Centralità del cibo e l’importanza della sua filiera: l’eredità del Covid-19 e le politiche alimentari

La centralità del cibo e l’importanza della sua filiera. È questa senza dubbio una delle eredità che dovremo custodire al termine dell’emergenza sanitaria in corso. Nulla di nuovo e allo stesso tempo la più evidente (ri)scoperta di questo periodo fatto di restrizioni per cercare di contenere la diffusione di Covid-19. In questi giorni, il cibo, spesso, riempie le giornate casalinghe, tanti stanno così riscoprendo la cucina domestica. Con le abitudini sono cambiati anche i consumi ed è questi che prova a fotografare Ismea, prendendo a riferimento le prime quattro settimane di emergenza.

Tra le tendenze che hanno caratterizzato i consumi, Ismea segnala l’orientamento quasi esclusivo verso la Gdo, tendenza che si accompagna alla sostanziale e progressiva perdita di peso dei mercati rionali, spesso costretti a chiudere.

Produttrice del Mercato della Terra di Bolzano

Ne consegue che spesso a rimanere senza accesso al mercato sono i produttori di piccola scala, le aziende agricole spesso a conduzione familiare la cui produzione è rivolta a ristoranti, mercatini, gruppi di acquisto. La loro difficoltà ad accedere al mercato non si accompagna al calo della domanda, come dimostrano quei casi in cui, nel pieno rispetto delle norme, mercati, gruppi di acquisto e produttori, sono riusciti a riorganizzarsi.

A Milano, un lavoro di squadra tra Comune insieme agli enti del terzo settore ha fatto nascere sette hub temporanei per la consegna della spesa a domicilio per le famiglie meno abbienti, ed è anche sulla scorta di questa esperienza che anche a Roma cittadini e associazioni si stanno attivando per chiedere non solo la riapertura dei mercati contadini laddove possibile, ma anche l’individuazione di spazi in cui i contadini possano conferire i loro prodotti e dove i consumatori possano acquistare direttamente dal produttore.

In Campania la rete Slow Food ha attivato il progetto “La Chiocciola che resiste”, una mappatura dei produttori della rete dei Mercati della Terra messa a disposizione non solo dei consumatori ma anche di botteghe e negozi al dettaglio. Qualcosa di simile si sta muovendo in Puglia con il “Paniere delle eccellenze”.

Ad accomunare tutti questi casi, che spesso rappresentano un’importante fonte di sussistenza per questo tipo di produzioni, è l’aver potuto contare su una solida e attiva rete di relazioni a cui non di rado alla componente commerciale se ne somma una affettiva.

Immaginando un dopo, è dall’importanza di queste reti che dovremmo ripartire, l’emergenza ci insegna quanto sia importante averle coltivate e continuare a farlo, e ci insegna allo stesso modo il ruolo che queste possono e devono avere nelle definizioni delle politiche del cibo.

Giorgia Canali
g.canali@slowfood.it

Trovate tutte le iniziative messe in campo da Slow Food qui