Nutrirsi di biodiversità è nutrirsi di salute

Preservare il nostro inestimabile patrimonio di biodiversità agro alimentare, non è solo un gesto generoso nei confronti di ambiente ed ecosistemi, ma è anche un modo per farci del bene e prenderci cura di noi stessi.

La biodiversità alimentare, intesa come biodiversità dei vegetali, degli animali e degli altri organismi che costituiscono il nostro cibo, contribuisce in più modi a una dieta sana e diversificata. Oggi vediamo come.

 

Cibo salute biodiversità

I nutrienti

Gli studi sulla composizione dei cibi evidenziano che il tenore di nutrienti (macro e micronutrienti) può variare in modo molto pronunciato sia da specie a specie sia tra cultivar di una stessa specie. In particolare, le varietà selvatiche, di norma, risultano più nutrienti di quelle domestiche[1].

A volte la composizione degli alimenti riserva grosse sorprese e può avere implicazioni rilevanti sul piano nutrizionale, per esempio consentendo a popolazioni vulnerabili di fare fronte alle proprie necessità[2]. [

Perché preferire le varietà autoctone

Tanto per cominciare, va ribadito che le specie indigene si adattano meglio alle condizioni ambientali del territorio e pertanto spesso richiedono meno input esterni, come acqua o prodotti fitosanitari che sono tutt’altro che un toccasana per la nostra salute e soprattutto non lo sono per i contadini.

Inoltre, per difendersi da stress ambientali come temperature elevate, siccità e gelo che causano la produzione di radicali liberi che possono danneggiare il loro DNA, le piante mettono in atto meccanismi di resistenza che attivano la produzione di molecole dotate di proprietà antiossidanti.

L’elisir di lunga vita: i polifenoli

Consumando specie vegetali indigene che, come tali, hanno sviluppato difese contro le condizioni ambientali o gli agenti esterni, aumentiamo anche il tenore di sostanze protettive nella nostra dieta, come i terpeni, e molecole importantissime come i carotenoidi e la vitamina E, i composti fenolici come i flavonoidi, gli alcaloidi e i composti a base di azoto e zolfo esercitano un’efficacissima azione antiossidante[3]. Ad esempio, il consumo prolungato di di polifenoli può contribuire a ridurre il rischio di cancro, disturbi cardiovascolari, diabete, osteoporosi e malattie neurodegenerative, proteggendo l’organismo dai danni che i radicali liberi arrecano al DNA[4]. E quanto detto a proposito dei vegetali vale anche per i cibi di origine animale: i valori nutrizionali variano in maniera significativa da specie a specie. Per esempio, alcune tipologie di pesce indigeno sono un’importante fonte di proteine e contengono più vitamine e sali minerali come il ferro e lo zinco rispetto a specie commerciali.[5]

Nei Paesi in via di sviluppo in particolare, preferire il consumo di cibi selvatici consente alla popolazione di consumare diete più varie ed equilibrate, e perciò di migliorare la sicurezza alimentare.

I Presìdi Slow Food: buoni, puliti, giusti e sani!

Slow Food tutela la biodiversità alimentare attraverso progetti quali l’Arca del Gusto e i Presìdi. Oltre a misurare le ripercussioni economiche, ambientali, sociali e culturali di questi progetti, nel corso degli ultimi anni Slow Food ha cercato di quantificare gli effetti che il consumo di prodotti tutelati dai Presìdi ha sulla salute del consumatore, promuovendo una serie di analisi nutrizionali su prodotti di origine animale e vegetale tramite la collaborazione con università e laboratori specializzati.

Il confronto tra prodotti appartenenti all’Arca del Gusto o Presìdi Slow Food e varietà commerciali ha mostrato differenze significative in termini nutrizionali, sia per le specie animali che vegetali.

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Ad esempio, il Millo Corvo (Mais corvo) spagnolo mostra un tenore molto elevato di antociani, pigmenti vegetali con spiccata capacità antiossidante e antinfiammatoria. Analogamente, le carote di Polignano, varietà tradizionale multicolore di alcune zone della provincia di Bari, in Puglia risultano meno ricche di zuccheri rispetto alle varietà commerciali e, quelle di colore viola, con un contenuto di antiossidanti quattro volte superiore a quello delle carote commerciali.

Mangiare 100 g di carote viola di Polignano garantisce benefìci equivalenti a quelli di 400 g delle carote comunemente in commercio.

Il Presidio Slow Food della lenticchia del Giura svevo, grazie a una felice combinazione di suolo, clima e saperi locali, mostra eccezionali qualità organolettiche e nutrizionali. In confronto alle varietà internazionali questa varietà locale ha il 15-20% di proteine in più e più del doppio di fibre.

Analogamente per le specie animali. È il caso del pollo guascone francese: l’alimentazione al pascolo, unita alle caratteristiche peculiari della razza tradizionale, garantisce una carne quasi tre volte meno grassa, più ricca di proteine e con meno colesterolo rispetto alla media dei polli in commercio.

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Questi risultati mostrano come la tutela della biodiversità e il consumo di specie e razze locali contribuisce non solo a tutelare l’ambiente e preservare le tradizioni culturali di un territorio, ma rappresenta anche un fattore di sicurezza alimentare, che può migliorare lo stato di salute della popolazione. Di tutta! 

 

A cura di Eleonora Lano
Responsabile coordinamento Cibo e salute per Slow Food
e.lano@slowfood.it

«Il nostro cibo è la nostra salute. Solo con la biodiversità si nutre il pianeta» è il documento di posizione di Slwo Food che esamina lo stato attuale dei nostri sistemi alimentari globali e le modalità con cui Slow Food lavora per promuovere diete sane.

Scopri di più nella sezione Cibo e Salute

A sostenere le attività di ricerca e approfondimento di Slow Food sul tema Cibo e Salute è Reale Mutua, Sostenitore Ufficiale di Slow Food Italia. 

NOTE

[1] Per esempio, l’Asupina una varietà di banana del Pacifico, ha livelli talmente elevati di carotenoidi (precursori della vitamina A) che il consumo di un solo frutto (circa 77 grammi) è sufficiente a coprire il fabbisogno quotidiano di vitamina A di un bambino in età prescolare, mentre per garantire un apporto equivalente occorrerebbe consumare un chilogrammo di banane Williams (appartenenti al gruppo delle banane Cavendish, oggi la varietà più consumata al mondo)

Englberger L, Wills RB, Blades B, Dufficy L, Daniells JW, Coyne T. Carotenoid content and flesh color of selected banana cultivars growing in Australia. Food and Nutrition Bulletin. 2006;27(4):281-291. doi:10.1177/156482650602700401

Alcune analisi hanno mostrato che un consumo quotidiano di 200 grammi di riso può equivalere, a seconda della varietà presa in esame, a meno del 25% o a più del 65% dell’apporto proteico giornaliero consigliato.

Kennedy G, Burlingame B. Analysis of food composition data on rice from a Plant Genetic Resources Perspective. Food Chemistry. 2003;80(4):589-596. doi:10.1016/s0308-8146(02)00507-1 209

[2] Gli esempi citati dimostrano come le varietà autoctone danno più nutrienti (a parità di peso di cibo consumato). Nei Paesi in via di sviluppo in particolare, preferire il consumo di cibi selvatici consente alla popolazione di consumare diete più varie ed equilibrate, e perciò di migliorare la sicurezza alimentare.

[3] – Kasote DM, Katyare SS, Hegde MV, Bae H. Significance of antioxidant potential of plants and its relevance to therapeutic applications. International Journal of Biological Sciences. 2015;11(8):982-991. doi:10.7150/ ijbs.12096
– Das K, Roychoudhury A. Reactive oxygen species (ROS) and response of antioxidants as Ros-scavengers during environmental stress in plants. Frontiers in Environmental Science. 2014;2. doi:10.3389/fenvs.2014.00053

[4] Pandey KB, Rizvi SI. Plant polyphenols as dietary antioxidants in human health and disease. Oxid Med Cell Longev. 2009;2(5):270-278. doi:10.4161/oxim.2.5.9498

[5] Bunting, Ahmed. Climate change adaptation and prawn-fish-rice agroecosystems. The Landscapes for People, Food and Nature Initiative. Consultato il 1 marzo 2022