Ma che c’entra Slow Food con San Sebastiano

“Grazie McDonald’s, che dire di più, noi di Slow Food non ci aspettavamo certo un paginone gratuito di pubblicità sul Corriere della Sera”, queste le parole di Giacomo Mojoli, vice-presidente Slow Food dopo aver preso tra le mani l’edizione di ieri del quotidiano più venduto d’Italia.
“Per dirla tutta sono onorato che la multinazionale americana ci abbia inserito nella pubblicità, infatti siamo in compagnia di persone e movimenti che hanno influenzato il pensiero degli ultimi anni. Anche se ho visto che quell’agenzia pubblicitaria in passato si era espressa meglio: la pagina in questione non è poi così graffiante”.

Ma perché prendersela con quel povero panino, a chi ha fatto male, Slow Food pensa veramente che sia il Grande Satana in persona?
Per prima cosa mi pare eccessivo scomodare il Diavolo e l’acqua santa per fare pubblicità a un hamburger, comunque noi non siamo assolutamente degli integralisti come ci dipingono. Anzi, sono 14 anni che parliamo di tradizioni differenti, di fantasia in cucina, di biodiversità, di apertura verso nuove culture non solo culinarie. Abbiamo istituito addirittura un premio internazionale per valorizzare quelle persone e quelle organizzazione che in tutto il mondo si battono per preservare tradizioni, sapori e varietà alimentari dall’estinzione. Invece ho paura che gli integralisti alla fine siano proprio quelli di McDonald’s; le poche volte che sono entrato in un loro ristorante non ho trovato molta varietà di cibi: tendono piuttosto a omologare i gusti, i profumi e soprattutto le materie prime che utilizzate.

In definitiva, perché non siete particolarmente favorevoli alle strategie di ristorazione della multinazionale americana?
Mi pare che la loro colpa più grande, se proprio si vuole scomodare questo termine, è che i loro ristoranti offrono una proposta alimentare povera, slegata con la tradizione dei Paesi dove aprono i fast food. Tanto per fare un esempio, nel nostro Paese le tipologie di pane sono diverse centinaia, da loro si mangia sempre lo stesso panino sia a Bolzano che a Palermo e non solo.

Il fatto di essere contrari al fast food in generale però non vi libera dall’accusa di integralismo…
Ecco un punto che merita una doverosa rettifica, Slow Food, e questo suonerà strano, non è ideologicamente contro il fast food. Penso, per esempio alla focaccia genovese, che tra l’altro è un nostro Presìdio, o il pane con la milza palermitano. E che dire della pizza napoletana, niente di più tradizionale e veloce, per non parlare di un panino con una bella fetta di mortadella (tra l’altro è anch’essa Presìdio) consumato a Bologna. Insomma ci sono pasti veloci che seguono sia la tradizione sia la qualità, l’importante è poter scegliere.

E mai possibile che la filosofia del McDonald’s non abbia nemmeno un lato positivo…
Io invidio alla McDonald’s l’intelligenza con cui ha saputo corteggiare il mondo giovanile in genere. Hanno creato un’immagine vincente, spazi funzionali per l’aggregazione. Spero che anche le Osterie sappiano conquistare nuovi segmenti di mercato proponendo i loro piatti abbinandoli con una buona dose di convivialità e gentilezza.

Insomma, si finisce tarallucci e vino, non si risponde all’attacco, sotterrata l’ascia di guerra?
C’è poco da sotterrare, infatti non l’abbiamo mai tirata fuori questa benedetta ascia di guerra. Noi proponiamo uno stile di vita che cerca di esaltare le biodiversità, le economie ecosostenibili, la cultura legata ai prodotti agroalimentari. E poi finiamola con il dipingere Slow Food come un movimento elitario: ormai abbiamo 70 mila soci sparsi su tutto il globo, siamo anche noi in piccolo dei globalizzati. Voglio solo sottolineare un punto: le nostre idee sono estremamente moderne, proponiamo un modo di vivere alternativo, ma anche realizzabile, tanto è vero che aziende importanti e dinamiche credono talmente tanto nei nostri ideali che hanno deciso di sostenerli anche economicamente.