Un segnale concreto per contenere il consumo del suolo

Nelle legge di stabilità vincolo per gli oneri di urbanizzazione

ecomostroÈ fondamentale che a cominciare dalla Legge di Stabilità 2016 Parlamento e Governo diano un chiaro segnale per dimostrare che intendono attuare misure concrete per contenere il consumo del suolo, reintroducendo il vincolo di destinazione dei proventi derivanti dagli oneri di urbanizzazione per migliorare la qualità delle nostre città e per evitare che i Comuni siano tentati di favorire l’espansione edilizia pur di fare cassa.

Nel giorno in cui scadono i termini per presentare gli emendamenti alla Legge di Stabilità in commissione a Montecitorio, questa  è la richiesta contenuta in una Lettera Aperta inviata oggi ai Capigruppo e ai Membri della V Commissione Bilancio della Camera e ai Ministeri interessati (Ambiente, Beni Culturali, Agricoltura, Trasporti e Infrastrutture) da FAI, INU, Legambiente, LIPU, Slow Food Italia e WWF, che ricordano come si debba semplicemente dare immediata attuazione a quanto previsto nel disegno di legge governativo sul ‘contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato’ (AC n. 2039), che ancora stenta nel suo percorso parlamentare, a giusto coronamento del 2015, proclamato  “Anno Internazionale dei Suoli” dalle Nazioni Unite.

Le associazioni si fanno interpreti di un vasto movimento di opinione, che raccoglie anche il Forum Nazionale Salviamo il Paesaggio, e ricordano nella Lettera Aperta che nell’articolo 10 del ddl sul consumo del suolo, atteso dal 2012, è contenuta una norma di assoluto buon senso sulla destinazione dei proventi dagli oneri di urbanizzazione nella quale si contempla che “i proventi dei titoli abilitativi edilizi (…) sono destinati esclusivamente e senza vincoli temporali alla realizzazione e alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria…”.

Le Associazioni ricordano che con la riforma del Codice dell’Edilizia si permise un uso assai disinvolto di questi introiti per coprire fabbisogni di cassa delle amministrazioni, autorizzando i comuni a utilizzare il territorio non come risorsa della comunità da amministrare con consapevolezza, ma come patrimonio disponibile per espansioni urbanistiche generatrici di entrate fiscali. Si tratta di un espediente contabile di corto respiro che ha consentito il consolidarsi di una discutibilissima prassi che ha permesso di attingere, senza alcun limite, a una risorsa ambientale scarsa e non rinnovabile, semplicemente per far fronte a fabbisogni di cassa.

Per le associazioni, con l’approvazione nella Legge di Stabilità 2016 delle disposizioni contenute dall’articolo 10 del disegno di legge sul consumo del suolo  è possibile riaffermare nel nostro ordinamento un principio di responsabilità e sostenibilità contabile e amministrativa. È anche con questo strumento che si  potranno contenere, secondo le associazioni, le dinamiche che da decenni causano una perdita irreversibile di superfici agricole sacrificate a espansioni urbane e infrastrutturali. L’ISPRA certifica le cifre preoccupanti della perdita di superfici agricole, nonché la velocità con cui, ogni giorno,  70 ettari circa di suolo del nostro Paese scompaiono sotto coltri di cemento e asfalto: un dato inaccettabile.

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