Che sapore ha quel frutto raccolto dagli schiavi? Una #dietacaporalatofree, la campagna di Slow Food Youth Network

Il cibo che consumiamo ogni giorno arriva nel nostro piatto attraverso filiere di cui, troppo spesso, non conosciamo la natura. Siamo in grado di riconoscere quando, dietro quello che mangiamo, si nasconde lo sfruttamento di migliaia di braccianti?

Quello che sta accadendo in questo periodo coinvolge ogni ambito dei sistemi alimentari. Lo stiamo vivendo come consumatori: cambiamo i nostri acquisti, forse perché abbiamo più tempo per informarci o siamo costretti a maggiori ristrettezze, compriamo più conserve, più farina e dedichiamo più attenzione alla cucina casalinga.

Lo vedono i venditori nei mercati rionali, spesso costretti a chiudere per l’impossibilità di garantire la corretta distanza tra i clienti, e i ristoratori, ormai fermi da tempo.

Sanno che tutto sta cambiando anche i dipendenti della Grande Distribuzione Organizzata (supermercati, discount, ipermercati, ecc.), costretti a fronteggiare una mole di clienti sempre maggiore. Lo sa, ancora meglio, chi guida queste catene di distribuzione che ha colto l’aumento delle vendite come un’occasione per chiedere ancora di più al mondo della produzione (risale a pochi giorni fa l’articolo su «Internazionale», a cura di Fabio Ciconte e Stefano Liberti, sulle aste al ribasso praticate da Eurospin per l’insalata in busta), sfruttando anche la conoscenza approfondita che la Gdo ha dei suoi clienti.

foto Corriere Umbria

L’industria alimentare comincia a dare segni di cedimento (secondo l’ultimo rapporto Ismea, numerose imprese hanno dovuto interrompere momentaneamente l’attività, per mancanza di servizi logistici, per carenza di personale o per l’impossibilità di rispettare le prescrizioni in materia di sicurezza e tutela della salute dei dipendenti) sapendo che, però, deve rendere conto a quanto richiesto dalle insegne della Gdo per non rimanere fuori da un mercato che appare totalmente controllato dai grandi gruppi della distribuzione.

Poi ci sono i produttori, gli agricoltori, gli allevatori che, nonostante tutto (mercato del turismo chiuso, mercati rionali chiusi, industria in affanno), devono continuare a raccogliere il frutto del loro lavoro. Ma come?

In effetti, ai problemi che da sempre riguardano la produzione agricola – schiacciata da un sistema alimentare che non tiene in considerazione le necessità e i diritti di imprenditori e braccianti – quest’anno si sommano le gravi ripercussioni della crisi sanitaria sulla manodopera.

Da un lato, la chiusura delle frontiere con l’Europa dell’Est ha determinato una carenza di braccianti stagionali che, in questo periodo, vengono in Italia. Dall’altro, migliaia di stranieri irregolari che, oggi, vivono negli insediamenti informali (diciamo veri e propri accampamenti dove vengono negati i diritti e dignità) nelle campagne italiane, necessitano di una regolarizzazione che li tuteli dal virus.

Sono i lavoratori che, come ogni anno, raccoglieranno il nostro cibo.

Ma come lo raccoglieranno, con quali tutele, ancora non è chiaro. Perché, oltre all’emergenza sanitaria, anche in questa stagione di raccolta gravi minacce incombono sui braccianti: lo sfruttamento e il caporalato.

Secondo l’Osservatorio Placido Rizzotto, infatti, sono più di 400.000 i lavoratori agricoli esposti al rischio di un ingaggio irregolare e sotto caporale; di questi più di 132.000 sono in condizione di grave vulnerabilità sociale e forte sofferenza occupazionale.

Come se non bastasse, questi lavoratori, schiacciati da sistemi finalizzati a minimizzare i costi di produzione del nostro cibo, sono le potenziali vittime invisibili di questa crisi sanitaria. Le loro condizioni di vita e di lavoro, troppo spesso senza alcun diritto, sono determinate da un sistema che toglie valore al cibo che consumiamo o che desideriamo trovare pronto sugli scaffali dei supermercati.

Le ragazze e i ragazzi della rete giovane di Slow Food (Sfyn Italia) hanno deciso di approfondire il fenomeno raccontando le infiltrazioni delle mafie nell’agricoltura italiana, del fenomeno del caporalato e del suo impatto nelle zone  coinvolte.

Campo Slow Food e Libera contro le mafie

E in questo momento, in cui il freefrom guida le nostre scelte d’acquisto, possiamo affidarci a filiere virtuose che tutelino i diritti dei lavoratori agricoli. Abbiamo imparato a consumare cibi puliti e buoni con la nostra dieta targata Slow Food, ora dobbiamo scegliere il cibo giusto che sia Caporalato free.

Questi sono i temi della campagna #dietacaporalatofree, che nasce con l’obiettivo di far luce su questa situazione e sulla responsabilità degli attori delle filiere. Perché, in questo periodo, abbiamo più tempo per informarci, per approfondire e riflettere su quali economie sostenere con i nostri acquisti.

Vogliamo comprendere qual è il ruolo dei decisori politici, quali iniziative sono state messe in campo dalla società civile. Capiremo, con questa campagna, il valore politico delle nostre scelte quotidiane. Perché la nostra forchetta vale tantissimo e può liberare migliaia di persone dalla vergogna dello sfruttamento. Vogliamo soprattutto, unirci virtualmente (e speriamo presto fisicamente) a tutte e tutti i consumatori. Perché siamo noi, con le nostre scelte che possiamo davvero garantire un’Italia di diritti. Per tutte e tutti.

Slow Food Youth Network Italia

 

www.aljazeera.com

ari-associazione-rurale-italiana/emergenza-covid19-i-produttori-locali-garantiscono-laccesso-al-cibo

www.terraonlus.it

www.internazionale.it/notizie/stefano-liberti/2020/03/20/coronavirus-agricoltura-lavoratori

twitter.com/flaicgil

www.ansa.it/sito/notizie/politica/2020/03/18/coronavirus-oss.rizzotto-migliaia-di-migranti-abbandonatl

https://www.internazionale.it/notizie/fabio-ciconte/2020/03/30/coronavirus-discount-cibo-ribasso

ilmanifesto.it/per-noi-sikh-nei-campi-lemergenza-non-vale/

www.internazionale.it/reportage/stefano-liberti/2018/07/25/passata-pomodoro-eurospin

www.ismea.it

www.internazionale.it/opinione/stefano-liberti/2019/02/15/pastori-sardi-supermercati 

www.internazionale.it/notizie/stefano-liberti/2017/11/02/nardo-caporalato-princes

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