Coltiviamo insieme pace e bellezza

Gli auguri, quest’anno, li facciamo così, con il volto dolce e sorridente della nostra Doha Asoos Mona, contadina che vive in Palestina, in Cisgiordania, e che abbiamo avuto l’onore di avere con noi a Terra Madre.

Quello che sta accadendo nella striscia di Gaza negli ultimi tragici mesi è orribile e ci appare lontano. Ma non facciamoci illusioni: riguarda tutti noi.

L’orrore che stanno vivendo più di 2 milioni di persone, imprigionate in una striscia di terra di 40 km per 10, senza alcuna possibilità di fuga, riguarda tutti noi.

L’uccisione di civili, migliaia di innocenti, migliaia di bambini, riguarda tutti noi.

Le case, le scuole, gli ospedali distrutti: riguardano tutti noi.

Un intero territorio devastato dai razzi, dalle bombe, dai bulldozer: riguarda tutti noi.

Sotto le armi cadono anche le nostre coscienze: più o meno consapevolmente si genera un trauma individuale e collettivo che non può essere ignorato e non potrà mai essere scordato.

Una settimana fa abbiamo dovuto prendere atto del veto statunitense alla risoluzione dell’Onu per un cessate il fuoco a Gaza che aveva visto il voto favorevole di ben 17 stati, il voto contrario di 2 stati (Austria e Rep. Ceca) e 8 astensioni, tra cui l’Italia. Un veto che mette ancora più in discussione l’autorevolezza degli Stati Uniti in materia di diritti umani. Allo stesso modo, il governo israeliano (non il popolo israeliano!), con una strategia di guerra spietata, sta portando il proprio Paese dalla parte sbagliata della storia.

Tutto quest’orrore potrà solo generare altro orrore, altra violenza, nuove generazioni di terroristi, altri attacchi dalla ferocia inaudita, come quello del 7 ottobre scorso.

Intanto, globalmente, nella società civile, c’è una attenzione e mobilitazione diffusa e una percepibile sofferente incredulità.

Noi crediamo in una vita di prosperità come diritto di tutti e nel diritto di tutti al cibo che la nutre: per questo ci occupiamo di cibo.

Ma da decenni ormai i contadini palestinesi subiscono regolarmente confische dei terreni,  lo sradicamento o l’incendio degli uliveti (ca. 800.000 piante dal 1967), la devastazione dei campi agricoli. Una pratica che nega il diritto alla terra: valore fondante nella visione di Slow Food.

Sappiamo che una cultura di pace ha come premessa la giustizia ed è proprio la giustizia che garantisce a tutti accesso ed opportunità.

Per giustizia, per com-passione e per umanità: chiediamo il cessate il fuoco a Gaza subito e il rilascio incondizionato di tutti gli ostaggi. Ci salviamo davvero, solo se ci salviamo tutti.