Ci stiamo mangiando la terra su cui dovremmo coltivare il nostro cibo

Da qualche mese il tema del consumo di suolo ha finalmente guadagnato l’attenzione che merita. Ne scrivono i principali quotidiani (e con discreta continuità, finalmente), qualche volta se ne sente parlare in televisione (anche se quasi mai nei telegiornali) e persino un buon numero di probabili futuri parlamentari fa esplicito riferimento al tema. Soprattutto ne parla la gente comune: il cemento, spesso gettato inutilmente su suoli fertili e preziosi, ha superato la soglia di tolleranza anche del cittadino medio, che solitamente preferisce non disturbare troppo i manovratori e curarsi del suo piccolo giardino, come se la salvaguardia del paesaggio e dei suoli agricoli, il dissesto idrogeologico e l’impermeabilizzazione dei suoli non fossero problemi di tutti.

C’è dunque un disegno di legge che con urgenza il nuovo Parlamento dovrà discutere e approvare: è il cosiddetto “salvasuoli”, votato dal Governo uscente su iniziativa del Ministro dell’Agricoltura e con il contributo della Conferenza Stato-Regioni. È un buon disegno di legge, con un cammino già ben avviato, ma che si può ancora migliorare e diventare davvero una delle più importanti iniziative parlamentari della storia della Repubblica. Perché il suolo fertile sta per finire, ci stiamo mangiando la terra su cui dovremmo coltivare il nostro cibo, stiamo distruggendo definitivamente il paesaggio che per secoli ha fatto dell’Italia il Belpaese, stiamo compromettendo il più importante asset economico del nostro Paese. Sì, il più importante: se non fermiamo il consumo di suolo verranno meno migliaia di posti di lavoro, attuali e futuri, e subiremo una ulteriore pesante riduzione del Pil (se vi piace usarlo come indicatore). Il Forum italiano dei movimenti per la terra e il paesaggio (www.salviamoilpaesaggio.it) ha preparato un documento con le otto azioni da adottare al più presto: leggi da fare o da eliminare subito per invertire la rotta su un tema che non sta a cuore solo alle attività produttive o agli ambientalisti ma a qualsiasi cittadino italiano e a qualsiasi persona che ama il nostro Paese.

Di Roberto Burdese – La Stampa 17/2/13