Coltivare senza fitofarmaci? Si può!

Si legge una reazione quasi fuori controllo da parte della politica rispetto all’incalzante pressione della protesta degli agricoltori.

Da un lato, tanti esponenti politici pronti a saltare sul carro tirato dai trattori in piazza per portare a proprio vantaggio qualsiasi recriminazione venga fatta durante la protesta. Da un altro lato, la Commissione europea che non si è fermata un attimo a riflettere e sembra essere caduta come vittima esanime dell’intensificazione della protesta.

La fragilità dell’agricoltura non sta nel riposo del 4% del terreno

La sua prima, immediata, reazione ha portato al rinnovo della deroga al riposo del 4% della superficie investita a seminativi. Ciò che più ha sorpreso in questo caso è stata la prontezza nella decisione immaginando forse che il risultato potesse essere di largo interesse per gli agricoltori. Tra questi, gli unici a gioire sono stati coloro che meno conoscono il problema perché gli agricoltori sanno bene che la loro fragilità non nasce dal riposo dei terreni. Sono, o meglio sarebbero state, superfici molto significative per rafforzare la biodiversità in ottica di transizione ecologica e non avrebbero tolto spazio proprio ad alcuna produzione. Eppure, il segnale politico della Commissione è stato imbarazzante perché ha ceduto alla strumentalizzazione che oggi vuole che la crisi dell’agricoltura sia legata alle azioni di tutela dell’ambiente.

Coltivare senza fitofarmaci
Cipolla paglina di Castrofilippo, Presidio Slow Food

Ma non è bastato. Solo due giorni e la Commissione europea ha rilanciato, sempre in reazione alla protesta, annunciando il ritiro della proposta di riduzione dei fitofarmaci, annullando così anni di contrattazione, di discussione, di proposte e di valutazioni che già avevano comunque indebolito non poco gli obiettivi del Green Deal.

Anche qui in tanti a cantare vittoria, in tanti ad attribuirsi il merito. Per fortuna anche in molti a chiedersi cui prodest!

I numeri (e le storie) del biologico

Dire oggi che per produrre non si può fare a meno dei fitofarmaci, è un po’ rinnegare oltre 30 anni di agricoltura biologica, fatta di regolamenti, di disciplinari di produzione, ma soprattutto di centinaia di migliaia di agricoltori impegnati a produrre nel rispetto degli equilibri ecosistemici, della biodiversità, della fertilità del suolo, dell’uso sostenibile dell’acqua. Oltre 135.000 ettari di vigneti, più di 270.000 di oliveti, più di 350.000 di seminativi, più di 1.100.000 capi di bestiame tra bovini, ovini, caprini e suini, quasi 100.000 operatori su più di 82.000 aziende. Non sono solo alcuni numeri del biologico italiano, sono donne e uomini impegnati ogni giorno nel pieno convincimento che senza chimica di sintesi si può agire, per il bene di chi produce, di chi consuma e dell’ambiente in cui viviamo.

Francesco Sottile, referente scientifico biodiversità Slow Food Italia
da Corriere.it, giovedì 8 febbraio

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