Curiosando tra i Laboratori dell’acqua di Slow Fish

Con la prima giornata di Slow Fish sono incominciati anche i Laboratori dell’acqua. Quello delle 15 vedeva seduti al tavolo degli oratori la giornalista del Manifesto Marina Forti, la ricercatrice Laura Coppo, il sociologo Renato Novelli e la responsabile del presidio del gamberetto di Nassa Maria Grazia Gargiullo che hanno discusso su: “Quanto costa un gamberetto?”.

Proprio il disastro dello tsunami in Asia ha messo in evidenza gli squilibri ambientali causati dall’abbattimento di intere foreste di mangrovie anche per far spazio ad allevamenti intensivi di gamberetti, il cui business raggiunge delle cifre enormi.
Basta pensare a una cifra, commentava Marina Forti: fino alla metà dei gamberetti consumati in Europa o in USA arriva dagli allevamenti dell’Asia e a Americo Latina. Fin dagli anni ’80, anche sotto la spinta degli esperti della Banca Mondiale, l’allevamento di gamberetti sembrava la nuova terra promessa. In pochi anni, migliaia di ettari di terreno fertile, dove i contadini coltivavano cose semplici ma diversificate, utili alla sopravvivenza, sono stati trasformati in immense vasche a cielo aperto. Per riempirle è necessaria una grande quantità di acqua dolce, talmente grande da prosciugare le falde acquifere dei villaggi vicini. E ci vuole anche una discreta quantità di acqua di mare che, col tempo, penetra nel terreno e lo salinizza. Gli allevamenti vengono dimessi nel giro di pochi anni, lasciando terra sterile.
Per evitare malattie e accelerare la crescita, inoltre, i gamberetti vengono nutriti con dosi massicce di antibiotici e cosparsi ogni giorno con la giusta quantità di agenti chimici. A raccontarcelo con immagini piuttosto agghiaccianti è anche un video ad opera dell’organizzazione inglese EJF (Environemental Justice Foundation), proiettato in sala: terre devastate, enormi vasche che deturpano la terra e il paesaggio, chilometri di mangrovie abbattute.

La storia che racconta Laura Coppo è quella di due persone che hanno saputo dire di no a tutto questo: si tratta di Krishnammal e Jagannathan, marito e moglie, seguaci del Mahatma Gandhi, di cui portano avanti le forme pacifiche di protesta, come il digiuno, le marce, le parole.
Così, con l’aiuto di un avvocato, hanno denunciato alla Corte Suprema dell’India gli effetti devastanti che l’allevamento di gamberetti ha prodotto nell’India del Sud. Davanti a un tribunale in cui Jagannathan compariva contro ben 112 proprietari di allevamenti intensivi, la Corte ha dato ragione a lui, imponendo anche il risarcimento dei danni nei confronti di tutte le parti lese.
Ma la vittoria durò poco, perché gli interessi erano così alti che il governo si è affrettato a fare annullare questa sentenza. Da allora, la battaglia di questi due eroi è ripresa, come racconta la Coppo e, purtroppo, lo tsunami ha svelato crudelmente gli effetti che loro già da tempo temevano.