«Vi racconto la mia gente»

«Carlin non ha fatto il reduce dei tempi andati, ha raccontato il passato ma sempre con uno sguardo al futuro. È un pifferaio magico che in queste storie suona in diversi registri», esordisce così il caporedattore centrale de La Repubblica, Ettore Boffano, presentando al Salone del Gusto e Terra Madre di Torino il nuovo libro di Carlo Petrini, già disponibile in libreria. A tre anni dal primo volume Gente di Piemonte, prosegue il viaggio del presidente di Slow Food tra e con la gente che vive nella sua regione. Le storie scovate in angoli spesso sperduti, lontano dai riflettori dei grandi centri. Con i protagonisti si raccontano le realtà di un luogo, le sue tradizioni, la vita della comunità. Ed è cosi che conosciamo il cantastorie e il poeta, il giocatore di palla pugno, il partigiano, la pastora valdese, l’artigiano e l’apicoltore. «Quando abbiamo cominciato questa rubrica, per noi era una sfida: Carlin ci dava la possibilità di far scoprire l’altro Piemonte, fuori dalle mura di Torino», continua Pier Paolo Luciano, caporedattore de La Repubblica.

 

Come il primo volume, anche questo Storie di Piemonte, edito da Slow Food Editore, raccoglie i racconti pubblicati dal 2010 al 2012 ogni domenica sulle pagine de La Repubblica Torino nell’omonima rubrica, appuntamento fisso da ormai cinque anni. «In Storie di Piemonte c’è l’integrazione di chi proviene dall’estero e porta in Italia il suo savoir faire, ma anche quella che attraversa le generazioni, unendo in modo indissolubile i ricordi di giovani e anziani. Non scordiamoci che proprio gli stranieri sono la nostra nuova Italia; ad esempio, nelle mie Langhe non ci sarebbero né Barolo né Barbaresco senza i 10.000 macedoni che lavorano nelle vigne», racconta Petrini. «Questo libro è legato a doppio filo al mio territorio, sempre e comunque. E territorio significa tradizioni, ricordi, piccoli gesti, parole. Io penso sempre in piemontese, perché è solo la nostra lingua madre che ti permette di essere il più sincero possibile», continua. «Ma non dimentichiamoci che non esiste identità senza scambio, non esiste futuro senza rispetto per la memoria».

 

«Sono molto affezionato a questo appuntamento, e ogni storia ha un posto speciale nel mio cuore. Ma tutto questo non sarebbe possibile senza il mio prezioso gruppo di lavoro, insostituibile nel reperimento dei materiali». Così un sorridente Carlo Petrini conclude la presentazione, seduto comodamente tra la sua gente al Salone del Gusto e Terra Madre, chiacchierando, rispondendo alle molte domande e alternando italiano e piemontese, in un incontro semplice, conviviale e coinvolgente.

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