Slow Food sulle proteste degli agricoltori: «Serve una transizione giusta e inclusiva per tutti, anche per chi coltiva»

La rete di Slow Food in Germania manifesta a sostegno di agricoltori e ambiente.

Gli agricoltori hanno bisogno di prezzi equi per i loro prodotti, di politiche lungimiranti e impegni di finanziamento sicuri

A seguito delle mobilitazioni dei giorni scorsi in Germania – e anche in Francia – quando colonne di trattori hanno bloccato le strade, la rete di Slow Food in Germania scende in piazza a sostegno degli agricoltori e di politiche agricole realmente attente all’ambiente e alla sostenibilità.

Si svolge oggi, sabato 20 gennaio, a Berlino la manifestazione annuale “Wir haben es Satt! (Siamo stufi)”, coordinata da una coalizione di oltre 50 organizzazioni, tra cui Slow Food Germania.

Giunta alla sua ventiquattresima edizione, la manifestazione si oppone, e sensibilizza l’opinione pubblica sul tema, alle conseguenze negative dell’agribusiness, tra cui la minaccia alla sussistenza di molte piccole aziende agricole, l’erosione del diritto dei consumatori alla trasparenza e alla scelta, la crescente omologazione dei sapori e, quindi, la perdita di biodiversità. L’agricoltura industriale mette a rischio la diversità delle colture nei campi, contribuisce sostanzialmente alle emissioni globali di CO2 e disperde sostanze inquinanti nei terreni e nelle falde acquifere, impoverendo le proprietà nutrizionali degli alimenti e compromettendo la nostra salute.

Agricoltori, convenzionali e biologici, ambientalisti e animalisti, attivisti della cooperazione allo sviluppo e del movimento alimentare, giovani impegnati e cittadini critici si uniscono per scendere in strada e sostenere un’agricoltura rurale, più ecologica e priva di Ogm.

La manifestazione di quest’anno fa seguito a un’altra mobilitazione, tenutasi nei giorni scorsi, in cui colonne di trattori hanno bloccato le strade della Germania.

Nina Wolff, presidente di Slow Food Germania e membro del Consiglio internazionale di Slow Food, commenta: «Le proteste si svolgono in un contesto di decenni di politica agricola sbagliata, che noi critichiamo fortemente. I nostri agricoltori hanno bisogno di prezzi equi per i loro prodotti, di politiche lungimiranti e impegni di finanziamento sicuri, che oggi ancora mancano, per ristrutturare l’agricoltura nel rispetto del clima e degli animali. Anche noi ne abbiamo abbastanza! L’opposizione del settore agricolo all’annuncio dei tagli ai sussidi a breve termine era prevedibile. La transizione verso la sostenibilità è urgente, ma deve essere inclusiva e consentire a tutti di fare la propria parte. Ci opponiamo alla strumentalizzazione delle proteste da parte di gruppi di estrema destra che dichiarano di rappresentare gli agricoltori con il solo intento di raccogliere voti in vista delle elezioni europee del 2024, mettendo così in ombra l’importante discussione pubblica sulla necessaria transizione dei sistemi alimentari».

Negli ultimi anni, gli agricoltori industriali europei hanno protestato con forza contro politiche come il Green Deal, che favoriscono sistemi alimentari equi, sani e rispettosi dell’ambiente, ma colpiscono il settore agricolo industriale, responsabile del 14% circa delle emissioni globali di gas serra. Nei Paesi Bassi, in Belgio, Irlanda, Spagna e Francia abbiamo assistito a iniziative simili, con convogli di trattori scesi in strada per protestare contro politiche per la protezione del pianeta che, a dire dei manifestanti, costano troppo.

Marta Messa, Segretario generale di Slow Food, spiega: «Gli agricoltori sono schiacciati tra le pressioni delle politiche, dell’industria alimentare e della grande distribuzione. Fin dal 1960, i sussidi più generosi, erogati dalla Politica agricola comune, e tutti i servizi di consulenza su cui si basano, sono fortemente orientati verso l’agricoltura industriale e l’aumento della produzione. Non sorprende, dunque, che il cambio di rotta richiesto dalle nuove politiche sia accolto dagli agricoltori industriali con frustrazione e resistenza.

Agricoltura e ambiente non sono in opposizione. Gli agricoltori dipendono dalla natura, l’agricoltura ha bisogno di un ambiente sano per prosperare. Eppure, oltre l’80% degli habitat in Europa è in crisi e le rese di alcune colture sono già state danneggiate da terreni poveri, mancanza d’acqua ed eventi meteorologici estremi.

La vera minaccia è l’attenzione che le proteste degli agricoltori hanno attirato da parte dei partiti di estrema destra e populisti, oltre che dai teorici del complottismo. Avvicinandoci alle elezioni del Parlamento europeo e alle otto elezioni nazionali che si terranno quest’anno in Europa, dobbiamo continuare a lavorare per una transizione giusta e inclusiva, respingendo ogni tentativo di gruppi politici di spingere le nostre società verso politiche che ci allontanano da un cibo buono, pulito e giusto per tutti», conclude.

Slow Food si batte per un cambiamento dei sistemi alimentari a beneficio dell’ambiente e del clima e sostenendo i produttori.


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