Brescia città simbolo di altruismo e solidarietà

Nella città lombarda, nei mesi di lockdown primaverile, è nato il progetto Cibo per tutti Carmine per assicurare un pasto ai più bisognosi. Tra i soggetti coinvolti c’è anche Slow Food

Quante volte, in questi mesi di pandemia di Covid-19, abbiamo sentito dire che da ogni crisi può nascere un’opportunità, un cambiamento positivo? A Brescia, una delle città più colpite dall’emergenza sanitaria degli scorsi mesi primaverili, le difficoltà hanno innescato un meccanismo di solidarietà, o anzi per meglio dire un vero e proprio circolo virtuoso, che ha contribuito ad assicurare cibo alle persone e le famiglie maggiormente esposte alla crisi.

What makes us weaker makes us closer from nicola zambelli on Vimeo.

Quella di Brescia è una storia piuttosto lunga, che ha visto coinvolte decine di soggetti, eppure raccontarla non è difficile: perché il suo svolgersi è stato naturale, come quando si dà una mano alle persone a noi più vicine, quelle a cui vogliamo bene. L’unica differenza, a Brescia, è che la solidarietà è arrivata da moltissimi angoli d’Italia, da persone disposte a regalare e aiutare uno sconosciuto.

L’infanzia in Palestina

La storia comincia in primavera e il protagonista si chiama Yas. È di origine palestinese e di mestiere fa il ristoratore. Il suo locale, che si trova nel quartiere multietnico del Carmine a Brescia, è chiuso come quelli di tutta Italia. Sono i mesi della chiusura totale. «Io stavo bene, non mi mancava niente» ha raccontato Yas nel reportage di Nicola Zambelli intitolato What makes us weaker makes us closer.

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Una sensazione di benessere che strideva, per certi versi, con il dramma che in quelle stesse settimane consumava l’Italia, e la Lombardia in particolare. «Ricordo la mia infanzia in Palestina e il modo in cui la gente si comportava durante i coprifuoco imposti dall’esercito israeliano – ha spiegato Yas -. In quei momenti si scatenevano la distribuzione e la condivisione del cibo tra le persone: ricordo di donne che si lanciavano il riso, il pane, lo zucchero e la farina dalle finestre. Il pensiero spontaneo di ogni famiglia era: “Non dobbiamo stare bene solo noi, ma tutti, l’intero quartiere, l’intera società. Per resistere tutti condividiamo quello che c’è”».

Il bisogno di aiutare

Così Yas ha deciso di contattare associazioni di quartiere, gruppi di volontariato, chiedendo di nuclei familiari che avessero bisogno di aiuto, e in poche settimane arriva a dare una mano a una decina di famiglie. Sono in molti ad avere bisogno. Così il ristoratore palestinese si mette in contatto con due realtà del territorio: una è l’associazione di volontariato Gruppo de Noalter, l’altra è il Comitato Scuola Calini, che in poco tempo coinvolge Slow Food.

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Insieme organizzano le consegne a domicilio, finché le richieste raggiungono un numero che rende impossibile portare il cibo direttamente a casa. «Abbiamo cominciato le distribuzioni nella sede del Gruppo de Noalter in via Borgondio. Il 23 aprile si sono presentate 150 famiglie, l’indomani 250. Ci siamo organizzati per rispondere a questa esigenza in modo più strutturato ricorda oggi Nicola Vitale, membro del Comitato Scuola Calini e della Condotta Slow Food Bassa Bresciana. Fondamentali, per riuscire nell’impresa, sono state le donazioni. «Abbiamo ricevuto circa 50 mila euro, di cui la metà in cifre inferiori a 300 euro. Significa che tante persone hanno contribuito come potevano».

L’attivismo della rete di Slow Food

In breve tempo il numero di persone assistite è cresciuto, arrivando a quasi 500 famiglie. Un impegno enorme, che ha richiesto la collaborazione di soggetti differenti. L’iniziativa di Yas si è così strutturata, sfociando nel progetto Cibo per tutti Carmine che continua anche oggi ad assicurare cibo ai più bisognosi. Da metà maggio a fine luglio, tanto per dare un’idea, sono state distribuite quasi otto tonnellate di pasta, quasi sei di riso e cereali, più di diecimila uova, oltre cinquemila litri di passata di pomodoro, e poi tonno, pane, biscotti, carne in scatola, miele, frutta e verdura e molti altri prodotti.

Una parte di questi sono arrivati grazie a Slow Food: «Circa 10 mila euro in cibo sono arrivati dalla nostra rete» prosegue Vitale. I soci e i volontari delle cinque Condotte Slow Food del bresciano hanno raccolto soldi con cui sono stati acquistati i prodotti dei produttori che animano i Mercati della Terra della zona, ma che in quelle stesse settimane erano in difficoltà per via del lockdown: «In questo modo abbiamo assicurato cibo di qualità alle famiglie e dato una mano ai produttori» commenta Vitale.

Sono arrivati gli agrumi dalla zona del Lago di Garda, ad esempio, e poi è stata coinvolta la rete di Slow Bean, ovvero i produttori di legumi che si riconoscono nella filosofia del buono, pulito e giusto che guida Slow Food: «Una parte l’abbiamo acquistata e da loro abbiamo ricevuto altre centinaia di chili in regalo». La solidarietà è arrivata dappertutto, anche dalla rete in Sicilia, che ha offerto tremila euro in cibo dei Presìdi Slow Food, come pomodori, legumi, miele, pasta e biscotti.

Per una forte Alleanza

Cibo buono e sano, per far bene sia a chi lo produce sia a chi lo consuma: nella preparazione dei pacchi alimentari, ad esempio, si è cercato di seguire anche i consigli di Paola Cavagnoli, dietista e membro della Condotta della Bassa Bresciana, affinché i pasti offerti fossero equilibrati e compatibili con le varie culture alimentari. Gli aiuti sono stati molti, e il rischio di dimenticare di citare qualcuno dei protagonisti è alto: Claudio Zani, membro dell’Alleanza Slow Food dei cuochi, insieme ad altri quattro cuochi in pieno lockdown ha riacceso i forni del proprio locale per cuocere 250 pizze da consegnare alle famiglie e ai senzatetto aiutati da Cibo per tutti; il panificio di Armando Guerini – già vincitore della Spiga d’Oro come miglior pane d’Italia a Expo 2015 – ha invece contribuito donando all’associazione parte dei ricavi derivanti dalla vendita del pane.

Un senso di comunità

Quella che arriva da Brescia, insomma, non è soltanto una storia di solidarietà: è il significato concreto di un concetto – il senso di comunità – che a Slow Food coltiviamo ogni giorno. Una comunità attiva, che si impegna  a costruire qualcosa. Persino nei momenti più difficili di lockdown, quello della scorsa primavera, tutto questo non si è perso.

«Fin da subito abbiamo cercato di coinvolgere il più possibile le stesse persone che ricevevano il pacco a prepararlo – ricorda Vitale. – Volevamo che non interpretassero quegli aiuti come una semplice elemosina, ma come qualcosa di più grande, un progetto a cui hanno contribuito loro stessi facendo la propria parte». Importante, da questo punto di vista, il ruolo delle maestre della scuola Calini, che hanno coinvolto i bambini nella preparazione dei sacchi di legumi e cereali: «Un lavoro condiviso, svolto sempre nel rispetto delle norme anti Covid-19, che per i più piccoli ha rappresentato l’occasione per svagarsi e sorridere in un momento difficile».

Cibo per tutti continua

Cibo per tutti continua ancora oggi, ospitato in una ex palestra in via delle Grazie: il numero di famiglie che si rivolgono alle associazioni bresciane che lo coordinano è diminuito, attestandosi intorno a circa 150 ogni settimana, a cui si aggiungono alcune persone senza fissa dimora. Ma le idee non sono finite: la scuola primaria Calini fa parte della rete Orto in Condotta Slow Food, e da questa esperienza è nata la volontà di recuperare un parco nel quartiere del Carmine, metterlo a disposizione della cittadinanza e attivarvi una produzione agricola.

L’area è quella del Parco Piero Morari, che confina con la scuola e che già oggi viene utilizzata per svolgere didattica all’aperto: su spinta dell’associazione Parco di Piero, che unisce diverse realtà di quartiere, l’intenzione è quella di allestire un orto accessibile anche alle persone disabili. L’ennesimo messaggio di inclusione in un quartiere che fa della diversità il proprio punto di forza.

di Marco Gritti, m.gritti@slowfood.it

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