Di coralli, di pietre e olive. La rinascita dei Colli Berici

A sud di Vicenza sorge un complesso collinare di origine corallina creatosi un centinaio di milioni di anni fa dal fondo del mare allora esistente in questi luoghi: i Colli Berici.

Il microclima temperato di cui la zona gode, quasi a ricordare il mare tropicale di una volta e il terreno ricco di carbonati originati dai coralli preistorici, favoriscono la presenza di piante ed erbe spontanee caratteristiche di climi ben più caldi. Questa particolarità consente anche la presenza e lo sviluppo rigoglioso di due fra le piante più tipiche del mondo mediterraneo, non spontanee ma coltivate da secoli dall’uomo: la vite e l’olivo.

Colli Berici e olivicoltura: una storia con radici profonde

Tuttavia, se la viticoltura sui Colli Berici è considerata da tutti secolare o, addirittura, millenaria, l’olivicoltura, viceversa, è dai più ritenuta di recente espansione, risalente ad alcuni decenni fa, forse al massimo al XX secolo. Nonostante queste credenze (sbagliate) siano abbastanza diffuse, l’olivicoltura sui Colli Berici ha, in realtà, radici profonde, probabilmente almeno quanto la vite e non mancano testimonianze scritte, di epoca tardo medioevale, di aree coltivate ad olivo, soprattutto sui versanti sud ed ovest.

Un altro elemento caratterizzante che accomuna un po’ tutti i versanti coltivati dei Colli Berici è opera esclusiva dell’uomo: si tratta di terrazzamenti ricavati sui ripidi pendii per permettere di ottenere spazi pianeggianti che consentissero un’agricoltura più agevole.

I terrazzamenti erano sostenuti da muretti a secco realizzati con i sassi presenti in zona e denominati localmente masiere, dal latino maceries, ovvero “mucchi di pietra”. In realtà occorrerebbe parlare, più che di mucchi di pietra, di vere e proprie opere d’arte, realizzate senza alcun uso di malta, calce o cemento e tenute assieme solo dall’abile incastro delle pietre.

Le masiere dei Colli Berici: un tesoro da ripristinare

Oggi le masiere sono, sui Colli Berici, quasi completamente scomparse, sostituite da più prosaici muretti in cemento o, addirittura, abbandonate, senza alcuna manutenzione, al degrado causato del tempo, soprattutto come conseguenza dello spopolamento delle zone collinari a favore delle terre pianeggianti, più fertili e facili da coltivare.

Colli Berici olivicoltura

Le masiere, come accennato, sostenevano i terrazzamenti sui quali si coltivavano, nei secoli passati, principalmente ortaggi, vite e cereali, con una importante presenza come agricoltori dal XIII a tutto il XVI secolo, di immigrati tedeschi, che hanno lasciato molte testimonianze nei toponimi locali. A intervallare queste coltivazioni, nei terreni più poveri e scoscesi, vi erano sicuramente piante di olivo portate probabilmente, secoli prima, sui Colli Berici dai legionari romani nella loro avanzata di conquista. Le stesse piante sono state preservate, nel periodo medioevale e prima dell’avvento degli agricoltori di origine tedesca, dai monaci dei conventi locali, cui quasi tutta la zona era tributaria.

Colli Berici olivicoltura

Del Rebene: l’azienda di Francesco Castegnaro e Claudia Serblin che fa rivivere l’olivicoltura dei Colli Berici

Con un salto di molti secoli arriviamo ad oggi, sul versante ovest dei Colli Berici, in una zona denominata Rébene, dal tedesco reben, ovvero viti, toponimo che testimonia l’antichità della coltivazione della vite nella zona. Dal toponimo prende il nome l’Azienda Agricola Del Rebene, proprietaria di oltre 700 olivi posizionati sui terrazzamenti sostenuti da masiere, in parte ricostruite, in una sorta di anfiteatro naturale affacciato sulla Valle del Gazzo.

Dal 1990 Francesco Castegnaro e Claudia Serblin hanno dato vita al recupero di questo fondo abbandonato dal secondo dopoguerra e che oggi è stato riportato all’antico splendore e nel quale gli olivi coltivati in regime biologico, permettono la produzione di un olio che può fregiarsi della Dop Veneto Euganei e Berici. L’olio è ottenuto principalmente dalla varietà autoctona rasara e da leccino, con saldi di pendolino e coratina.

Si tratta di un olio presente da molti anni nella Guida agli Extravergini di Slow Food e che racchiude tutte le caratteristiche tipiche delle cultivar da cui proviene: al naso si apre con piacevoli sentori verdi, che ricordano la rucola, lo sfalcio di erba fresca, la foglia, il pomodoro, accompagnati da una sensazione di notevole pulizia olfattiva. In bocca la trama media schiude sentori prevalentemente amari, con decise note astringenti e buona piccantezza, che avvolge piacevolmente il palato. Il retrogusto, di buona lunghezza, è armonico e ricorda il cardo e la nocciola fresca, ben innervato da decisi sentori di pepe bianco.

di Mauro Pasquali
m.pasquali@slowfoodveneto.it

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