Slow Food e McDonald’s: due filosofie agli antipodi

E’ di questi giorni la notizia che McDonald’s apre alla diversificazione delle proposte gastronomiche. Una serie di nuovi menu etnici e “ispirati” alle tradizioni culinarie dei vari paesi andrà ad arricchire l’offerta del colosso della ristorazione fast. In questo modo – a detta dei media – sembra quasi che McDonald’s si sia convertito alla filosofia “slow food”: sotto la M dorata a Roma si mangerà la pizza, a Tokyo il sushi, a Città del Messico burritos e taco e a New York le torte casalinghe della nonna.

Potrebbe anche sembrare una lodevole iniziativa, che però è lontana anni luce da quanto il movimento internazionale Slow Food promuove e sostiene da sempre.La scelta di McDonald’s di adeguarsi alle richieste dei vari mercati locali non ci convince affatto: crediamo infatti che le specialità “tipiche” servite nei ristoranti della catena saranno comunque omologate, prodotte in grandi quantitativi e quindi distanti dai veri sapori del patrimonio della cucina tradizionale di ogni paese.

Equiparare il concetto dello “slow food”, termine mutuato dal nome del nostro movimento, per descrivere le nuove scelte di marketing di McDonald’s ci sembra perlomeno fuorviante e poco appropriato.

Da sempre Slow Food si fa promotore della diffusione della cultura del gusto, della salvaguardia dei sapori autentici e dei prodotti di qualità del territorio, esaltadone la diversità e le caratteristiche irripetibili al di fuori del loro luogo d’origine.Ecco perché ribadiamo che tutto ciò non ha nulla a che vedere con il modello globalizzato di McDonald’s