La Brexit cavallo di Troia degli Ogm. Slow Food UK lancia #NotInMySupermarket.

Immaginiamo un paio di forbici magiche che permettano di tagliare via dal codice genetico del cibo quello che in natura non si adatta al nostro sistema di produzione sostituendolo con nuove caratteristiche: rese più alte, maggiori nutrienti e così via. Teoricamente, questa tecnologia è già disponibile: il genome editing, una modificazione artificiale del Dna ottenuta con il sistema «taglia e incolla».

Perry delle tre contee Presidio Slow Food © Tom Oliver

Le false promesse degli Ogm rinnovate dal genoma editing

Essendo ormai evidente il fallimento della vecchia generazione di Ogm nel realizzare i benefìci promessi, le lobby agro-industriali stanno scommettendo su questa manipolazione genetica definendola «leggera», simile alla selezione tradizionale, solo estremamente accelerata. La Corte di Giustizia Europea nel 2018 ha stabilito che va considerata una manipolazione genetica a tutti gli effetti e in Europa vale il principio di precauzione.

È falso che i nuovi Ogm siano funzionali all’agricoltura sostenibile: sono incompatibili con l’agroecologia e la biodiversità. Sono fortemente richiesti dagli agricoltori che fanno monocoltura e rifiutano di adottare tecniche più idonee a migliorare la fertilità dei suoli e la resilienza delle zone rurali.

Brexit: il 59% degli inglesi vuole mantenere divieto sugli Ogm

L’ultimo tentativo di deregulation per gli Ogm è in atto nel Regno Unito fresco di Brexit: subito a gennaio il Dipartimento dell’agricoltura ha lanciato una consultazione online per cambiare la legge, che attualmente è quella vigente nell’Ue.

C’è una notevole tracotanza nell’insistenza con cui governi e lobby agroindustriali continuano a mettere in discussione la volontà dell’opinione pubblica.

Basti pensare che un sondaggio di Food Standards Scotland ha scoperto che, accanto al pollo al cloro, gli alimenti Gm sono una delle principali preoccupazioni per il 57% dei consumatori. Un altro studio condotto nel 2020 dal National Centre for Social Research sulle questioni legate alla Brexit ha rilevato che il 59% desidera mantenere un divieto sulle colture Gm.

Un sondaggio più recente, dell’Economic and Social Research Council, ha mostrato un 64% di contrari alla coltivazione di Ogm. Un particolare non da poco fa si che questa battaglia sia affar nostro. La gestione ancora nebulosa del confine tra Irlanda del Nord e Europa rende complicato garantire che nessun prodotto Gm non etichettato si faccia strada sugli scaffali dell’Ue. Dove tra l’altro resta forte la pressione per deregolamentare queste tecnologie, nonostante il Parlamento europeo di recente, per la 50 esima volta dal 2015 e con una forte maggioranza, si sia opposto agli Ogm.

Brexit Ogm

#NotInMySupermarket.

Quando è stata aperta la consultazione del governo 51 organizzazioni, guidate da Slow Food in the UK e Beyond GM, hanno chiesto ai supermercati di prendere posizione, dimostrandosi fedeli alla volontà dei loro clienti.

A questo punto martedì scorso il Governo britannico, per bocca del Ministro dell’agricoltura e dell’ambiente britannico George Eustice, è uscito allo scoperto, dichiarando alla Reuters che «il gene-editing potrebbe giocare un ruolo chiave nel settore della barbabietola da zucchero in Inghilterra», e ribadendo il suo sostegno per l’allentamento dei regolamenti. Si potrebbe a questo punto affermare che “il re è nudo”, dato che una consultazione pubblica non è tale quando si è già deciso.

Gli attivisti continuano questa battaglia che si configura come una lotta impari contro interessi giganteschi. Per sostenerli tutti possono far sentire la propria voce sui social network, utilizzando l’hashtag #NotInMySupermarket.

Paola Nano
p.nano@slowfood.it

Da il manifesto del 24 gennaio 2021

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