L’Osservatorio Regionale per la Sicurezza Alimentare presenta la sua attività al Salone del Gusto 2010

In Campania è attivo dal 2007 ma, alla luce delle recenti notizie relative alle sofisticazioni alimentari, l’Orsa (Osservatorio Regionale per la Sicurezza Alimentare) ha deciso di presentare alla ribalta internazionale del Salone del Gusto 2010 la propria attività attraverso una seguita conferenza stampa. Nato come braccio operativo della Regione Campania presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, l’Orsa ha l’obiettivo di tutelare dalle sofisticazioni e dall’agropirateria internazionale sia il consumatore finale, sia le attività produttive del territorio.
Antonio Limone, Commissario dell’Osservatorio, ha illustrato con l’aiuto di un video le modalità con cui, attraverso miriadi di controlli, si sono potuti scongiurare danni alla salute pubblica, ad esempio nel recente caso della mozzarella di bufala.
Vito Amendolara, Assessore all’Agricoltura della Regione Campania, ha ricordato l’importante sinergia tra quest’organismo e le forze dell’ordine: «Occorre intanto applicare la tolleranza zero, non fare sconti a nessuno. Inoltre occorrono Osservatori anche nelle altre regioni perché in tutta Italia c’è un elevato livello di vulnerabilità: negli ultimi 15 anni, gli alimenti stranieri che arrivano qui e vengono trasformati in alimenti italiani senza che questo sia dichiarato sono aumentati del 50%». Amendolara ha poi preso le distanze dagli eccessivi allarmismi della stampa: «Sono arrivati giusto ieri i dati del Ministero dell’Ambiente che ci dicono che in Campania non c’è traccia di diossina».
Carlo Petrini, Presidente di Slow Food, ha tessuto le lodi sia dell’Orsa, capace di rintracciare in tempi molto veloci le sofisticazioni relative alla mozzarella di bufala, sia di Amendolara, «un uomo che conosco bene, che sa di quello che parla perché viene dal mondo contadino». «L’Orsa» ha proseguito Petrini, «deve diventare un esempio virtuoso da clonare in altre parti d’Italia. L’Agenzia di Sicurezza Europea si occupa di un territorio troppo ampio, occorrono strutture più strettamente legate al territorio».

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