Cibo e salute: una questione di sostenibilità ambientale. Apre in Italia un nuovo istituto di ricerca.

Diciamocelo, la nostra salute ci preoccupa molto di più che l’annunciato collasso climatico. Anche e soprattutto quando si tratta di cibo. Conosciamo magari a menadito il rapporto fibre, calorie, zuccheri e grassi dei nostri biscotti preferiti e poi poco ci impegniamo a capire come siano stati prodotti e se siano salutari anche per il nostro pianeta.

E se vi dicessimo che quello che fa bene a noi può far bene anche al pianeta?

Su questo terreno ci muoviamo da anni, associare il piacere del cibo alla salute nostra e della Terra era ed è sempre di più fondamentale per definire il messaggio che la nostra associazione vuole diffondere. Perché capire come e con cosa riempiamo le nostre dispense, tornare in cucina, al mercato, dai produttori, dai contadini, esplorare la strada dell’autoproduzione anche per recuperare quella conoscenza del cibo è la nostra proposta da oltre trent’anni. Ora lo studio dell’alimentazione attraverso l’approccio olistico, che guarda al cibo a 360° e tiene conto di tutte le connessioni, ci porta ad affermare con convinzione che essere attenti alla nostra salute è anche uno dei modi più efficaci e immediati di aiutare l’ambiente. A questo tema è dedicato il libro (La felicità ha il sapore della salute. La via della longevità tra scienza e cucina) nato dalla collaborazione tra il medico e scienziato Luigi Fontana, tra i massimi esperti internazionali nel campo della longevità, e Vittorio Fusari, il nostro grande cuoco filosofo da poco scomparso, che tanta parte del suo impegno – in Slow Food e non solo – aveva dedicato negli ultimi anni proprio all’esplorazione di questi ambiti.

Il rapporto tra cibo e salute è un tema cui abbiamo dedicato in tempi recenti un Master dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, un’area didattica interattiva dell’ultima edizione di Terra Madre Salone del Gusto 2018, un momento di approfondimento durante l’ultimo Congresso di Slow Food Italia e un ambito di ricerca e approfondimento che ci accompagnerà per tutto il 2020, con una sezione dedicata su questo sito e con una nuova partecipazione forte a Terra Madre Salone del Gusto.

A questa tematica si stanno interessando anche Università e centri di ricerca come l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri (IRCCS) che ci ha invitato a portare il nostro contributo alla presentazione dell’istituto nato recentemente dalla collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma con la partecipazione di Vihtali, spin off dell’Ateneo: ltalian Institute for Planetary Health (IIPH) – Istituto Italiano per la salute dell’Uomo e del Pianeta, ente di ricerca di respiro internazionale che ha come scopo appunto la salute dell’uomo e quella nel nostro pianeta. Come? Con una bella sfida: promuovere la ricerca scientifica per identificare gli alimenti che hanno un impatto maggiore sulla salute e sulla longevità del singolo individuo e della popolazione e valutare gli effetti della produzione alimentare sul cambiamento ambientale per ricercare sistemi alternativi e sostenibili.

Alla presentazione abbiamo trovato molti punti in comune con l’obiettivo del neonato istituto, riassunto da Walter Ricciardi, ordinario di Igiene generale e applicata all’Università Cattolica e vice presidente di IIPH:

«promuovere un’alimentazione sana e sostenibile e approfondire le correlazioni tra cambiamento climatico e salute, anche al fine di prevenire o mitigare gli effetti del riscaldamento globale e favorire un’agricoltura all’altezza delle sfide demografiche ed epidemiologiche del Pianeta».

A questo si aggiunge il desiderio far riguadagnare all’Italia la sua posizione di eccellenza nella ricerca e nell’innovazione a livello europeo, come spiega Giuseppe Remuzzi, direttore del Mario Negri: «Diversi aspetti contribuiscono a rendere l’Italia un laboratorio ideale per sviluppare un progetto che dovrà avere un impatto globale. L’Italia, secondo l’Istat, è il Paese più longevo in Europa. Questo è senz’altro il risultato della presenza di un Servizio Sanitario Nazionale che rende accessibile il diritto alla salute a tutti gli italiani, senza discriminazioni di reddito, di genere o di età. Senza dimenticare che il nostro Paese ha una tradizione alimentare nella dieta mediterranea che contribuisce a una sensibile riduzione di diverse malattie come quelle cardiovascolari e i tumori».

Le aree di ricerca sono diverse e in particolare lo studio dei fattori e delle abitudini alimentari che incidono sull’invecchiamento in salute della popolazione (Alimentazione e longevità), lo studio delle tradizioni alimentari su scala nazionale e globale, e qui come Slow Food possiamo dare un contributo più che significativo, al fine di trovare un modello alimentare adattabile ai gusti di ogni individuo senza cadere nel riduzionismo dell’alimentazione “ideale” (Abitudini alimentari e tradizione: una dieta personalizzabile). Si studieranno ancora con rigore scientifico le proprietà degli alimenti – come fossero farmaci – considerandone caratteristiche utili ed effetti favorevoli al fine di preservare la salute e prevenire malattie (Alimentazione e insorgenza di malattie). Verrà anche studiata la sostenibilità del sistema alimentare, considerato che è ormai confermato che scelte alimentari più razionali possono ridurre dell’inquinamento globale: all’interno dell’Istituto verranno sviluppati modelli di valutazione dell’impatto dei sistemi alimentari sostenibili sulla crisi climatica ponendo particolare attenzione alla preservazione dell’ambiente e della biodiversità (Produzione alimentare e sostenibilità, connubio possibile). Anche in questo caso potremo dare il nostro contributo. Infine, l’istituto si muoverà per mettere a punto attività di informazione e sensibilizzazione della popolazione sulle corrette abitudini alimentari favorendo attività di formazione.

«Con il nostro comportamento alimentare influenziamo anche la salute del pianeta, a seconda degli alimenti con cui ci nutriamo condizioniamo il fatto che la terra sia coltivata più o meno bene, che ci sia inquinamento, che si moltiplichino i trasporti: da quando esiste, il nostro pianeta non è mai stato così male e la responsabilità è dell’uomo. Attraverso l’alimentazione, modificandola in meglio sulla base dei risultati dei nostri studi, possiamo mantenere e migliorare la nostra salute e quella del pianeta» spiega Ricciardi. «L’attività quotidiana dell’alimentarci può diventare un’attività che ci aiuta e ci protegge, e i nostri studi andranno in questa direzione» rilancia Remuzzi.

A collaborare con l’istituto c’è anche Richard Horton direttore della rivista scientifica The Lancet che esorta gli scienziati a uscire dai centri di ricerca per arrivare al pubblico e a chi detiene il potere decisionale: «è il dovere, l’obbligo di ogni scienziato di portare il suo lavoro a chi ha il potere politico e questo credo sia la sfida più importante del 21esimo secolo. Citando Extintion Rebellion, Horton conclude dicendo: «Dire la verità, agire ora e andare oltre la politica. E noi tutti dobbiamo davvero pensare di riformulare la nostra dieta in maniera radicale. Il cambiamento fondamentale è spostarsi da una dieta basata sulla carne a una ricca di alimenti di origine vegetale seguendo la Dieta Mediterranea. Che non vuol dire smettere di mangiare la carne, non è un invito a un’esistenza vegana, ma vorrei vedere la carne diventare (o ritornare ad essere ndr) un pasto speciale e non quotidiano».

Seguiremo con interesse lo sviluppo di questi studi: continuate a seguirci e vi terremo aggiornati su questo tema importantissimo!

di Michela Marchi,
m.marchi@slowfood.it

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