Manifesto per un piano strategico nazionale della Pac post 2022 sostenibile

Cambiamo Agricoltura per un Paese capace di un futuro, sicuro, equo e sano per gli agricoltori, i consumatori e la natura

Le crisi ambientali in atto, dai cambiamenti climatici alla perdita di biodiversità, minacciano sempre di più il nostro Paese e la nostra agricoltura ed è giunto il momento di cambiare modelli di produzione e consumo del cibo e delle materie prime per l’industria.

La nuova Politica Agricola Comune (Pac) dell’Unione Europea, che costituisce il 32% dell’intero bilancio Ue ed entrerà in vigore dal gennaio 2023, affida ai singoli Stati membri alcune importanti decisioni sulle finalità dell’utilizzo delle risorse finanziarie destinate all’agricoltura per sostenere le aziende agricole e le filiere agroalimentari che si stanno impegnando per garantire la resilienza e sostenibilità sociale e ambientale a lungo termine della loro attività. Il Pano Strategico Nazionale (Psn) è lo strumento affidato agli Stati membri per la programmazione degli interventi necessari per raggiungere i 9 obiettivi indicati dalla nuova Pac, che dovrà essere inviato alla Commissione Ue entro gennaio 2022.

Il Psn è anche strumento di tutela e valorizzazione del paesaggio rurale italiano, da sempre modello di gestione sostenibile che considera e ordina contemporaneamente elementi fisici, integrità ecologica, biodiversità, resilienza e servizi ecosistemici. Il suo elevato valore estetico ed ecologico è dovuto al grande numero di ecomosaici straordinari caratterizzati da ricchezza di ordinamenti colturali, di specie coltivate, di forme di allevamento, di sistemazioni idraulico-agrarie e di tipologie di insediamenti che rappresentano l’espressione di una notevole biodiversità di spazi e di specie.

Il Psn deve guidare verso il sostegno a un’autentica transizione ecologica della nostra agricoltura con il passaggio da un modello di produzione intensivo a uno agroecologico, secondo le linee guida definite da Agroecology Europe, e che persegua gli obiettivi delle Strategie europee Farm to Fork e Biodiversità 2030 nell’ambito Del Green Deal Europeo:

  • riduzione del 50% dell’uso e della pericolosità dei pesticidi,
  • 30% delle superfici agricole europee coltivate con metodo biologico;
  • riduzione del 20% dell’uso di fertilizzanti di sintesi e riduzione del 50% delle perdite di nutrienti;
  • riduzione del 50% degli antibiotici impiegati negli allevamenti;
  • 10% di aree destinate alla natura nelle aziende.

Per questo il Psn dovrà contenere interventi realmente dedicati a pratiche che generino un cambiamento e portino effetti a lungo termine sulla sostenibilità dell’agricoltura del nostro Paese, dove innovazione e tecnologia devono essere al servizio della transizione ecologica, non replicando gli errori commessi fino a oggi.

Un altro principio portante deve essere “soldi pubblici per beni pubblici”, cioè sostegno a pratiche agricole che hanno impatto positivo sulle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori, sulla salute delle consumatrici e dei consumatori, sull’ambiente e sul clima, senza trascurare la tutela del reddito delle aziende agricole che però non dovrà essere l’obiettivo esclusivo e prioritario del Psn.

Il Psn non dovrà essere la sola raccolta di singole proposte e richieste ma deve fornire una chiara visione strategica dell’agricoltura di tutto il nostro Paese, superando i localismi per garantire i beni comuni della collettività. Un piano, certo, declinabile a scala regionale ma con una chiara ed efficace visione strategica nazionale.

Per questo chiediamo:

  1. Un Psn che sostenga con priorità la crescita dell’agricoltura biologica attraverso contributi sia nel I° Pilastro (ecoschemi) che nel II° Pilastro (Sviluppo Rurale), riconoscendo a questo modello di produzione maggiori risorse in assoluto per i maggiori servizi ecosistemici che mantiene e incrementa. Il Psn deve indicare l’obiettivo del 30% della superficie agricola nazionale certificata bio entro il 2027, per puntare al traguardo del 40% entro il 2030.
  2. Un Psn che sostenga il mantenimento e il ripristino di spazi naturali nelle aree agricole al fine di raggiungere e superare il 10% previsto dalla strategia Biodiversità Questo potrà essere realizzato grazie ad una grande opera di restauro ecologico delle aree agricole con interventi da prevedere negli ecoschemi e nello Sviluppo Rurale, che sostengano anche il mantenimento delle aree naturali in tutti i sistemi agricoli e interventi per la creazione di nuove infrastrutture verdi.
  3. Un Psn che promuova la conservazione della biodiversità naturale, con una gestione sostenibile dei prati permanenti, dei pascoli, delle foreste, delle aree non produttive, con un’attenzione particolare alla salvaguardia degli impollinatori con uno specifico ecoschema ed interventi e strumenti dedicati nello Sviluppo Rurale.
  4. Un Psn che valorizzi l’agricoltura nella Rete Natura 2000, creando interventi ad essa dedicati per raggiungere gli obiettivi di gestione e conservazione indicati dai quadri di azioni prioritarie (Paf) regionali, migliorando lo strumento dell’indennità nello Sviluppo Rurale e riconoscendo pagamenti maggiori nel I° Pilastro per il valore aggiunto e i servizi ecosistemici delle aree agricole all’interno di queste aree naturali protette.
  5. Un Psn che aiuti a contrastare i cambiamenti climatici con la modifica del modello zootecnico, favorendo con interventi sullo sviluppo rurale la zootecnia estensiva e supportando, anche con misure a valere sul primo pilastro, la ristrutturazione dei sistemi zootecnici intensivi secondo criteri di autosufficienza mangimistica e di appropriato carico animale in rapporto alle superfici coltivate aziendali.
  6. Un Psn che assicuri maggiore attenzione al benessere animale, grazie ad interventi che sostengano la transizione ad un sistema di allevamento senza Benessere animale che deve essere certificato con un sistema di etichettatura comprensivo di più livelli al coperto realmente migliorativo delle condizioni attuali.
  7. Un Psn che miri a salvaguardare il suolo, con interventi per aumentarne la fertilità e la biodiversità, prevenendo l’erosione. Per questo chiediamo che nella condizionalità sia mantenuta la rotazione, da migliorare (es. con l’utilizzo di leguminose) tramite un ecoschema dedicato, e venga rafforzato ed esteso a tutto il territorio nazionale il divieto di bruciatura di stoppie e residui colturali. Sostegni anche all’agricoltura conservativa ma solo a condizione che non utilizzi diserbanti chimici, e alle buone pratiche per l’aumento della sostanza organica nel suolo (colture di copertura, false semine e consociazioni, con sovescio).
  8. Un Psn che preservi e promuova la biodiversità agricola, con valorizzazione in campo alle varietà e razze locali e del materiale eterogeneo, quale prima strategia di adattamento ai cambiamenti climatici, favorendo le pratiche di gestione comunitaria della diversità (scambio delle sementi tra agricoltori, case delle sementi) e modelli di selezione varietale partecipata.
  9. Un Psn che sostenga l’agricoltura sociale e le comunità rurali e delle aree interne con interventi rivolti all’intera società, anche sostenendo la multifunzionalità delle aziende agricole, con le filiere corte, i mercati locali, le fattorie didattiche e la valorizzazione del paesaggio rurale storico-culturale.
  10. Un Psn che dia adeguato sostegno economico agli interventi di cooperazione semplificando le procedure di accesso, promuovendo con priorità i biodistretti e gli accordi agro-ambientali di area.
  11. Un Psn che modifichi radicalmente un sistema della consulenza e conoscenza, che deve passare da una consulenza esclusivamente “privatistica” a una super partes (che può essere garantita solo da una sussidiarietà pubblico-privato), con un innovativo ruolo delle figure degli agronomi, forestali e paesaggisti, in grado di lavorare in forma associata e favorendo la ricerca partecipata e decentralizzata, adeguatamente supportata dalla ricerca pubblica, per un reale cambiamento agroecologico della nostra agricoltura.

Per ottenere questi obiettivi è necessario, oltre all’individuazione degli interventi, anche un sostegno economico adeguato, per questo chiediamo un Psn che destini almeno il 30% del budget del I° Pilastro agli Ecoschemi, liberando risorse dai pagamenti diretti arrivando ad una piena convergenza interna, eliminando subito il sistema dei titoli storici. Questo non solo renderà disponibili i fondi per pratiche a favore di clima e ambiente, ma, soprattutto, renderà il sistema più equo per tutti gli agricoltori scardinando un sistema ormai anacronistico e profondamente ingiusto.

Per una più equa ripartizione delle risorse del I Pilastro della Pac occorre stabilire il tetto massimo degli aiuti diretti a 100.000 euro per beneficiario (capping).

Dovrà essere abbandonato il sostegno delle pratiche dannose, secondo il principio alla base del Green Deal del “non danno significativo”. Per questo chiediamo che il Psn sia sottoposto a una seria e trasparente Valutazione di impatto come previsto dai regolamenti europei.

Infine, chiediamo che sia rafforzato il sistema di monitoraggio con particolare riferimento al monitoraggio degli impatti che il Psn avrà sulle 3 componenti della sostenibilità: ambientale, economica e sociale.

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