Slow Food e il governo brasiliano sottoscrivono un accordo di cooperazione per lo sviluppo agricolo

Il Ministro dello Sviluppo Agricolo (MDA) del Brasile Miguel Soldatelli Rossetto, il Vice-ministro Humberto Oliveira e il presidente di Slow Food Carlo Petrini hanno sottoscritto in questi giorni un accordo importante, che sancisce e consolida un lungo rapporto di collaborazione e amicizia fra la nostra associazione e il Brasile.
Si tratta di un accordo di cooperazione tecnica che mira a contribuire allo sviluppo delle regioni brasiliane dove è predominante l’agricoltura fatta dai piccoli produttori, e che sarà ufficializzato con la pubblicazione sul “Diário Oficial da União”, la Gazzetta Ufficiale del Brasile.
L’accordo con il MDA (Ministério do Desenvolvimento Agrário) prevede un impegno che consiste in una collaborazione concreta garantita da un team di esperti per identificare prodotti da salvare su tutto il territorio brasiliano, nello sviluppare nuovi Presìdi e nel portare a Torino, in occasione di Terra Madre (20-23 Ottobre), una folta delegazione di ben 180 produttori brasiliani.

Questo legame tra Slow Food e il Brasile – inaugurato anni fa con il progetto “Tavole Fraterne” che vide il finanziamento per la mensa dell’ospedale degli indios Yanomami nella regione amazzonica di Roraima, fino al recente sostegno al programma Fame Zero di Lula – si è infine concretizzato con una strategia comune.

Ma ripercorriamone la storia recente:

1995: all’interno dell’iniziativa “Tavole Fraterne” con il progetto Hekura Slow Food sostiene il mantenimento della mensa ospedaliera degli indios Yanomani nella regione amazzonica di Roraima

2002: nasce in Amazzonia uno dei primi Presìdi internazionali: il guaranà autentico, raccolto nella foresta e trasformato artigianalmente dagli indios Sateré Mawé nella zona a cavallo tra gli stati dell’Amazonas e del Parà.

2003: nel mese di aprile Slow Food firma con il governo brasiliano un protocollo d’intesa per la realizzazione di progetti a sostegno della salvaguardia delle piccole produzioni agricole tradizionali all’interno del progetto Fame Zero

2003: nel mese di ottobre il Premio Slow Food per la Biodiversità viene assegnato alla tribù indigena dei Krahô per aver ricominciato a seminare il mais autoctono pôhypey e ricreato la loro microeconomia tradizionale

2004: nel mese di luglio Slow Food e il MDA siglano un accordo di cooperazione tecnica per lo sviluppo dell’agricoltura sostenibile

2004: tra il 20 e il 23 ottobre oltre 180 rappresentati della Comunità del Cibo del Brasile parteciperanno a Terra Madre a Torino

2004 : tra il 21 e il 25 ottobre al Salone del Gusto saranno presenti 3 nuovi Presìdi brasiliani, patrocinati dal Ministero dello Sviluppo Agricolo (MDA): il cuore di palma Jucara, il fagiolo Canapù e l’Umbù.

Note sui nuovi Presìdi Slow Food brasiliani:

La Jucara è una delle tante palme coltivate dai Guaranì, il più importante gruppo indigeno brasiliano: il Presidio nasce per tutelare la Jucara perché è la più tradizionale e quella che offre il cuore più tenero e delicato. Si tratta di un progetto complesso, che prevede una fase iniziale di formazione, gestita da tecnici indigeni, per aiutare le comunità a gestire questa palma in modo sostenibile, creando vivai nella foresta e reimpiantando nuove piantine dopo ogni taglio.

Il fagiolo Canapù è una varietà di fagiolo dell’occhio (Vigna unguiculata) coltivata nel sud dello stato di Piauì. Piccolo come un chicco di mais, è morbido, sapido, con marcate note erbacee. Si mangia fresco o essiccato ed è ingrediente di vari piatti tradizionali, tra cui la mucunzà, una preparazione a base di mais, cotiche di maiale e appunto fagioli.

L’umbù (detto anche imbù) è un frutto del Nord-Est che cresce nella caatinga, la macchia tipica della regione semiarida brasiliana (Sertão). Il nome deriva dalla parola degli indios tupi-guarani y-mb-u, che significa “albero che dà da bere”. Gli umbuzeiro (i grandi alberi di umbù) hanno radici capaci di contenere 2-3000 litri d’acqua e, dunque, fruttificano anche nelle annate più siccitose. I frutti sono rotondi, hanno una dimensione che va dalla ciliegia al limone, buccia giallo verde e polpa succosa con un piacevole sapore agrodolce.