traccia alcuna di questo incontro né del suo esito.

Forse perché, in un momento così grave, con la guerra alle porte, le priorità sono altre e non ha senso parlare di biodiversità?

 

Lo abbiamo chiesto a Telmo Pievani, filosofo ed evoluzionista, professore di filosofia delle scienze biologiche all’Università di Padova.

«L’Italia è il paese europeo con la più alta biodiversità, e nessuno ne parla. Camminiamo su un tesoro avuto in eredità dalla storia naturale e culturale della nostra penisola, e nessuno ne parla. A Ginevra si è appena svolta la Conferenza mondiale sulla biodiversità, e nessuno ne parla. È un grave errore di prospettiva, anche in giorni atroci di guerra come questi. Le guerre sono un’invenzione umana recente, non un dato di natura ineluttabile. Gli esseri umani si fanno la guerra da quando devono accaparrarsi risorse e territori. Quelle risorse vengono dalla natura, dalla biodiversità. Non sono nostre di diritto. Alcune di quelle risorse, poi, non sono rinnovabili, come i combustibili fossili, che si chiamano così perché frutto della biodiversità vegetale di milioni di anni fa; o come le specie, che quando si estinguono sono perse per sempre. Non essendo rinnovabili, diventeranno sempre più scarse, quindi più care.

Scateneranno appetiti crescenti e genereranno conflitti sempre più tragici. Dobbiamo modificare profondamente e rapidamente i nostri modelli di sviluppo e di consumo delle risorse. Più aspettiamo e più pagheremo caro. Quindi, difendere la biodiversità, interrompere la deforestazione, eliminare gli sprechi, e passare velocemente a risorse rinnovabili è la strada per la pace. Oggi la specie umana possiede armi così sofisticate e potenti, che il loro uso può porre fine al nostro percorso evolutivo. Nessuno può illudersi di vincere una guerra, nel 2022. Tutte le guerre sono guerre perse. Come la schiavitù e altre infamie che non erano affatto scritte nell’ordine naturale delle cose, anche la guerra deve diventare un tabù».