È uscito il Sesto Rapporto di Valutazione dell’IPCC sul clima. L’allerta è massima

È  uscito il Sesto Rapporto di Valutazione dell’IPCC, il Gruppo intergovernativo dell’Onu sul cambiamento climatico. Le indicazioni sono univoche, abbiamo una sola possibilità per ridurre gli effetti gravissimi del riscaldamento globale: arrivare a emissioni nette zero al più presto, entro il 2050.

«Il nuovo rapporto dell’IPCC ci restituisce una documentazione scientifica e inconfutabile della pericolosa incidenza delle attività umane sull’innalzamento della temperatura: dell’atmosfera, degli oceani e terrestre. Sarà difficile non superare gli 1,5 °C di incremento entro il 2100, fissato come l’obiettivo più ambizioso dagli accordi sul clima di Parigi.

I sistemi alimentari tradizionali, il trasporto del cibo, il packaging e lo smaltimento, quindi l’enorme spreco derivante dalla produzione dell’agroindustria, sono tra i principali responsabili di gran parte delle emissioni climalteranti globali. Cambiare sistema di produzione alimentare, oggi, non è più solo necessario ma irrinunciabile per assicurare un futuro alle nostre comunità, non solo a quelle più deboli che saranno le prime a subire questo devastante impatto.

Un impatto che non riguarderà più solo determinate zone del pianeta, ma il mondo intero. Il prossimo decennio sarà decisivo per porre un freno alla crisi climatica, ma servono con urgenza politiche nuove che tengano conto degli effetti globali e locali. L’opinione pubblica deve esserne consapevole e la società civile compatta e solidale. Ognuno di noi può fare la differenza.» è l’invito del Consiglio Direttivo di Slow Food Italia.

Il report che contiene le più aggiornate conoscenze scientifiche sul clima, si basa sugli studi di migliaia di ricercatori in tutto il mondo analizzati da centinaia di altri scienziati che per l’IPCC, su base volontaria e non retribuita, ne hanno fatto una valutazione complessiva. Climate Change 2021:Le Basi Fisico Scientifiche (Climate Change 2021: the Physical Science Basis, la verisione in inglese), questo il suo titolo, è stato presentato ieri 9 agosto a Ginevra, sede del segretariato IPCC, a meno di 80 giorni dall’inizio della COP26 di Glasgow, la conferenza mondiale sul clima.

Il rapporto parla chiaro: «a meno che non ci siano riduzioni immediate, rapide e su larga scala delle emissioni di gas serra, limitare il riscaldamento a circa 1,5°C o addirittura 2°C sarà un obiettivo fuori da ogni portata.»

Innalzamento della temperatura

Il rapporto mostra che le emissioni di gas serra provenienti dalle attività umane sono responsabili di circa 1,1°C di riscaldamento rispetto al periodo 1850-1900. Mediamente nei prossimi 20 anni, secondo il rapporto, la temperatura globale dovrebbe raggiungere o superare 1,5°C di riscaldamento.

Climate Change 2021
E con 1,5°C di riscaldamento globale, ci si attende un incremento del numero di ondate di calore, stagioni calde più lunghe e stagioni fredde più brevi. Con un riscaldamento globale di 2°C, gli estremi di calore raggiungerebbero più spesso soglie di tolleranza critiche per l’agricoltura e la salute.

Le conseguenze del riscaldamento globale

Ma la temperatura non è l’unico elemento in gioco. I cambiamenti climatici stanno portando molti cambiamenti in diverse regioni, e tutti aumenteranno con un ulteriore riscaldamento. Questi includono cambiamenti nei valori dell’umidità, nei venti, nella neve e nel ghiaccio, nelle aree costiere e negli oceani.
Per esempio:

  • I cambiamenti climatici stanno intensificando il ciclo dell’acqua. Questo porta, in alcune regioni, piogge più intense e inondazioni ad esse associate, in molte altre regioni porta a siccità più intense.
  • I cambiamenti climatici stanno influenzando gli andamenti delle precipitazioni. Alle alte latitudini, è probabile che le precipitazioni aumentino, mentre ci si attende che diminuiscano in gran parte delle regioni subtropicali. Sono attesi cambiamenti nelle precipitazioni monsoniche, con variazioni nelle diverse regioni.
  • Per le aree costiere ci si attende un continuo aumento del livello del mare per tutto il XXI secolo che contribuirebbe a inondazioni costiere più frequenti e gravi nelle aree basse rispetto al livello del mare e all’erosione delle coste. Eventi estremi riferiti al livello del mare che prima si verificavano una volta ogni 100 anni, entro la fine di questo secolo potrebbero verificarsi ogni anno.
    Un ulteriore riscaldamento intensificherà lo scioglimento del permafrost, la perdita della copertura nevosa stagionale, lo scioglimento dei ghiacciai e della calotta polare, e la perdita del ghiaccio marino artico estivo.
  • I cambiamenti nell’oceano quali il riscaldamento, le più frequenti ondate di calore marino, l’acidificazione degli oceani e la riduzione dei livelli di ossigeno in mare sono stati chiaramente collegati all’influenza umana, si legge nel rapporto. Questi cambiamenti influenzano sia gli ecosistemi marini che le persone che dipendono da essi, e continueranno almeno per il resto di questo secolo.
  • Per le città, alcuni aspetti dei cambiamenti climatici possono risultare amplificati. Tra questi, le ondate di calore (le aree urbane sono di solito più calde dei loro dintorni), le inondazioni dovute a forti precipitazioni e l’aumento del livello del mare nelle città costiere.

Possiamo ancora intervenire

Il rapporto mostra anche che le attività umane hanno ancora il potenziale per determinare il corso del clima futuro. È chiara l’evidenza scientifica che mostra che l’anidride carbonica (CO2) è il principale motore dei cambiamenti climatici, anche se altri gas serra e inquinanti atmosferici contribuiscono a influenzare il clima.
Stabilizzare il clima richiederà riduzioni forti, rapide e costanti delle emissioni di gas a effetto serra, e raggiungere emissioni nette di CO2 pari a zero. Limitare altri gas serra e inquinanti atmosferici, specialmente il metano, potrebbe avere dei benefici sia per la salute che per il clima.

Le nostre azioni per il clima

Come sappiamo la produzione alimentare contribuisce per un terzo del totale delle emissioni. Cambiare il sistema di produzione alimentare è necessario per contenere gli effetti devastanti della crisi climatica. A partire da ora.

Per approfondire e capire come poter dire il nostro contributo visita le sezioni del sito Slow Meat e Cibo e salute