Carlo Petrini: «Educazione, alleanze e biodiversità». Ecco a voi il futuro di Slow Food

firma del Manifesto dello Slow Food

Sono già passati 30 anni da quel fine settimana di dicembre in cui a Parigi fu firmato e lanciato a livello internazionale il Manifesto Slow Food, che aprì lo sguardo dell’associazione oltre i confini italiani portandola in 160 Paesi. Rileggendo quelle parole, scritte con lucida visionarietà da Folco Portinari, mi scopro sorpreso a constatare quanto siano attuali: già allora denunciavamo come la velocità fosse «diventata la nostra catena, [come tutti fossimo] in preda allo stesso virus: la “Fast-Life”, che sconvolge le nostre abitudini, ci assale fin nelle nostre case, ci rinchiude a nutrirci nei “Fast-Food”».

Si arrivava a prevedere qualcosa che allora poteva apparire esagerato ma oggi è una concreta ipotesi: «l’uomo sapiens deve recuperare la sua saggezza e liberarsi dalla velocità che può ridurlo a una specie in via d’estinzione.» La conclusione, però, era una promessa: «Se la “Fast-Life” in nome della produttività ha modificato la nostra vita e minaccia l’ambiente e il paesaggio, lo “Slow Food” è oggi la risposta d’avanguardia».

In questi anni abbiamo sparso semi in tutto il mondo attraverso progetti, creando Comunità e accogliendole nella rete di Terra Madre: da queste migliaia di semi sono nati frutti che hanno il potere di generare il cambiamento. Nei prossimi anni ci sono altre sfide dove il cibo è sempre più centrale. Per capirne la complessità basta leggere i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite: solo il cibo incide su tutti. Il sistema alimentare è la causa (e la prima vittima) di molte crisi a livello globale, ma può (e deve) essere anche la soluzione.

A uno sguardo distratto la prospettiva di Slow Food, che si ostina a valorizzare il piccolo in un contesto dominato da enormi realtà economiche e finanziarie, che continua ad agire per affermare la forza della dimensione locale in un mondo sempre più globalizzato, può sembrare debole. Ma non è così: sono sempre più convinto che saranno proprio le comunità locali, la moltitudine di milioni di esperienze di piccola scala che guideranno il cambiamento, grazie alla loro innata capacità di resilienza: vivere in armonia con la natura è l’unica soluzione.

Nel futuro di Slow Food vedo dunque un impegno fondato su tre grandi pilastri: la tutela della biodiversità, l’educazione (specie delle giovani generazioni) e la creazione di alleanze. Tasselli che formano il mondo in cui vogliamo vivere, fatto di rispetto, accettazione e valorizzazione delle diversità e di tutto il vivente.

Carlo Petrini
c.petrini@slowfood.it

 

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