Vino contraffatto. Slow Food: «Grazie agli organismi di vigilanza, ma servono rapporti diretti tra produttori e consumatori»

Slow Food Italia esprime la sua soddisfazione per l’indagine condotta dai Carabinieri del Nac che, sotto il coordinamento del sostituto procuratore di Reggio Emilia Maria Rita Pantani e con il contributo del personale dell’Area Antifrode della Direzione Interregionale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e del servizio Antifrode dell’Ufficio delle Dogane reggiano hanno consentito il fermo di alcune persone che producevano e commercializzavano “Wine Kit” per la creazione di vini italiani contraffatti. Questo caso riporta tuttavia l’attenzione sulla necessità di adottare provvedimenti legislativi più severi sul tema delle frodi alimentari, purtroppo sempre più di attualità, e in molti casi non si tratta semplicemente di pratiche commerciali scorrette e sleali che nuociono economicamente ai produttori onesti e ai consumatori, situazione già grave, ma spesso mettono anche in pericolo la salute.
«Queste frodi si potrebbero prevenire stroncando sul nascere fenomeni come i wine kit e invece la messa al bando dell’UE è arrivata solo dopo che questi preparati, che nulla hanno a che fare col vino, avevano trovato ampia diffusione commerciale, soprattutto sul web», commenta Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia. «Il vino di qualità, come tutti i prodotti alimentari, è il frutto di tanto lavoro, passione ed esperienza, che non possono essere in alcun modo sostituiti da ricette miracolose. Ecco perché vicende come queste, se da una parte ci tranquillizzano per l’attenzione con cui operano gli organismi di vigilanza, dall’altra ci insegnano che è fondamentale stabilire rapporti più diretti fra chi produce e chi acquista prodotti alimentari».
Slow Food è da sempre attenta al mondo del vino e nasce proprio prestando attenzione a questo mondo in anni difficili. Dal lontano 1986 numerose sono state le attività, le pubblicazioni e gli eventi rivolti a far crescere la consapevolezza su questo settore, non solo ponendo attenzione a quanto c’è nel bicchiere, ma soprattutto ai produttori, ai contadini e al modo di lavorare la terra. Dai corsi agli incontri con i produttori, da Slow Wine, una guida che esplora l’universo vino in un modo nuovo, alla Banca del Vino di Pollenzo, ideata per costruire la memoria storica del vino in Italia, la centralità al mondo del vino si è protratta nel tempo cambiando forme e modalità.

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