Ceta, attacco all’Italia. Il governo rilegga gli accordi

Le misure sull’etichettatura dell’origine del grano, il divieto nei confronti degli Ogm e la diffidenza verso il glifosato. Quelle che possono considerarsi conquiste dei consumatori a tutela della salute e dei produttori (in particolare di quelli che mettono la qualità prima del profitto), diventano barriere da abbattere per CropLife, l’associazione internazionale delle aziende agrochimiche che, in un dossier scritto a quattro mani con la Camera di Commercio canadese, elenca gli ostacoli al libero commercio che le multinazionali del settore auspicano di rimuovere attraverso il Ceta, il trattato di liberalizzazione commerciale tra Canada e Unione Europa.

Grano solina dell’Appennino abruzzese

Nel documento, che mette in fila 9 “raccomandazioni”, un’intera pagina è dedicata all’Italia. A essere messe sotto accusa sono le regole sulla tracciabilità in etichetta dell’origine delle farine, il divieto agli Ogm per uso alimentare e i limiti di residui di pesticidi nel grano duro.

Barriere non tariffarie da abbattere secondo gli estensori del documento che, sottolineano proprio come il superamento di questi nodi, considerati “fattori irritanti” del commercio, sia uno dei punti di forza del trattato.

Una scelta, quella di etichettare il grano, che viene definita “disastrosa” per l’export canadese e che nel documento viene ridotta a una forma di protezionismo. Diventano così “barriere al commercio ingiustificate” i primi timidi passi mossi nella riduzione della chimica in agricoltura e l’invito è a risolvere i disallineamenti in nome di una “scienza depoliticizzata”.

«Attacchi che dovrebbero far riflettere» ha commentato Monica Di Sisto, portavoce della coalizione Stop Ttip/Ceta di cui fa parte anche Slow Food.

St. Johns, North Portland, Oregon

Prediligere produzioni libere da Ogm e input chimici, di cui conosciamo l’origine (così da poter operare scelte più consapevoli), non è protezionismo. È libertà, quella del consumatore, che è più importante di quella dei mercati e delle multinazionali che vogliono solo speculare sul nostro cibo quotidiano. E vedono come il fumo negli occhi ogni situazione in cui i cittadini dispongono di maggiori informazioni e maggiori strumenti per decidere.

A chi ci governa vale la pena ricordare le promesse fatte in campagna elettorale e ricordare loro che non sono ammessi arretramenti sulle tutele faticosamente conquistate.

Giorgia Canali
g.canali@slowfood.it

 

  • Hai imparato qualcosa di nuovo da questa pagina?
  • SiNo