Slow Food sulla Pac: «Bene le strategie che puntano all’agroecologia, adesso piani nazionali all’altezza del Green Deal»

I produttori alle istituzioni europee e ai rappresentanti di Italia e Germania: «Sogniamo una Pac che premi chi mantiene i terreni sani»

Il voto finale del Parlamento europeo sulla nuova Politica agricola comune (Pac), avvenuto lo scorso ottobre, ha di fatto cancellato le speranze di vedere approvata una politica agricola in grado di far fronte alle sfide e alle necessità del futuro e di stimolare nuove sinergie tra agricoltori, consumatori e ambiente.  

Ora la palla passa a ogni singolo Paese membro dell’Unione europea, chiamato a mettere a punto il proprio Piano strategico nazionale.

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Su questo si sono confrontati rappresentanti della Commissione Europea (in particolare della Direzione generale per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale), dei ministeri dell’Agricoltura di Germania e Italia, nonché agricoltori ed esperti della rete italiana e tedesca di Slow Food riuniti dal movimento della Chiocciola nella conferenza La Politica agricola comune. Mantenere alta l’ambizione in Europa (attualmente disponibile a questo link). Organizzato nell’ambito di Terra Madre Salone del Gusto 2020, l’incontro è stato l’occasione per discutere dell’agricoltura europea del futuro e di come i singoli piani nazionali possano dare concretezza alle ambizioni ambientali e sociali comunitarie espresse dal Green Deal.

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L’agroecologia può essere la soluzione

«I sistemi alimentari basati sull’agroecologia possono essere la soluzione ai problemi ambientali perché favoriscono il cosiddetto “sequestro del carbonio” da parte dei suoli, assicurano varietà di colture e proteggono la biodiversità dei nostri ecosistemi» ha dichiarato Marta Messa, direttrice di Slow Food Europa. «Come Slow Food siamo felici che sia la strategia Farm to Fork sia la Strategia per la biodiversità menzionino espressamente l’agroecologia. Era l’ora. Adesso è fondamentale che i Piani strategici nazionali siano ambiziosi quanto il Green Deal, perché fissare obiettivi più bassi comprometterebbe ulteriormente i nostri ecosistemi e la società, mettendo a repentaglio la sopravvivenza di chi adotta un metodo agroecologico su piccola scala. Non possiamo permettercelo».

A proposito di produttori, nel corso della conferenza è intervenuto l’agricoltore tedesco Amadé Billesberger che, nei pressi di Monaco di Baviera, lavora secondo l’approccio biologico.

«I piccoli agricoltori sono i custodi di biodiversità e qualità, eppure l’attuale Pac spesso li costringe a chiudere» ha dichiarato Billesberger, sottolineando il paradosso che caratterizza le politiche alimentari attualmente in vigore, che tendono a premiare i produttori più grandi. «Perché i contadini ricevono finanziamenti indipendentemente da come coltivano il loro cibo? Personalmente sogno una Pac che preveda sussidi in base all’impegno nel produrre terreni sani».  

L’agricoltura è un argomento complesso, che si intreccia con temi importanti come il cambiamento climatico, la tutela della salute e il futuro delle prossime generazioni. Come ha ricordato Gijs Schilthuis, capo unità della Direzione generale dell’Agricoltura e dello Sviluppo rurale della Commissione europea, «le politiche agricole devono rispondere alle sfide attuali» dal momento che il modello di produzione alimentare industriale convenzionale risulta essere una delle cause principali della perdita di biodiversità, del consumo di acqua, dell’inquinamento atmosferico e del cambiamento climatico. «Siamo passati dal dire “Abbiamo bisogno di una Politica agricola comune” ad “Abbiamo bisogno di una Politica agricola comune inserita in una politica alimentare più ampia”». 

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Anche i rappresentanti dei ministeri dell’Agricoltura di Italia e Germania hanno riconosciuto la necessità di agire a livello nazionale affinché si giunga a una politica alimentare e agricola più sostenibile e più verde. «Per quanto riguarda l’assegnazione dei sussidi, gli obiettivi della Pac sono molto ambiziosi: rappresenta il 30% del bilancio europeo, e credo che sia il modo giusto di agire» ha commentato il rappresentante del governo italiano Fabio Pierangeli. «Dobbiamo rafforzare il tessuto socio-economico delle nostre aree rurali che si trovano ad affrontare sfide importanti come lo spopolamento» ha aggiunto Gisela Günter riferendosi al contesto tedesco.

Come detto, sono in corso le discussioni su come progettare la nuova Pac a livello nazionale: crediamo che, in questa fase, coinvolgere attivamente tutti gli attori rilevanti, compresi gli agricoltori di piccola scala, sarebbe di grande beneficio: «Il puzzle dell’Europa è fatto da piccoli e grandi tasselli, tutti ugualmente importanti, compresi gli agricoltori con le loro conoscenze, la loro esperienza e il loro naturale amore per l’agricoltura» ha aggiunto Francesco Sottile, del Comitato Esecutivo di Slow Food Italia. 

Noi di Slow Food crediamo che l’agroecologia sia la chiave per mettere in atto quella transizione verso sistemi alimentari sostenibili in Europa che non è più rimandabile. Per questa ragione esortiamo gli Stati membri a mettere a punto i Piani strategici nazionali seguendo un approccio coraggioso e innovativo, contribuendo così a costruire l’agricoltura locale ed europea dei prossimi anni.

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