Il Cerrado del Brasile è in pericolo e grida aiuto

Cerrado in pericolo: oggi 11 settembre chiediamo di denunciare e diffondere l’appello delle popolazioni brasiliane

Il Cerrado, il più antico bioma brasiliano nonché la più vasta savana del Sud America, sta morendo, devastato da produttori senza scrupoli che si mangiano la terra per destinarla alle grandi monocolture che foraggiano l’allevamento industriale di bestiame. Una mostruosità che si porta via un patrimonio di biodiversità incommensurabile, mentre mette a rischio la sovranità alimentare delle popolazioni indigene e prosciuga le riserve idriche.

Qui vive il 5% della fauna mondiale, e due terzi della fauna brasiliana: stiamo parlando di oltre 2500 specie animali, molti dei quali endemici, circondati da 10.000 specie di piante che non si trovano in nessun’altra parte della terra.

© Ministério do Desenvolvimento Agrário do Brasil

“Culla delle acque”, nascono qui il Rio delle Amazzoni, il Paraná-Paraguai e São Francisco. E mentre tutta l’attenzione globale si è rivolta alla criminale distruzione dell’Amazzonia, le grandi industrie e gli enti governativi hanno potuto fare i propri comodi nel Cerrado Biome piantando soia, mais, cotone, e allevare bovini, maiali e polli. Oggi a sopravvivere è solo il 20% della vegetazione autoctona.

Oggi, venerdì 11 settembre, Slow Food è si unisce a Slow Food Cerrado nel grido di allarme e protesta contro la distruzione del Cerrado Biome e denuncia la straziante perdita di biodiversità di fauna e flora, ma anche le fatiche dei popoli indigeni, minacciati dalla devastazione del Cerrado.

Cerrado in pericolo
© Ministério do Desenvolvimento Agrário do Brasil

«Sono circa 12 mila le piante qui catalogate, tante sono edibili e su circa 400 sono stati avviati studi per analizzarne le proprietà curative e medicinali. Qui vivono molti gruppi indigeni originari: i Quilombolas composti da 44 comunità di persone di origine africana; i Geraizeiros, sono comunità di contadini; i Coco breakers sono donne delle comunità che lavorano con la rottura della noce di cocco babassu; i Vazanteiras, sulle rive del fiume São Francisco, vivono di pesca e allevamento; le comunità del Fundo e del Fecho de Pasto utilizzano aree di pascolo comune per l’allevamento di bovini e capre, oltre a raccogliere piante medicinali e cibo. E poi ci sono i tanti che vivono in contesti urbani» racconta Jean Marconi Carvalho di Slow Food Brasile.

Sovrastato dalla magnifica foresta pluviale amazzonica, il Cerrado copre il 20% del Brasile, costeggiando l’Amazzonia mentre si fa strada dall’entroterra atlantico per raggiungere il Paraguay nord-orientale e la Bolivia orientale. È grande quanto l’Inghilterra, la Francia, la Spagna, la Germania e l’Italia messe insieme, ed è una fonte vitale di cibo e acqua. E ossigeno per tutta la terra. Purtroppo, alcuni studi dimostrano che il Cerrado ha già raggiunto il suo apice evolutivo, e una volta degradato non recupererà mai la pienezza della sua biodiversità.

«Il Cerrado viene assassinato ogni giorno per il “progresso” e nel suo nome più della metà della sua superficie è già stata devastata per far posto a monocolture (per lo più transgeniche) di soia, mais, cotone, eucalipto, oltre all’allevamento di bestiame (il 55% della produzione brasiliana proviene proprio da qui ndr). Si tratta di violazioni commesse da un gruppo silenzioso e spietato che comprende Cargill, Bunge, Bayer, sostenuto dallo Stato attraverso finanziamento di progetti, esenzioni fiscali, tra gli altri benefici, come il Piano di Sviluppo Agricolo (Pda), o Matopiba, per fare alcuni esempi» spiega Jean.

Come se non bastasse violente siccità hanno colpito il Cerrado nell’ultimo decennio a causa della perdita di vegetazione necessaria per la conservazione dell’acqua. Il profondo sistema radicale della vegetazione autoctona del Cerrado è quello che mantiene l’equilibrio idrico in tutto il Brasile, alimentando 8 delle 12 diverse regioni idrologiche del paese. Non solo, la vegetazione autoctona del Cerrado supporta anche le piogge attraverso l’evapotraspirazione, fenomoeno noto anche come “fiumi volanti”.

Cerrado in pericolo
© Ministério do Desenvolvimento Agrário do Brasil

«Scambiando il sistema diversificato di vegetazione autoctona, dalle radici profonde, con un sistema agricolo molto più semplice, si riduce la capacità di ricaricare l’acqua» spiega Jean. «La vegetazione monocromatica non assorbe l’acqua piovana come la foresta nativa, rendendo il suolo secco. Più disboschiamo il Cerrado, meno acqua avremo. Nel bioma scompaiono in media 10 fiumi di medie dimensioni all’anno».

Queste nuove forme di colonialismo favoriscono l’ingresso di grandi aziende grazie alla loro promessa di modernizzazione. Una nuovo paradigma che ignora tradizioni locali e culture millenarie e soprattutto ignora l’enorme importanza socio-economica dell’ecosistema per i popoli che lo hanno abitato per secoli.

«Le grandi imprese saccheggiano le ricchezze locali per poi non lasciare altro che distruzione. Il notevole disinteresse del Governo per i vari crimini rivela un forte razzismo ambientale presente nelle istituzioni governative che negano il legame tra comunità tradizionali e periferiche con la natura, essenziale per la conservazione della biodiversità, dell’economia e della qualità della vita in Brasile e nel mondo» si preoccupa Jean Marconi Carvalho che continua: «Questo saccheggio indiscriminato delle risorse del Cerrado porta povertà e perdita di sicurezza alimentare alle comunità locali. È facile per le grandi multinazionali che piantano monocolture ignorarle perché la loro sovranità alimentare non è sotto attacco e i loro diritti idrici non sono violati. Una catastrofe per cui è necessario opporsi come dobbiamo lottare contro la perdita di biodiversità, i crimini ambientali e il razzismo continuo che permette che questo accada».

Per questo vogliamo portare all’attenzione della comunità internazionale la devastazione che subisce il Cerrado e per farlo dobbiamo partire dalla denuncia e dalla dichiarazione della stessa esistenza del Cerrado e delle popolazioni che lo vivono. Per troppo tempo questo continuo saccheggio è avvenuto sotto silenzio.

Oggi 11 settembre è il giorno del Cerrado e speriamo che sia l’inizio di una nuova presa di coscienza e consapevolezza, affinché il Cerrado, in tutta la sua pluralità e potenza, continui a resistere.

La natura grida: siamo a rischio di estinzione. Siamo gente del Cerrado, siamo difensori del Cerrado, dipendiamo dal Cerrado, il Cerrado dipende da noi, il Cerrado dipende dagli animali, gli animali dipendono dal Cerrado, il Cerrado dipende dalle piante, le piante dipendono dal Cerrado. Abbiamo bisogno del vostro aiuto per continuare.

Il rischio è che il consumo definitivo si compia entro 20 anni. Ecco perché è stato indetto il Giorno del Cerrado.

Coordinata da Slow Food Cerrado e dalla Coalizione per il Clima SP, l’undici settembre, associazioni, movimenti, indigeni, popoli tradizionali e comunità promuoveranno un’azione congiunta sui social media. I partecipanti pubblicheranno sui social network diverse immagini, testi e video che metteranno in guardia sugli impatti negativi dell’azione dell’uomo nel Cerrado. Potete saperne di più e sostenere questa iniziativa seguendo i profili:

www.instagram.com/slowfoodcerrado

www.instagram.com/coalizaopeloclimasp

www.instagram.com/coalizaoclimabh

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