Cibi ultra-processati e salute cardiovascolare: dagli Stati Uniti l’invito ad aprire gli occhi

Sono tra i principali fattori di rischio accertati per la salute umana, e per la popolazione italiana, insieme al consumo di alcol e all’inattività fisica, rappresentano una minaccia nettamente superiore al valore attribuibile al fumo.

Stiamo parlando delle errate abitudini alimentari, determinate da dinamiche inevitabili come la globalizzazione e l’urbanizzazione ma anche da fattori sui quali si può intervenire, ad esempio attraverso il recupero della cultura e delle tradizioni alimentari e l’educazione a scelte più consapevoli prediligendo cibi e piatti ad alto valore nutritivo a scapito dei prodotti industriali. Un messaggio il linea con la filosofia Slow Food che lavora per promuovere modelli di produzione, trasformazione e consumo il più possibile sostenibili e sani sia per la salute individuale sia per il pianeta, anche grazie un linguaggio diretto e a informazioni puntuali, come nella nuova sezione Cibo e salute.

Ed è proprio su questi principi che si concentra un nuovo studio dell’U.S. Centers for disease control and prevention (Cdc) presentato in occasione dell’ultimo incontro dell’American heart association, lo scorso novembre. Secondo gli esperti statunitensi, che hanno analizzato la dieta e lo stato di salute cardiovascolare di oltre 13 mila adulti tra il 2011 e il 2016, aumentando del 5% l’apporto di calorie provenienti da cibi industriali diminuisce in egual misura la funzionalità di cuore e sistema circolatorio.

Ma quali sono questi cibi?

La Cdc ha suddiviso ogni cibo in diverse categorie in base al tipo di processo industriale con cui è prodotto. I cibi ultra-processati sono quelli fatti in parte o interamente con sostanze estratte da ingredienti alimentari, come grassi, amidi, grassi idrogenati, zuccheri aggiunti, aromi artificiali, coloranti ed emulsionanti. Tra i più noti ricordiamo le bibite gassate, merendine e snack, biscotti e dolcetti, salumi e bocconcini di pollo, zuppe istantanee in polvere e molti altri prodotti promossi nella grande distribuzione come cibi pronti.

La Cdc non si limita solo all’analisi: in una società in cui mediamente, statistiche alla mano, oltre la metà delle calorie si introduce grazie a cibi ultra-processati, l’immediatezza dei messaggi e l’elemento motivazionale sono fondamentali. Per questo l’American hearth association ha individuato 7 fattori di rischio sui quali ognuno può intervenire ogni giorno per migliorare la propria salute cardiovascolare: controllare il colesterolo, ridurre la glicemia, mangiare meglio, perdere peso, tenere sotto controllo la pressione sanguigna, mantenersi attivi e non fumare. Ci sono piccole cose che tutti possono fare per migliorare il proprio stato di salute, affermano gli esperti, senza essere per forza cuochi o contadini.

Elisa Virgillito
e.virgillito@slowfood.it

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