Fondi Pac: ecco le 50 aziende che in Italia ne ricevono di più

Fondi Pac: ecco le 50 aziende che in Italia ne ricevono di più. L’80% delle risorse totali va al 20% delle aziende

Presentato oggi pomeriggio a Bruxelles uno studio realizzato per la Dg Cont della Commissione Ue che individua i 50 più grandi beneficiari in ogni Stato membro dell’Ue dei fondi Pac e Fondi di Coesione.

Lo studio conferma che fondi comunitari per l’agricoltura premiano le grandi aziende e i consorzi. In Italia, tra le prime dieci aziende che ricevono i maggiori contributi Pac, ricadono proprio i consorzi e le cooperative agricole. Il contributo più alto, che supera i 32 milioni di euro l’anno, è assegnato a un singolo beneficiario (F.IN.A.F. – First Internetional Association – Fruit Soc.Consortile arl, con 32.408.629 euro assegnati nel 2019), che riunisce oltre 9.000 agricoltori tra Francia e Italia, sotto l’egida di marchi della grande distribuzione. Lo studio conferma che in Italia l’unione fa la forza e il modello consortile e della cooperazione – in settori strategici per l’agricoltura italiana come l’ortofrutta, il vino e l’olio – consente alle aziende agricole di essere competitive nei mercati internazionali. Inoltre questa formula aumenta  la capacità delle aziende agricole di ricevere i sussidi pubblici che l’Europa assegna all’agricoltura.

Le piccole aziende nei territori più svantaggiati

Questi dati confermano però anche una distribuzione non equa delle risorse pubbliche basata essenzialmente sul possesso della terra e dei titoli storici. Non sono riconosciute economicamente le esternalità positive per l’ambiente e la società dei diversi processi produttivi.

I fondi pubblici della Pac vanno per l’80% delle risorse assegnate al 20% dei beneficiari.

Invece le piccole aziende che resistono nei territori più svantaggiati, come le aree montane, sono inevitabilmente penalizzate se non hanno la capacità o possibilità di aggregarsi. Questo modello distributivo rimane del tutto inefficiente e inefficace per sostenere il tessuto agricolo di qualità e dall’alto valore sociale e ambientale.

Burro a latte crudo dell’alto Elvo (Biella)

E la nuova Pac?

La Coalizione Cambiamo Agricoltura evidenzia che questa logica di assegnazione delle risorse pubbliche, che premia i grandi e penalizza i piccoli, è stata sostanzialmente confermata dalla riforma della Pac post 2020. La nuova proposta è ancora in discussione nell’ambito del Trilogo Ue, dopo l’orientamento dato con il voto del Parlamento Ue e il parere del Consiglio AgriFish nel mese di ottobre 2020. La Politica Agricola Comune e la Politica di Coesione sono i due principali capitoli di spesa del bilancio pluriennale dell’Unione Europea, nel 2020 i due fondi erano responsabili di oltre due terzi del bilancio dell’Ue. La sola Pac nel periodo di programmazione 2014-2020 ha impegnato oltre il 38% del bilancio pluriennale dell’Unione Europa.

Lo studio della Commissione UE fornisce i risultati di una valutazione di quasi 300 sistemi per il monitoraggio e la divulgazione al pubblico dei beneficiari della Politica Agricola Comune (Pac) e della Politica di Coesione. Sono stati analizzati circa 10 milioni di beneficiari della Pac nel 2018 e 2019 e oltre 500.000 progetti che hanno ricevuto Fondi della Coesione tra il 2014 e il 2020.

Più trasparenza sull’utilizzo dei fondi pubblici

Lo studio ha valutato infine gli ostacoli per una maggiore trasparenza dei dati relativi ai sussidi pubblici della Pac e Fondi di Coesione e le possibilità di migliorare le informazioni sull’utilizzo dei fondi pubblici dell’Unione Europea.

Per la Coalizione Cambiamo Agricoltura è necessario migliorare il monitoraggio e la trasparenza della distribuzione dei fondi della Pac tra i beneficiari nei diversi paesi membri.

Tra i punti deboli la scarsa trasparenza della distribuzione dei fondi per l’agricoltura e l’impossibilità di valutare i risultati raggiunti nella tutela dei beni pubblici e per gli obiettivi della tutela della biodiversità, del contrasto ai cambiamenti climatici e della vitalità delle aree rurali marginali. Punti che potranno essere risolti con la definizione dei Piani Strategici Nazionali che ogni Stato membro dovrà redigere per la futura Pac, operativa dal gennaio 2023.

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