Greenpeace e Slow Food: l’accordo europeo per vietare la coltivazione di Ogm a livello nazionale è una trappola

Dopo tre anni di stallo, i Ministri dell’ambiente oggi saranno chiamati a votare su un testo di legge che darebbe ai Paesi dell’UE il diritto di vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati (Ogm) sul territorio nazionale. Greenpeace e Slow Food ritengono però che il testo attuale della cosiddetta “ri-nazionalizzazione” degli Ogm rischia di trasformarsi in una trappola per i Paesi che non vogliono gli Ogm.

“Il testo presentato dalla Grecia da poche garanzie di reggere in sede legale. Quei Paesi, come l’Italia, che vogliono dire no agli Ogm sarebbero esposti alle ritorsioni legali del settore biotech.” – dichiarano Greenpeace e Slow Food.

Greenpeace e Slow Food sono inoltre preoccupate dal fatto che il testo oggi al vaglio dei Ministri darebbe alle aziende biotech un ruolo formale nel processo di messa al bando della coltivazione di OGM. Questo testo inoltre impedisce agli Stati membri di utilizzare le motivazioni legate ai rischi per salute e l’ambiente derivanti da colture Ogm per limitarne la coltivazione a livello nazionale.

Il Parlamento Europeo si era già espresso nel 2011 (1) sulla bozza di legge per la “ri-nazionalizzazione” e aveva concordato un quadro giuridico molto più robusto per i divieti nazionali agli Ogm. Il testo del Parlamento Europeo permetterebbe ai Paesi dell’Ue di vietare la coltivazione di Ogm anche per problemi di carattere ambientale, al fine di evitare problemi legati allo sviluppo di erbe infestanti resistenti agli erbicidi, agli effetti negativi della coltivazione di Ogm su animali e piante e nei casi in cui mancano dati sufficienti sugli effetti degli OGM in determinati ambienti naturali.

In ogni caso, il testo che verrà approvato al Consiglio Ambiente di oggi dovrà tornare al Parlamento europeo per la seconda lettura. Greenpeace e Slow Food chiedono ai parlamentari Ue di rafforzare la legge norma sulla ri-nazionalizzazione per garantire reale solidità giuridica alle iniziative di quegli Stati membri che intendono vietare la coltivazione di Ogm sul proprio territorio. In questo contesto, il semestre della Presidenza italiana del Consiglio UE, che inizierà a luglio, deve essere l’occasione per affermare un ruolo da protagonista del nostro Paese per salvaguardare agricoltura, ambiente ed economia italiana dai pericoli degli OGM.

Note:
(1) Risoluzione del Parlamento europeo del 5 luglio 2011 sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2001/18/CE per quanto concerne la possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di OGM sul loro territorio (COM(2010)0375 – C7-0178/2010 –2010/0208(COD)), http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P7-TA-2011-0314+0+DOC+XML+V0//EN

Contatti:

Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace Italia, 348.3988616

Cinzia Scaffidi, direttrice Centro Studi Slow Food Italia, 0172 419 613, centrostudi@slowfood.it

Ufficio Stampa Greenpeace, 06.68136061 int. 203

Ufficio Stampa Slow Food Italia, 0172 419 653, v.musso@slowfood.it

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