Slow Food sulla Cop15: «L’accordo globale per la biodiversità è stato raggiunto, ora è il momento di realizzarlo»

Si è conclusa lunedì con l’accordo di Kunming-Montreal la Cop15, la Conferenza delle Nazioni unite sulla biodiversità 

La 15esima edizione della Convenzione sulla diversità biologica, la Cop15, si è conclusa lunedì 19 dicembre dopo due settimane a Montreal, in Canada, dove i 195 Paesi partecipanti hanno raggiunto un accordo storico: il Global biodiversity framework (Gbf), un piano composto da quattro goal e 23 target che mira a ridurre drasticamente la perdita di biodiversità su scala globale entro il 2030

Slow Food accoglie con favore l’adozione di questo Quadro globale per la biodiversità e ne chiede l’effettiva attuazione. 

«È positivo che il Quadro globale per la biodiversità si basi su un approccio fondato sui diritti umani. Il quadro riconosce il diritto a un ambiente pulito, sano e sostenibile, e questo è sicuramente un buon risultato» osserva Edward Mukiibi, presidente di Slow Food. «All’inizio dell’anno abbiamo condiviso con i decisori politici le nostre richieste per il Quadro globale per la biodiversità, e molte di queste sono state incluse nel testo negoziato, con forti riferimenti al ruolo fondamentale delle popolazioni indigene, all’agroecologia e ai meccanismi di incentivazione per la tutela della biodiversità. Come Slow Food sostiene da decenni, la biodiversità nell’alimentazione e in agricoltura è indispensabile per la sicurezza alimentare, lo sviluppo sostenibile e la garanzia di molti servizi ecosistemici vitali. Voglio sottolineare ancora una volta la necessità di fondi pubblici per i sistemi alimentari agroecologici: solo i sistemi agricoli che producono cibo perseguendo modelli agroecologici e che contribuiscono alla sostenibilità socioculturale, economica e ambientale delle comunità locali dovrebbero ricevere un sostegno finanziario. Solo concedendo un riconoscimento istituzionale e politico agli agricoltori che abbracciano l’agroecologia saremo in grado di raggiungere gli obiettivi della Cop15».

Un accordo storico, ma non perfetto

Il testo include un accordo per eliminare i sussidi dannosi per la biodiversità, e chiede ai Paesi ricchi di aumentare gli aiuti finanziari a quelli in via di sviluppo fino a 20 miliardi di dollari all’anno entro il 2025, per arrivare a 30 miliardi di dollari all’anno entro il 2030.

Un altro risultato importante è l’accordo per la protezione di un terzo della superficie terrestre dallo sfruttamento umano, denominato “30 by 30”, che garantisce la conservazione e la gestione efficace del 30% delle aree terrestri e marine entro il 2030 e il ripristino di miliardi di ettari di ecosistemi, tra cui zone umide e foreste pluviali.

Pur essendo un accordo storico, non è perfetto. Le aziende sono infatti solo incoraggiate, non obbligate, a dare conto del loro impatto sulla biodiversità. Si fa riferimento alla riduzione del rischio dei pesticidi del 50%, e ne ce rallegriamo visto che sembrava potesse essere eliminata durante i negoziati. Purtroppo si parla solo di riduzione del rischio dei pesticidi senza far cenno alla riduzione del loro uso complessivo.

Tuttavia, il risultato storico sarà all’altezza delle aspettative solo se verrà attuato in modo efficace e se le risorse promesse saranno mobilitate tempestivamente. Purtroppo, l’accordo manca di un meccanismo che responsabilizzi e sanzioni i governi nel caso in cui gli obiettivi non vengano raggiunti. I Paesi devono ora tradurre l’accordo globale per la biodiversità in piani e politiche nazionali ambiziosi.

L’impegno di Slow Food per la tutela della biodiversità

Il nostro movimento chiede un’azione rapida da parte di tutti i decisori politici. Da oltre 20 anni Slow Food si occupa della biodiversità che è alla base dell’agricoltura e della produzione alimentare: specie e varietà vegetali, razze animali, insetti utili, microrganismi, ecosistemi, conoscenze e cultura. 

Potete scoprire le nostre richieste politiche nel nostro policy brief e approfondire l’argomento con il nostro documento di posizione Se la biodiversità vive, vive il pianeta, che sottolinea le principali sfide che il nostro pianeta deve affrontare e presenta possibili soluzioni, a partire dalle pratiche agroecologiche.