Brasile, pesticidi killer fanno strage di api: mezzo miliardi in soli tre mesi

Ancora una brutta notizia e ancora il Brasile è protagonista. Anzi il suo Governo che finora ha dimostrato non solo di non avere interesse alcuno verso la protezione e la difesa dell’ambiente, ma di perseguire un programma di mero sfruttamento per trarne il massimo profitto economico.

Il presidente Bolsonaro infatti, durante il suo mandato ha incoraggiato nelle parole e con i fatti l’eliminazione della foresta Amazonica a scopi produttivi (avevamo riportato la denuncia dell’Istituto nazionale di ricerca spaziale che a giugno ci informava dell’aumento del 60% della deforestazione in più rispetto al 2018), tolto fondi al monitoraggio e alla protezione (-20% secondo il New York Times) e allentato i controlli sulle illegalità (modifiche al decreto 6514).

A questo pauroso quadro, dobbiamo aggiungere un altro elemento: nei primi mesi del 2019 sono morte 400 milioni di api solo nello stato del Rio Grande do Sul, 7 milioni a San Paolo, 50 milioni a Santa Catarina e 45 milioni nel Mato Grosso do Sul per un totale di oltre 500 milioni di insetti.

Non sarà difficile indovinare le cause di questa strage. Il mare di pesticidi necessarie alle monocolture intensive che stanno soffocando il Brasile. La maggior parte delle api morte ha infatti  mostrato tracce di di Fipronil, un insetticida proibito nell’Unione Europea e classificato come possibile cancerogeno per l’uomo dalla U.S. Environmental Protection Agency.

Da quando Jair Bolsonaro ha conquistato il comando, il Brasile ha permesso la vendita di 290 pesticidi, con un aumento del 27% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e un disegno di legge al Congresso allenterebbe gli standard. Tra i produttori delle sostanze di nuova ammissione,  ci sono aziende brasiliane come Cropchem e Ouro Fino, nonché operatori globali come Arysta Lifescience Ltd., Nufarm Ltd. e Adama Agricultural Solutions Ltd. Naturalmente non potevano mancare giganti come Syngenta, Bayer/Monsanto, Basf e Sumitomo che hanno usufruito delle nuove registrazioni. Per molte aziende straniere il Brasile è una manna, come per le tedesche Helm e BASF e la cinese Adama che qui possono registrare prodotti che contengono sostanze chimiche che non sarebbero state approvate nei loro paesi d’origine.

Dal 1990 al 2016 l’uso di pesticidi in Brasile è aumentato del 770% (dati Fao) ma il suo Ministero dell’Agricoltura dichiara che il Brasile si colloca al 44° posto nel mondo nell’uso di pesticidi per ettaro e che, in quanto paese tropicale, è «scorretto» confrontare le sue pratiche con quelle delle regioni temperate. A questo si aggiunga che nell’ultimo rapporto stilato da Anvisa (ente che monitora la salute) si legge che sono stati trovati residui di pesticidi sopra i limiti consentiti o di pesticidi non autorizzati nel 20% dei campioni di cibo analizzati. Tra l’altro, queste analisi non ricercano il glyphosate, il diserbante più usato nel Paese. E buon appetito.

Bolsonaro è stato eletto con il forte sostegno dell’agroalimentare: «Questo è il vostro governo», ha infatti promesso agli operatori del settore agricolo, e la sua amministrazione finora ha concesso  all’industria un ampio margine di utilizzo dei prodotti chimici. E purtroppo non solo, come abbiamo ci raccontano le terribili immagini di queste ultime settimane.

Circa il 40% dei pesticidi del Brasile sono «altamente o estremamente tossici», secondo Greenpeace, e il 32% non è consentito nell’Unione Europea. Nel frattempo, le approvazioni vengono accelerate senza che il governo assuma abbastanza persone per valutarli.

Il ministero della salute brasiliano ha segnalato 15.018 casi di avvelenamento da pesticidi in agricoltura nel 2018, ma ha riconosciuto che si tratta probabilmente di una sottovalutazione.

Tutto questo fa del Brasile il Paese che acquista più pesticidi al mondo. Secondo Unearthed, progetto giornalistico di Green Peace, sono più di 1.200, di cui 193 contenenti sostanze chimiche vietate nell’Ue, i pesticidi e diserbanti registrati in Brasile in soli tre anni. Anche Unearthed conferma il picco significativo nelle approvazioni di nuove sostanze dannose per l’ambiente sotto i governi di Michel Temer e dell’attuale presidente Jair Bolsonaro. Entrambi i leader, come si accennava sopra, sono vicini alla potente lobby dell’agroalimentare brasiliana.

A cura di Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

www.independent.co.uk 

www.bbc.com  

unearthed.greenpeace.org

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