Concorso Lingua Madre presenta Andreea Luminita Dragomir, il profumo del ricordo.

Oggi siamo a Torino, al Salone Internazionale del Libro in compagnia della scrittrice romena Andreea Luminita Dragomir. Andreea è la vincitrice del Premio Speciale Slow Food-Terra Madre nell’ambito della XIV edizione del Concorso Lingua Madre e il suo racconto Un lascito sarà pubblicato nell’antologia Lingua Madre Duemiladiciannove – Racconti di donne straniere in Italia (Edizioni SEB27), che uscirà il prossimo autunno.

Il Premio Speciale Slow Food – Terra Madre del Concorso è assegnato all’autrice straniera del racconto maggiormente ispirato ai temi legati al cibo e alla sua produzione. Andreea è stata premiata con la seguente motivazione: «I lasciti non sono solo materiali, sono anche immateriali, impalpabili, e toccano le corde dell’anima. Tutte le vite si compongono di ricordi e questi mutano impercettibilmente con il passare del tempo. Ad Andreea Luminita Dragomir il merito di aver racchiuso, in poco spazio, un bellissimo patrimonio di profumi e sapori».

Andreea, nata a Oradea (Romania), mediatrice culturale, amante della cucina e scrittrice di racconti e poesie, vive in Italia da 11 anni. Attraverso il suo racconto è stata capace di trasmettere i profumi, i colori e i ricordi della sua infanzia e della sua terra ma non solo. Le sue parole creano un ponte che unisce il suo passato al suo presente, una vita in continuo mutamento che ha deciso di condividere con noi. Le abbiamo fatto qualche domanda.

Quale pensi che sia il legame esistente tra cibo e processo migratorio?

Trasferirsi in un nuovo paese significa cambiare completamente prospettiva. Tutto è diverso, dalle abitudini al cibo. Il processo migratorio è una cosa che avviene per gradi: man mano che vivi il paese che ti ospita, tante cose iniziano a cambiare. Cambia il modo in cui si percepiscono le persone che ti stanno attorno, inizi a fare amicizia, le notizie che arrivano dal tuo paese di origine iniziano a essere interpretate in un altro modo. Penso di essermi portata tantissimo dietro dal mio territorio. Sono emigrata all’età di 27 anni, quindi ho passato la maggior parte della vita nel mio paese, a stretto contatto con la natura. Sono infatti molto legata ai piatti della tradizione anche se li cucino meno di quanto dovrei. Il legame con il cibo è forte, tanto che con mia madre abbiamo anche provato a piantare alcune specie autoctone rumene in Italia, anche se non è facile reperirle, ma per fortuna ci sono i contadini del mercato di Porta Palazzo di Torino che ne coltivano molte nel proprio orto in Piemonte. Ora anche altri mercati più piccoli si stanno attrezzando visto l’aumento della popolazione rumena in Italia. Insomma, il legame con la propria tradizione gastronomica rimane forte, anche se alla fine tutto diventa più ibrido.

Qual è il valore affettivo dei piatti e dei profumi di cui parli nel tuo racconto?

Per me cucinare è come respirare, è la base di quello che sono. Senza questi profumi dell’infanzia, della frutta, dei fiori, non sarei la stessa persona, rappresentano tutta la mia vita. Sono state mia nonna materna e mia madre a insegnarmi l’amore per la cucina fin da quando le osservavo incantata a impastare le tagliatelle o a preparare il panettone rumeno. Con il tempo la cucina è diventata importante, ho iniziato ad appassionarmici anche io e da quando sono diventata vegana per me cucinare ha un ruolo ancora più importante. Il cibo non è altro che un mezzo di comunicazione attraverso il quale esprimiamo cosa vogliamo offrire alle persone.

Come mai hai voluto partecipare al concorso Lingua Madre?

Ho avuto il grande dono di avere una bravissima insegnante di italiano che si chiama Gabriella Montone, deceduta a settembre 2018. Gabriella è stata molto più di un’insegnante di italiano, è stata un’amica per me e per tutto il nostro gruppo di donne straniere con cui condividiamo un laboratorio di scrittura. Parlandomi del concorso mi aveva detto di creare un racconto che ho scritto nel 2016 e che è poi stato pubblicato. Questa pubblicazione è stata molto importante in quel periodo della mia vita. Da lì ho continuato a scrivere insieme a Gabriella. Prima che lei si ammalasse ho deciso di mandare uno dei racconti rivisti con lei, al concorso. Non avrei mai pensato di vincere ma ci ho voluto provare lo stesso e quando mi è stata comunicata la notizia ho pensato subito a Gabriella. Sarebbe stata contenta di saperlo.

Giulia Rubino

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