Inaugurata a Torino la VI edizione del Salone del Gusto

Nella Sala dei 500 del Lingotto di Torino è stata inaugurata alle 9.15 di questa mattina la sesta edizione del Salone del Gusto.
Sul podio dei relatori si sono alternati Elda Tessore, assessore alla Promozione e Comunicazione della Città, Turismo, Decoro e Arredo urbano della Città di Torino, Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte, Carlo Petrini, presidente di Slow Food Internazionale, e Paolo De Castro, ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.
Elda Tessore ha aperto i lavori sottolineando la gioia e l’onore di Torino nell’essere ospitante e partner del Salone del Gusto. Una città attenta ai paradigmi di qualità ed eticità per la produzione agroalimentare ed enogastronomica, perché, ha poi concluso l’assessore citando Lévi-Strauss, «la cucina di una società è un linguaggio nel quale si traduce inconsciamente la sua struttura».
La presidente Mercedes Bresso ha messo in risalto il carattere internazionale del Salone del Gusto, che rispecchia la vocazione del Piemonte verso la multietnicità e le altre culture. Il Salone, ha detto, è ormai il punto di riferimento per i prodotti e i produttori di qualità, una qualità che in Piemonte è in linea con i principi guida del Salone: buono, pulito e giusto. È interessante sottolineare anche il forte valore educativo del Salone e di Terra Madre. L’educazione alimentare e al gusto è una cosa per cui la Regione Piemonte si sta distinguendo a livello nazionale e internazionale e che consente ai consumatori di maturare una nuova e piena consapevolezza riguardo a cosa mangiano.
Carlo Petrini ha posto l’accento su uno degli obiettivi principali di questa edizione del Salone del Gusto: il concetto di filiera corta, da contrapporre a un’intermediazione spesso avida e parassita che non dà il giusto compenso al produttore e fa aumentare ingiustificatamente i prezzi per il consumatore. Per questo la filiera corta da ora in poi sarà la via maestra di Slow Food. A Terra Madre, tra i protagonisti ci sono i farmers’ market statunitensi, un nuovo modo di distribuzione e commercio del cibo. Ma in Italia questo esisteva già dal Medioevo, erano i mercati contadini. Dobbiamo ritornare a queste tradizioni, per ridare dignità e voce in capitolo ai produttori, e rendere partecipi i consumatori nel loro atto d’acquisto, non passivi come vorrebbe la grande distribuzione. Insomma il consumatore deve diventare un coproduttore, che si inserisce a pieno titolo nella catena di produzione del cibo. Questa è la nuova via maestra del Salone e Terra Madre.
Il ministro De Castro ha esordito osservando che dall’edizione 1998 del Salone, da lui inaugurata, è senza dubbio cresciuta la sensibilità degli italiani sulla qualità agroalimentare: ci stiamo riappropriando del mondo rurale che politiche di produzione di massa hanno rischiato di far scomparire. Il nostro Paese deve puntare sulla qualità e anche l’Unione Europea ha sposato questa linea con la riforma del 2003, in cui l’aiuto fornito agli agricoltori tiene conto del loro comportamento in termini di sicurezza alimentare e di rispetto degli animali e dell’ambiente. È sulla qualità che l’Italia può essere competitiva. Un esempio per tutti è la produzione vitivinicola: rappresenta il 20% delle esportazioni agroalimentari nazionali, con tre miliardi di fatturato. Questo miracolo è stato compiuto da piccole e medie aziende, non da grandi multinazionali. Tutto ciò è possibile se istituzioni e privati si impegnano nella grande scommessa di Slow Food per una produzione agroalimentare buona, pulita e giusta.
Al termine dell’inaugurazione, dopo il tradizionale taglio del nastro, il presidente di Slow Food Italia Roberto Burdese ha accompagnato De Castro per il Salone mostrandogli i diversi volti della manifestazione, dagli sponsor istituzionali al padiglione dei Presìdi. Il ministro ha poi concluso il suo tour pranzando presso lo stand dell’Emilia Romagna.